Fuga senza fine

Fuga senza fine

Mister no

La parabola editoriale di Mister No inizia nel giugno 1975 e si conclude nel dicembre 2006. Quando Jerry Drake sale sul suo Piper, si solleva in volo, guarda dall'alto una città diventata ormai irriconoscibile e punta verso nuovi orizzonti, nuovi incontri...e una nuova vita!

A cura di Michele Masiero

ERA IL 2003 QUANDO SI È DECISO CHE LA STORIA EDITORIALE DI MISTER NO SI SAREBBE CONCLUSA. Dopo quasi trent'anni di presenza ininterrotta nelle edicole (il primo numero porta la data di giugno 1975), era arrivato il momento di pensare a quando, sull'ultima pagina dell'albo, non sarebbe stata presente la classica dicitura "Fine dell'episodio", ma semplicemente "Fine". Triste ma inevitabile, nella vita, dover dire addio a un personaggio di fantasia che ci ha accompagnato fin da ragazzi. Nel caso di Mister No, poi, si trattava di un colpo particolarmente duro, almeno per me, che da lettore avevo avuto la fortuna di diventarne, negli ultimi dieci anni, il curatore e uno degli sceneggiatori.


Vignetta da Mister No N°1, disegno di Gallieno Ferri.

Mister No era l'anti-eroe che mi aveva insegnato a guardare e a leggere in modo diverso, perché faceva, sì, tutto quello a cui gli altri eroi ci avevano abituato (viveva avventure "impossibili", non lesinava di fare a pugni o partecipare a una rissa, sparava, etc ... ), ma in più era simpatico e scanzonato, perdeva e si ubriacava, l'elemento femminile nelle sue storie era importante (e quindi per lui esisteva l'amore e pure il sesso ... ). E poi, Jerry Drake, non aveva sempre le certezze in tasca, anzi, la sua cifra vera era il dubbio: uno di noi, insomma, inutile negarlo, o almeno uno insieme al quale ci sarebbe piaciuto vivere qualche avventura o magari soltanto farcene raccontare qualcuna, durante una serata in cui il sole basso all'orizzonte avrebbe infuocato le acque del Rio Negro, là nella sua Manaus.

ORA VORRETE SENTIRVI DIRE CHE MISTER NO ERA SERGIO BONELLI, IL SUO AUTORE. BEH, NON È PROPRIO così, e posso dirvelo per averli conosciuti e frequentati entrambi. Però è vero che Mister No è uno di quei personaggi che vanno poco lontano senza il loro creatore. Perché Sergio Bonelli – ma dovrei dire Guido Nolitta – con questo character aveva spinto ancora più in là l'operazione iniziata diverso tempo addietro con la sua prima invenzione "di successo", Zagor: in questa sua nuova creatura, infatti, non c'erano soltanto le letture, i film, i fumetti visti e letti fin da quando era ragazzino e che l'avevano affascinato/impaurito/meravigliato.


Gli Yanoama a caccia di caimani sotto gli occhi di Sergio Bonelli
(dis. di Claudio Villa).

In Mister No c'è anche quello, certo, ma ci sono soprattutto i viaggi: c'è il Sud America e c'è l'Africa, ci sono gli occhi di un uomo curioso che osservano tutto e appuntano tutto, e poi, una volta rimesso piede nel suo ufficio di Milano, inventano storie di fantasia basate su quegli input e coadiuvate da una rigorosa documentazione, che nasceva dall'osservazione diretta e da una biblioteca che sarebbe andata via via arricchendosi fra le mura della redazione fino a diventare quasi incontenibile.

Mister No era così "vicino a noi" perché dentro le sue pagine, nelle sue situazioni immaginarie, trovavano posto la vera tribù nascosta nel cuore della foresta pluviale, l'emozionante incontro con il Tuareg tra le sabbie del Sahara, lo spericolato pilota che riesce ad atterrare in ogni fazzoletto di terra con il suo scalcinato aeroplano, il poliziotto di una dogana persa nel nulla annoiato e corrotto, i turisti per caso che cercano il brivido e finiscono per mettersi nei guai... e potremmo continuare questa lista per diverse pagine. Decidendo di ambientarne le vicende negli anni Cinquanta del secolo scorso, si poteva raccontare di un mondo ancora selvaggio e in contaminato, nonché lontano dalle rotte dei moderni tour-operator, ma non c'è dubbio che Jerry Drake sia un uomo del presente, uno che, per trovare se stesso, ha costantemente bisogno di mettersi in gioco. All'apparenza, vuole una vita tranquilla e senza guai, ma, in verità, la sua intera esistenza è l'ininterrotta ricerca di una nuova frontiera. Il suo destino, quindi, sarà quello di un uomo perennemente insoddisfatto, perché la cosiddetta "civiltà" da cui vuole scappare lo raggiungerà sempre: fino a quando, infatti, riuscirà a trovare nuovi "mondi fuori dal mondo” nei quali rifugiarsi?

È UNA DOMANDA CHE MI SONO POSTO QUANDO HO PRESO IN MANO IL PERSONAGGIO. COME DICEVO, ERA IMPOSSIBILE, O PERLOMENO MOLTO DIFFICILE, scrivere Mister No non essendo il suo creatore, perché nessuno di noi "nuovi sceneggiatori" poteva avere il bagaglio di esperienze dirette e la sensibilità di Sergio Bonelli su certe tematiche, potremmo dire, antropologiche ed ecologiste. E così con il nostro gruppetto – il già veterano Luigi Mignacco e poi Maurizio Colombo, Marco Del Freo, Stefano Marzorati e il sottoscritto – ho deciso che avremmo raccontato il “nostro” Mister No, facendolo tornare indietro a fare i conti con quello che aveva lasciato in sospeso a New York (dove, nel frattempo, esplodeva la Beat Generation), con un padre assente e rimosso, narrandone l'infanzia e l'adolescenza in modo da riempire i “buchi” della biografia, fornendogli un nemico vero (il giapponese Ishikawa, che ne era un po' la nemesi) inserendolo in intrighi di spie e potenti di turno dai quali se ne sarebbe andato disgustato, per fuggire poi, ancora una volta, verso la sua sonnolenta (ma mai abbastanza) Manaus.


Mister No saluta i suoi lettori (disegno di Roberto Diso).

Ma torniamo a quel 2003, a quella mattina in cui Sergio Bonelli si è seduto di fronte a me in redazione per comunicarmi che si sarebbe occupato lui (o, meglio, Guido Nolitta) della storia finale.

La mia è stata una doppia felicità. Prima di tutto, come lettore, avrei avuto la possibilità di leggermi nuovamente le storie dello sceneggiatore che mi aveva svezzato ai fumetti (non dico che ho imparato a leggere sulle pagine di Zagor, ma siamo lì... ) e che sembrava ormai aver appeso la penna al chiodo. E poi, ero felice per la sua successiva affermazione: "Beh, di certo non posso farlo morire, visto che lo avete mostrato da vecchio in un paio di episodi. E se volessi una morte epica, non scriverei di un ottantenne pieno di acciacchi...". Ha detto così (parola più parola meno, lasciatemi un po' romanzare), e io ho tirato un sospiro di sollievo.

AVEVO FATTO PERSONALMENTE FESTEGGIARE A MISTER NO IL CAPODANNO DEL 2000 (SUCCEDE NELLA STORIA "L'ULTIMA FRONTIERA", PUBBLICATA PROPRIO ALLA FINE DEL 1999), quindi il nostro non sarebbe morto negli anni settanta in cui Bonelli avrebbe ambientato la sua ultima vicenda. Spostando una ventina di anni avanti gli episodi rispetto alla classica ambientazione, c'era la possibilità di raccontare altre storie, magari più malinconiche, perché si trattava della fine di un mondo come lo avevamo fino a lì conosciuto. Era, fra l'altro, lo stesso periodo dei primi viaggi di Sergio Bonelli in Sud America, gli anni nei quali si era letteralmente innamorato di quella terra lontana, e possiamo quindi immaginare il carico di ricordi e di nostalgia.

Inizialmente prevista in tre-cinque albi, l'ultima storia è finita per durarne sedici, quasi il suo autore non volesse terminarla mai e trovasse sempre nuovi spunti e nuove vicende che "andavano" raccontate. Come si è conclusa lo sappiamo: Mister No si è trasferito in Rurrenabaque, in Bolivia, spostando l'ultima frontiera ancora un po' più in là. Immaginiamo che abbia continuato a farlo Jerry Drake, e che, chissà, lo stia ancora facendo, per trovarsi un angolo di Terra dove sentirsi libero, dove sentirsi vivo. Dove poter ascoltare il pigro sciabordio di un fiume o il rumore del vento tra le fronde di una foresta. Oppure la voce di Billie Holiday che gli canta Body and Soul, ovviamente dai solchi di un rovinato vinile suonato da un vecchio giradischi.