Dylan Dog Magazine

La morte abita in provincia

Sono angoli di mondo difficili da trovare su una carta geografica. Paesi, villaggi, cittadine in cui abita gente semplice, tranquilla, normale... almeno all’apparenza. Perché è proprio qui che, all’improvviso, può scatenarsi un Inferno fatto di mostri spaziali, divinità malefiche e cadaveri risorti!

25/03/2015

La morte abita in provincia

di Gianmaria Contro

Da Twin Peaks in poi...


Benvenuti!

Fino al 1990, seguire una serie televisiva era considerata un’attività – o meglio una passività – riposante. Nessuno si sarebbe azzardato ad avanzare interpretazioni psicanalitiche sul pollice di Fonzie, a riflettere filosoficamente sul costume rosso-argenteo dell’alieno Mork o a ragionare sull’etica di Star Trek (beh, forse qualcuno sì, ma non molti). Potersi adagiare dopo cena davanti all’intrattenimento catodico, quotidiano o setti manale che fosse, era il coronamento di una giornata di duro lavoro e rappresentava la naturale anticamera del sonno notturno. Non era lecito riattivare i neuroni ormai ubriachi con angosce e interrogativi irrisolvibili...

Dunque, quando, in quel fatidico anno, il piccolo rettangolo opalescente prese a incalzare l’audience con il tormentante tormentone “Chi ha ucciso Laura Palmer?”, tutti – per lo meno quelli che ancora non dormivano – si resero conto che qualcosa stava per cambiare.

Quella al centro de I segreti di Twin Peaks non era certo la prima cittadina americana che celasse segreti e misteri, ma quasi sicuramente era la prima in cui le più elementari leggi della logica e della narrazione televisiva potevano andarsene a gambe all’aria senza alcun preavviso. E, peraltro, senza che nessuno se ne lamentasse. Secondo i televisionologi professionisti, la celeberrima creazione del regista David Lynch e dello sceneggiatore Mark Frost – con il suo bagaglio di personaggi bizzarri, situazioni paradossali, squarci onirici e siparietti da vaudeville, in una miscela frastornante di black comedy e psico-horror demonologico – scatenò una rivoluzione che avrebbe per sempre sovvertito l’idea di entertainment televisivo.

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Le altre anteprime degli horror files:

Tutto iniziò nel Castello d'Otranto di Giuseppe Lippi.

Sono dentro uno slasher. E voglio uscirne vivo di Maurizio Colombo.

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In apertura: Le "casalinghe più che perfette" ideate da Ira Levin nel romanzo La fabbrica delle mogli, viste da Aldo Di Gennaro.