L'alchimia di un racconto - 3

In attesa dell'approdo in edicola dell'Almanacco dell'Avventura 2014, vi proponiamo un lungo excursus, firmato da Moreno Burattini, dedicato alla figura di Canzio nelle sue vesti di sceneggiatore.

12/09/2013

L'alchimia di un racconto - 3

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In tutto, sono oltre 5700 le tavole del giovane ranger sceneggiate da Decio, che realizza anche, nel 1975, il finale della saga di “Un ragazzo nel Far West”, l’eroe creato da Guido Nolitta nel 1958, pubblicato nella “Collana Rodeo”, là dove esce anche l’episodio “L’esploratore scomparso”, uscito nel 1977 e dedicato alla ricerca di Livingstone da parte di Stanley. A partire dallo stesso anno, quando esce “Il cavaliere misterioso”, storia in cui conclude un'avventura iniziata da Sergio Bonelli, Canzio inizia a scrivere anche storie di Zagor: la collaborazione dura fino al 1982  allorché, con l’avventura “Terremoto a Darkwood”, si conclude dopo oltre 1100 pagine pubblicate. Cinque racconti in totale: tre sono tutte farina del suo sacco, due sono stati realizzati in coppia con Guido Nolitta. Le prove zagoriane dello sceneggiatore si possono ricondurre facilmente al tipo di racconti che Canzio aveva portato avanti per anni sulle pagine del Piccolo Ranger. La passione per il giallo emerge prepotente nella storia "Zagor si scatena" (1977), in cui un insospettabile assassino si cela nell’ombra nella cerchia degli amici. In altri due casi, invece, ritroviamo l’amore per le trame fantastiche, venate di quell’horror che era tipico delle sue storie di Kit Teller: in "Incendio a Forte Jericho" (1979), l’eroe dalla casacca rossa ha a che fare con un Uomo Invisibile, e, nel già menzionato "Terremoto a Darkwood", viene portato sulla scena, insieme ad altre creature minacciose e a una tribù di cavernicoli, un mostro a tre teste.

Nel 1994, arrivando giusto in tempo per risolvere un problema nella programmazione della serie di Tex, Decio Canzio si convince a tornare a scrivere a fumetti quando ormai la sua attività era da tempo tutta riservata alla direzione della Casa editrice, al fianco di Sergio Bonelli. Per Aquila della Notte confeziona due storie: una scritta tutta da solo, una seconda sceneggiata in coppia con Claudio Nizzi (in quest’ultimo caso, completando e rimaneggiando un racconto già avviato, così come, in passato, aveva fatto interagendo con Guido Nolitta). La prima avventura si intitola "L’oro di Klaatu", e ci ritroviamo sia la passione canziana per l’enigmistica (la stessa evidenziata nella storia del Piccolo Ranger, "Il fantasma del palcoscenico", ad esempio) che per il modellamento di avversari dal taglio particolare, così come di macchiette e caratteristi. Il “cattivo” di turno, infatti, è un criminale di origine messicana, Nick Guerrero, detto "Calavera" ("teschio", in spagnolo), che prende di petto la ricerca di un fantomatico tesoro di cui narra una leggenda pellerossa che comincia ad ammantarsi di verità grazie a una mappa quasi indecifrabile. “Quasi”, appunto, dato che Tex Willer riesce a venirne a capo. "Sei un uomo onesto e leale, tutto quello che avrei voluto essere io”, confida Calavera a Tex. “Nella vita non ci sono soltanto il bianco e il nero, Ranger! C'è anche il grigio. E tutta la mia esistenza è stata compresa in quella zona indefinita". Canzio caratterizza ottimamente anche un cagnolino chiamato Stracci; una nota di colore che rimanda anch’essa a una storia del Piccolo Ranger in cui “Stracci” era il soprannome di un ranger da poco arruolato nel Forte. L’enigmistica gioca un ruolo importante anche nella seconda storia texiana, "Il messaggio cifrato". Un bambino di nome Felipe nasconde un segreto che il nonno, prima di morire, gli ha ordinato di rivelare soltanto al marshal di Las Cruces, a cui viene mostrato un foglietto con un messaggio vergato con scrittura tremolante, che Tex e Carson riescono a capire impedendo che il bottino di una vecchia rapina finisca nelle mani di banditi senza scrupoli. Nel finale della storia, il ragazzino vede Tex salire a cavallo deciso a riprendere la sua strada: “Perché non resti qua?”, gli chiede. E Aquila della Notte spiega: “La mia pista non ha mai fine, né a Las Cruces né in alcun altro luogo. Adios!”. E se anche Canzio se ne va (ci lascia il 4 gennaio del 2013), i fumetti da lui tanto amati restano, senza aver mai fine, come l’avventura.

 

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