La sua musica

La sua musica

Fra le tante canzoni care a Mister No (e soprattutto al suo creatore, Sergio Bonelli) c'è I Only Have Eyes for You. Un classico del blues, reso leggendario da Billie Holiday, nelle cui note si rispecchia chi è incline alla nostalgia, ai sogni malinconici, ai sentimenti che toccano il "corpo e l'anima"...

A cura di Stefano Marzorati

INTERROGATO SULLA FILOSOFIA DELLA MUSICA, DUKE ELLINGTON SOLEVA RISPONDERE: "MI PIACCIONO I BEI LACRIMONI DI UNA VOLTA", e anche Sergio Bonelli era fatto così. Amava le ballads, i motivi sentimentali. Qualcuno ha definito il sentimento un'emozione a buon mercato, ma questo non vale per il jazz.


Il sassofonista Ben Webster sulla copertina dell'album
"The Warm Moods".

Nel jazz le emozioni bisogna guadagnarsele perché è difficile suonare il sassofono con tenerezza, continuare a tenere il ritmo e insieme strappare lacrime dal cuore. Sono emozioni che si pagano di persona: chi conosce la storia della musica sa cosa vuol dire.

Se ascoltiamo Ben Webster suonare un blues o In a Sentimental Mood, capiamo come la nozione di sentimento non c'entri nulla. Lui non era mai stucchevole perché, per quanto suonasse dolcemente, il ruggito era sempre in agguato. Ecco, quando Sergio Bonelli/Guido Nolitta scriveva le storie di Mister No, spesso riusciva a essere "sentimentale", a trasmettere quello stesso tipo di sensazioni che si provano ascoltando uno dei vecchi, immortali standard di jazz come Body and Soul.

IL JAZZ È SEMPRE STATO UNA SUA VECCHIA PASSIONE, COME RACCONTA IN UN'INTERVISTA RILASCIATA A GIANNI CAMERONI: "Quando avevo circa vent'anni, ero già appassionatissimo di jazz, e spesso mi infilavo in uno dei locali milanesi quali l'Arethusa, lo Shanghai, l'Arenella, la Cà Bianca, il Santa Tecla o la mitica Taverna Messicana, dove si esibivano straordinari jazzisti italiani. In quegli anni, c'erano due tipi di pubblico. Dalle nove all'una, la gente normale, coppiette, appassionati di musica, professionisti e curiosi".


Billie Holiday.

"Dopo le due di notte, invece, c'era la cosiddetta calata dei balordi: ladruncoli, sbandati, nottambuli un po' equivoci. Gli unici che non potevano entrare (la mala stessa non lo permetteva) erano i protettori e gli spacciatori, secondo il codice morale della malavita di allora. lo, naturalmente, ero presente a tutte le ore perché mi incuriosiva quel mondo sbandato, che ho riversato anche nelle trame di alcuni fumetti che ho firmato come autore con lo pseudonimo di Guido Nolitta”.

Di questo suo passato "jazzofilo'' Sergio amava parlare volentieri. Ricordo certe serate con lui al Blue Note di Milano, quando, davanti a un drink, in attesa che il concerto iniziasse, si chiacchierava amabilmente di dischi e di musicisti. Amava soprattutto citare l'episodio del suo incontro con la mitica cantante Billie Holiday, avvenuto casualmente una sera, dopo un suo concerto milanese al Teatro Lirico, proprio nella Taverna Messicana citata.

BONELLI/NOLITTA HA SAPUTO RIVERSARE ABILMENTE QUESTA SUA PASSIONE NELLE STORIE DEL SUO PERSONAGGIO PREFERITO, MISTER NO. In una delle sue rubriche scriveva: "Il motivo per cui scelsi queste canzoni come colonna sonora di Mister No è semplice. Anche un personaggio di carta ha bisogno di spessore, di umanità, perché sembri una persona vera e non un fantoccio. E le persone vere hanno dei gusti individuali. Siccome Elvis e il rock nei primi anni Cinquanta erano ancora il futuro, quale musica avrebbe potuto apprezzare lo scatenato Jerry Drake? Il jazz, naturalmente".


Jerry Drake gorgheggia la sua "sigla" ideale, in una
vignetta di Roberto Diso.

"Così facendo, misi in Mister No un'altra parte di me, poiché io stesso sono un appassionato di Billie Holiday e del jazz classico. Come 'sigla' di Mister No, la canzone che canticchia spesso alla fine di un'avventura, scelsi l'allegro spiritual “When the Saints Go Marchin'in”, con cui Louis Armstrong chiudeva tutti i suoi concerti”.

Il celebre brano di Armstrong è solo il primo di una lunga serie di citazioni musicali. Un'altra canzone che provoca in Mister no un attacco di nostalgia quando la sente cantare sul Rio Negro (nel numero 14 della serie, Ombre nella notte) è Basin Street Blues. Questo inno a New Orleans (The Land of Dreams, la Terra dei Sogni) era il cavallo di battaglia del favoloso trombonista e cantante Jack Teagarden, detto "Big T". Tra le altre musiche che Sergio considerava l'ideale colonna sonora di Mister No c'erano da sempre il romantico blues di Ella Fitzgerald, il jazz "caldo" di Duke Eillington e Louis Armstrong, il pianoforte di Art Tatum e il sax di Lester Young.

SERGIO AMAVA GLI STANDARD JAZZ, PERCHÉ SAPEVA APPREZZARE NON SOLTANTO LA LORO BELLEZZA, MA ANCHE LA SAGGEZZA RACCHIUSA IN QUELLE CANZONI. Messe tutte insieme, per lui e per il suo alter-ego letterario, erano come un libro, una guida onirica del cuore: Every Time We Say Goodbye, The Way You Look Tonight, You Go to My Head, There Will Never Be Another You. Era tutto lì, e tutti i romanzi del mondo non avrebbero potuto dire di più sugli uomini e le donne, e sugli istanti che si accendono fra loro come stelle.

Fu il suo amore per il jazz a spingerlo a creare il personaggio di Dana Winter, pianista nero che appare per la prima volta nella storia di Mister No, Rio Negro.


Jerry Drake scopre le doti canore di Dana Winter (dis. R. Diso da Mister No N.13).

Il primo incontro tra lui e Jerry Drake avviene in un night club di Manaus, l'“Alvorada”, sulle note di My Funny Valentine. Ma, in seguito, il simpatico pianista avrà modo di riapparire in altre storie della saga, tra tutte Belve umane, dove diventa coprotagonista di una drammatica avventura. È a lui che Mister No chiede sempre di suonare l'evergreen I Only Have Eyes for You (uno dei pezzi preferiti di Sergio) ed è lui che ne incarna l'anima blues incline alla dolcezza, alla nostalgia.

LA MUSICA PER SERGIO ERA, COME LUI STESSO LA DEFINIVA, UNO DEL SUOI "PUNTI DI RIFERIMENTO EMOZIONALI". Di questa musica Sergio, oltre che il jazz, amava altre espressioni. Una passione in particolare derivava dal suo grande amore per il Brasile e la sua cultura. Samba e bossa nova e, in generale, tutta la canzone d'autore “carioca” erano tra i suoi ascolti prediletti. Spesso nel suo studio, in redazione, risuonavano le note malinconiche di Chega de Saudade di João Gilberto. Ma, accanto a questa, altri classici come Garota de Ipanema, Sem Você, Insensatez, A felicidade, Só em teus braços, O que tinha de ser e Desafinado occupavano il suo cuore di ascoltatore. Antonio Carlos Jobim e "il poeta” Vinicius De Moraes erano tra i suoi autori preferiti.

Come scrisse una volta: "Non ho mai smesso di attribuire una colonna sonora che potevo udire solo io alle mie storie misternoiane, sia nelle sequenze in cui il romantico Jerry esplicitamente ballava, cantava o entrava in un locale dove qualcuno suonava una chitarra, sia nelle spettacolari, emozionanti immagini in cui la penna dei nostri disegnatori illustrava la panoramica del grande fiume che sembra scorrere verso l'infinito, le spiagge dorate lambite dall'oceano, la babelica animazione di un mercato... E proprio per creare un'atmosfera in grado di descrivere al meglio il 'mio' Brasile avevo preso l'abitudine di ascoltare tanta musica, attingendo a una montagna di vinili, cassette e cd, fra i quali non mancava nessuno degli artisti a me cari".


Un album in cui João Gilberto rivisita i capolavori di Tom Jobim.

CREDO CHE SERGIO CONOSCESSE BENE QUELLA CHE I BRASILIANI CHIAMANO SAUDADE, UN TERMINE CHE INDICA una forma di malinconia, un sentimento affine alla nostalgia. Un anelito inesplicabile, un desiderio enigmatico e senza nome dell'anima. La saudade vive nei regni dell'immaginazione e dell'ispirazione, è il desiderio di essere trasportati dall'oscurità alla luce, di essere toccati dalla mano di qualcosa che non è di questo mondo.

Tutta la storia di Mister No, il gringo che abbandona il mondo civilizzato per rifugiarsi nella foresta amazzonica e rifarsi un'esistenza, è impregnata di momenti di "saudade", dall'inizio alla sua conclusione, quando, finalmente, il nostro anti-eroe sembra ritrovare un'altra occasione in un angolo sperduto della Bolivia. E tutta la saga di Mister No è come un lunghissimo standard, una partitura dell'anima ben orchestrata, una love-song, una canzone d'amore che non può essere semplicemente felice, ma deve anche risuonare con i sussurri e i bisbigli della pena e gli echi del dolore.

IL JAZZ, LA MUSICA BRASILIANA, MA ANCHE LA CANZONE D'AUTORE FRANCESE, il country di Johnny Cash, le colonne sonore western, il rock'n'roll anni Cinquanta, il beat italiano erano i territori di ascolto più amati dal nostro editore. Sergio era un ascoltatore pieno di curiosità, sempre pronto a spiazzarti con citazioni di questa o di quella canzone, e con richieste di nuovi ascolti perché, magari, aveva appena letto una recensione particolarmente interessante. Ogni tanto, quando era particolarmente di buon umore, si divertiva a canticchiare qualcuna delle sue canzoni preferite.


La copertina del 45 giri  "Orange Blossom Special" del "re" del
country americano Johnny Cash.

Era intonato e a volte credo che, in una delle sue esistenze possibili, avrebbe potuto benissimo fare il musicista, magari un crooner o un suonatore di sax alla Art Pepper. La musica scandiva sempre il ritmo di una sua giornata trascorsa in redazione: a tarda mattinata, il piccolo impianto hi-fi del suo studio riproduceva i suoni caldi di un sax o il "cantar baixinho" di Jobim.

VERSO SERA, SERGIO BONELLI ACCENDEVA UNO DEL DUE MAGNIFICI E IMPONENTI JUKE-BOX WURLITZER CHE FACEVANO BELLA MOSTRA DI SÉ NEL CORRIDOI DELLA REDAZIONE. Era un rito del tutto speciale guardare il braccio del giradischi scendere tra i solchi del vinile, le decorazioni e i fregi sul fronte e sui lati illuminarsi e cambiare colore. Gli occhi di Sergio erano colmi di felicità, come quelli di un bambino alle prese con uno dei suoi giocattoli preferiti. Io me ne stavo li a osservarlo, divertito. Poi... poi anch'io mi facevo avvolgere da quella magia, lasciando che la musica mi scivolasse dentro, felice di quella complicità che scaturiva da una stessa, identica passione.