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L'origine di Bedlam!

Dal 7 maggio trovate in edicola "I misteri di San Francisco", il numero 739 di Tex. All'interno è riprodotta la copertina del numero successivo, "Bedlam!", la cui origine iconografica risale addirittura agli anni 30. Ce la racconta Mauro Boselli.

06/05/2022

Un tetro corridoio, in cui Boris Karloff avanza verso lo spettatore, il volto in ombra, mentre ai lati, dalle celle buie dei pazzi, mani adunche si protendono dalle sbarre...

Il termine Bedlam è la storpiatura, nella pronuncia popolare cockney, del nome del primo manicomio della Storia, il "Bethlem Royal Hospital" di Londra, ed è entrato nel linguaggio comune, in particolare quello inglese, per definire la casa dei pazzi per eccellenza, piena di urla, caos, follia, tenebre e terrore. Per questo Mefisto (per il tramite dei narratori delle sue gesta, ossia io e i fratelli Cestaro) ha chiamato così la sezione più oscura e remota del manicomio "Black Mountain", come già avete avuto modo di leggere nell'albo "Il manicomio del dottor Weyland", nelle parole della perfida infermiera Ruth.

Nel 1946, il regista Mark Robson firmò un film intitolato proprio "Bedlam", ambientato nel celebre manicomio verso la metà del Settecento. Lo diresse sotto l'egida di colui che in realtà potrebbe esserne considerato il vero autore (non sempre i principali autori dei film sono i registi, a volte lo sono sceneggiatori e produttori), ossia il carismatico Val Lewton, che aveva già prodotto, per il reparto serie B della RKO, memorabili film horror a basso budget entrati nella storia del cinema, come "Il bacio della pantera", "Ho camminato con uno zombi", "L'uomo leopardo", "Il vampiro dell'isola", "Il giardino delle streghe".

Bedlam è la storpiatura del nome del primo manicomio della Storia, il "Bethlem Royal Hospital" di Londra, ed è entrato nel linguaggio comune per definire la casa dei pazzi per eccellenza.

Del film "Bedlam" ("Manicomio", nella versione italiana), con Boris Karloff, esiste un'immagine iconica, che compare anche sulla copertina del libro più importante dedicato a Lewton, "The Reality of Terror", di Joel E. Siegel, pubblicato nel 1972 dal British Film Institute nella prestigiosa collana "Cinema One". La foto riproduce un tetro corridoio, in cui l'attore Richard Fraser avanza verso lo spettatore, il volto in ombra, mentre ai lati, dalle celle buie dei pazzi, mani adunche si protendono dalle sbarre. Inquadratura perfetta, ma del tutto non farina del sacco di Lewton o del suo regista. Lewton, infatti, era un grande appassionato di arte grafica e ricreava volentieri atmosfere e contenuti di illustratori famosi.

Molte scene di "Bedlam" sono ispirate ai quadri di William Hogarth (lo fece anche Stanley Kubrick per il suo "Barry Lyndon"), l'isola del "Vampiro dell'isola" è identica alla lugubre "Isola dei Morti" di Arnold Böcklin, altra immagine leggendaria e saccheggiata (anche da alcune nostre copertine). Ma per quella inquadratura di "Bedlam", Lewton si ispirò a un fumetto, a una vignetta di Hal Foster per "Il Principe Valiant", che vedete riprodotta nella gallery a fondo pagina.

Per quella inquadratura di "Bedlam", Lewton si ispirò a un fumetto, a una vignetta di Hal Foster per "Il Principe Valiant".

Come avrete notato, è la stessa immagine usata da Claudio Villa per la copertina di "Bedlam!", e che fu ricreata innumerevoli altre volte nei fumetti degli ultimi settant'anni, come capita per ciò che diventa un'icona, dalla citata Isola dei Morti, all'Esorcista, al giocatore di "Ombre Rosse", allo sceriffo Henry Fonda che si tiene in bilico sulla sua sedia in una strada del West.  

A darne una versione bonelliana non siamo neppure stati i primi noi di Tex. L'onore della primogenitura va riconosciuto al n. 20 di Magico Vento, intitolato per l'appunto "Bedlam", e qui sotto vedete anche la bella cover di Andrea Venturi, diversa, ma con la medesima ispirazione, dettatagli certamente dal creatore della serie, Gianfranco Manfredi, pure lui appassionato di cinema, arte e fumetto. Due mesi dopo, nella "Blizzard Gazette", il testo redazionale dell'albo "Il ragazzo dai capelli bianchi", Manfredi rivelò, tra altri prestiti e citazioni, il titolo e la locandina del film, ma non specificò se lui e Venturi si fossero ispirati a Foster o a Lewton. Ma che importanza ha? L'immagine è bella e immortale. Certamente la rivedremo ancora...

Mauro Boselli

Appuntamento quindi in edicola sabato 7 maggio con il numero 739 di Tex"I misteri di San Francisco", seconda parte della lunga saga che riporta in scena il personaggio di Mefisto. Per acquistare il numero di cui abbiamo parlato qui, invece, "Bedlam!", dovete pazientare fino a martedì 7 giugno.


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