I suoi film

I suoi film

Sergio Bonelli "divorava" film da sempre, dei generi più diversi. I suoi preferiti? "Suspense", "Nessuna pietà per Ulzana", "I forzati della gloria", ma anche "Salvate la tigre" e tutte le storie basate su personaggi pieni di dubbi, costretti - come il suo Mister No - a vestire i panni dell'eroe controvoglia...

A cura di Maurizio Colombo

SERGIO BONELLI E IO CI SIAMO CONOSCIUTI IN UNA SALA CINEMATOGRAFICA, GRAZIE A UN AMICO COMUNE, STEFANO MARZORATI. Il film proiettato era Il serpente e l'arcobaleno (1988) di Wes Craven, tratto dal libro dell'antropologo Wade Davis che dava risposte scientifiche ad alcuni prodigi voodoo, in particolar modo la zombificazione di esseri umani. Ci piacque molto, soprattutto per alcune scene quasi semi-documentaristiche che ritraevano varie cerimonie "magiche" che Bonelli, da vero esperto in materia, aveva molto gradito per la loro verosimiglianza.


Locandina di "Il serpente e l'arcobaleno".

Da allora in poi, tra me e Sergio nacque un rapporto amichevole e professionale che mi portò a scrivere recensioni e monografie per la Collana Almanacchi, oltre a soggetti e sceneggiature per varie serie a fumetti (compresi i suoi Mister No e Zagor). Ogni volta che ci si incontrava nei corridoi della redazione, l'argomento di conversazione tra noi due era sempre lo stesso: il cinema e i suoi generi. Soprattutto quando tornava da uno dei suoi viaggi in Inghilterra o in Francia, Sergio si divertiva perfidamente a parlarmi di titoli che, nel nostro Paese, non erano ancora usciti, suscitando la mia invidia e anche il mio imbarazzo per non poter essere in grado di sostenere la conversazione.

MA CHE TIPO DI SPETTATORE ERA, BONELLI? UN CINEFILO ONNIVORO, LA SPECIE PEGGIORE (O MIGLIORE) DEI DIVORATORI DI CELLULOIDE, DOTATO DI UNA MEMORIA VISIVA PRODIGIOSA. I suoi gusti spaziavano attraverso tutti i generi, con una predilezione speciale per il western e per il bellico avventuroso. Adorava i registi hollywoodiani considerati di serie B, ancora prima che venissero rivalutati come ''Autori" dalla critica francese.


Locandina di "La maschera di fango".

Qualche nome? Beh, parlo di geni incompresi quali Samuel Fuller (cui si devono il western pacifista La tortura della freccia, il bellico senza eroismi Corea in fiamme, il noir spionistico Mano pericolosa), André De Toth (La maschera di fango e Il cacciatore di indiani, due ottimi western interpretati rispettivamente da due dei suoi miti, Gary Cooper e Kirk Douglas), Budd Boetticher (indimenticabili i suoi film sulla vendetta interpretati da Randolph Scott).

La giovinezza di Bonelli, oltre al profondo e insostituibile amore per i fumetti (da lui definiti "il cinema dei poveri"), è stata letteralmente nutrita da una pressoché ininterrotta frequentazione delle platee buie, nelle sale di prima, di seconda o addirittura di terza visione, i cosiddetti "pidocchietti". Per buona parte degli anni Quaranta e per tutti i Cinquanta, in una grande città come Milano si trovava un cinema a ogni angolo. E ogni settimana usciva almeno mezza dozzina di pellicole nuove di ogni genere, che rappresentavano il meglio della vasta produzione hollywoodiana, veri e propri sogni a occhi aperti che alimentavano l'immaginazione del futuro fumettaro. Negli articoli che compongono questa sezione, cercheremo di fornire una piccola guida al cinema bonelliano, ma sicuramente ci sfuggirà qualche titolo.

"QUALI SONO I TUOI FILM DEL CUORE?": ECCO LA DOMANDA CHE È MEGLIO NON PORRE A UN CINEFILO DI PROVATA FEDE. Il rischio che corre il cinefilo in questione è, infatti, quello di fornire una lista di titoli che, al momento, sembrano rispondere a meraviglia alla domanda; poi nel giro di qualche attimo, l'intervistato immancabilmente si pentirà di aver lasciato fuori dall'elenco questo o quel titolo, maledicendosi per non averci pensato prima.


Locandina di "Nessuna pietà per Ulzana".

In una delle sue rubriche, sollecitato da un lettore che gli chiedeva di nominare i suoi cinque film e i suoi cinque libri preferiti di argomento western, Sergio Bonelli emise il seguente verdetto: Quel treno per Yuma (1957, Delmer Daves), Il fiume rosso (1948, Howard Hawks), Pat Garrett & Billy the Kid (1973, Sam Peckinpah), Nessuna pietà per Ulzana (1972, Robert Aldrich), Sentieri selvaggi (1956, John Ford). Citiamo anche alcuni dei libri segnalati, visto che la maggior parte di essi ha avuto una riduzione cinematografica di ottimo livello: Shane di Jack Schaefer (portato sugli schermi da George Stevens nel 1953 con il titolo Il cavaliere della valle solitaria), Hondo di Louis L'Amour (una delle migliori interpretazioni di John Wayne, diretto nel 1953 da John Farrow e da un non accreditato John Ford), Passaggio a Nord Ovest di Kenneth Roberts (da cui King Vidor, nel 1940, ha tratto l'omonimo lungometraggio).

Ciò che colpisce nella scelta è la mancanza di pellicole basate su un "duro" tutto d'un pezzo, privilegiando personaggi pieni di dubbi e di contraddizioni, costretti dagli eventi a vestire i panni dell'eroe per forza. In Quel treno per Yuma, Glenn Ford è un povero allevatore che, dovendo sfamare la famiglia, accetta di scortare un pericoloso fuorilegge al carcere di Yuma; Il fiume rosso e Sentieri selvaggi hanno al centro un John Wayne impegnato in ruoli negativi (nel primo è un capo-mandria disposto a calpestare chiunque pur di portare i suoi buoi a destinazione, nel secondo è un irriducibile razzista ammazzaindiani).

LA RASSEGNA DEGLI ANTI-EROI BONELLIANI PROSEGUE CON NESSUNA PIETÀ PER ULZANA, DOVE BURT LANCASTER È UN VECCHIO SCOUT che si unisce, controvoglia, alla spedizione militare in missione per catturare un irriducibile capo apache ribelle, mentre in Pat Garrett & Billy the Kid, le due leggende sono spinte a scontrarsi in nome del progresso che avanza, anche se vorrebbero rimanere amici per sempre. Shane e Hondo, impersonati rispettivamente da Alan Ladd e da John Wayne, sono cavalieri solitari senza passato né radici, portati dagli eventi a impugnare la pistola allo scopo di proteggere dei coloni indifesi (una famiglia per il primo, una vedova con figlio per il secondo); così facendo, perdono, però, ogni diritto ad avere una loro personale vita familiare e, nel finale, sono costretti ad andarsene senza voltarsi indietro.

Non c'è da meravigliarsi, visti gli esempi di eroi problematici finora proposti, se Sergio Bonelli ha poi creato un vero e proprio anti-eroe da manuale, Mister No, un simpatico cialtrone dall'ozio e bottiglia facili, trascinato, suo malgrado, in incredibili avventure.


Locandina di "L'uomo di paglia".

Ma quello che mi stupiva di Sergio, al di là dell'amato West, era il suo amore incondizionato per tre film fuori dagli schemi: Un uomo a nudo (1968) di Frank Perry, di cui parla Graziano Frediani nelle pagine dedicate ai libri; L'uomo di paglia, cronaca ruvida e impietosa - diretta nel1958 da Pietro Germi, un grande regista oggi dimenticato - di un adulterio destinato a finire tragicamente e che vede coinvolti un integerrimo padre di famiglia, interpretato dallo stesso Germi, e una ragazza molto più giovane; Salvate la tigre (1973) di John G. Avildsen, dove assistiamo alla rovina di Harry Stoner (Jack Lemmon), proprietario di un'azienda che vede lentamente morire, fagocitata da numerosi creditori. In queste tre pellicole, il protagonista è un uomo di mezza età costretto a fare i conti con la propria vita, ricavando, come risultato, il completo fallimento. Un ulteriore atto d'amore per i perdenti, i losers, gli sconfitti.

MA PERMETTETEMI, PRIMA DI LASCIARCI, UN ALTRO RICORDO DEL NOSTRO RAPPORTO D'AMICIZIA. Con il passar del tempo, ero anche diventato il suo "spacciatore" di fiducia, specializzato nel recuperare dvd introvabili. L'ultimo che gli ho procurato è Un angelo per Satana, un horror gotico diretto nel 1966 da Camillo Mastrocinque, con la nostra amatissima Barbara Steele. Gli era piaciuto molto. Avevo trovato anche tre rari titoli, riuscite trasposizioni dei racconti di Howard Phillips Lovecraft (La porta sbarrata di David Greene, La morte dall'occhio di cristallo, con il grande Boris Karloff, e La vergine di Dunwich, entrambi diretti da Daniel Haller). Purtroppo, non sono riuscito a darglieli in tempo. Ora questi film li ho ancora a casa, intonsi, avvolti nella loro plastica. Non penso che li scarterò mai.