Le strisce di Tex

La prima variant cover di Tex!

Il 5 aprile trovate in edicola con Gazzetta dello Sport e Corriere della Sera il numero 26 della ristampa anastatica delle prime avventure del ranger bonelliano. Ma questa settimana c'è anche una sorpresa, di cui ci parla Gianni Bono.

04/04/2022

Ora non è più un'ipotesi. È una certezza. Esiste una variant cover di una striscia di Tex pubblicata nel 1949 e la trovate con l'uscita numero 26 di Le strisce di Tex.

Ora non è più un'ipotesi. È una certezza. Esiste una variant cover di una striscia di Tex pubblicata nel 1949 e la trovate con l'uscita numero 26 di Le strisce di Tex. È la copertina del n. 49 della Collana del Tex e potete confrontarla con quella che avete trovato nel n.19 di questa nostra edizione. Ma com'è possibile che ci siano due diverse copertine di uno stesso numero? Vi chiederete: «Ma qual è la prima edizione e qual è la ristampa?». La risposta è molto semplice: sono tutte e due una prima edizione e ora vi spieghiamo perché.

Le strisce di Tex, come tutte quelle degli anni Quaranta e Cinquanta, e ancora oggi per questa nostra riedizione, venivano stampate a tre alla volta, impaginate una sopra l'altra, con un sistema che tecnicamente si definisce "a stecca". Poi, una volta stampate e confezionate, le strisce venivano tagliate e messe in commercio separatamente. È per questo che, se confrontate diverse copie di due numeri consecutivi, vi può capitare di vedere che una parte del disegno di una copertina sia finito in quella sottostante, perché il taglio in confezione spesso non era preciso.

Non sempre era possibile mettere tre numeri diversi nella stessa stecca. Questo succedeva o per un motivo pratico o per un motivo tecnico. Il primo, quello più frequente, era causato dal disegnatore in ritardo sulle consegne e che quindi non consentiva di disporre dei tre numeri necessari per la stampa. Il secondo era dovuto all'alta tiratura di una serie che, se superava le centomila copie - limite oltre al quale le lastre da stampa si usuravano e andavano rifatte - faceva sì che risultasse più economico optare per una ripartizione delle copie stampate.

Tutte le strisce degli anni 40 e 50 erano stampate a tre alla volta, impaginate una sopra l'altra, con un sistema definito "a stecca". Non sempre era possibile mettere tre numeri diversi nella stessa stecca.

Non è stato questo il caso di Tex che, per quanto all'epoca si difendesse bene, diffondendo circa sessantamila copie, non poteva certo permettersi quello che invece si faceva con Il Piccolo Sceriffo, che viaggiava sulle duecentomila copie settimanali. La tesi del ritardo è anche avvalorata dal fatto che già nel gennaio 1949 erano usciti due numeri anziché quattro, quindi, per non "bucare l'edicola", quando Aurelio Galleppini era in ritardo con le consegne, la signora Tea Bonelli era stata costretta a mettere uno stesso numero all'interno di una singola stecca.

E qui entra in scena il cromista o il "clicettica", come veniva chiamato in Lombardia, ossia la persona che incideva a mano i cliché, e che doveva fare tre volte lo stesso impianto. Finché colorava il tratto di Galep nessun problema, ma quando si trattava di disegnare col colore le righe della camicia di Tex è probabile che una volta le abbia fatte con una certa direzione e una volta con un'altra. E quindi abbiamo due copertine, sperando che non ce ne sia una terza versione...

A cura di Gianni Bono


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