1998

Julia

Julia

Sulla trentina, con capelli corti e scuri, come gli occhi, lontana dallo stereotipo della top-model, Julia Kendall ha una figura naturalmente elegante, con un corpo esile e nervoso alla Audrey Hepburn, e tratti che, senza rientrare nei canoni della bellezza classica, la rendono decisamente affascinante. Julia è fragile, riservata, aliena da ogni forma di violenza. Eppure, ha abbracciato una professione difficile e assolutamente rischiosa: quella di criminologa. E anche se ha fatto la scelta di non usare armi da fuoco, nelle situazioni difficili sa difendersi e tira fuori energie insospettabili. Una criminologa come lei sa fare di tutto, nel campo dell'indagine poliziesca: è analista, psicologa, detective, anatomopatologa, specializzata in rilevamenti scientifici sul luogo del delitto. Le sue prede principali sono i serial killer, ma il suo campo d'indagine spazia nel mondo del crimine in generale. Il metodo d'indagine di Julia, oltre che sulle conoscenze scientifiche acquisite, si basa su un istinto personale, una straordinaria sensibilità che le permette d'immedesimarsi emotivamente nel criminale di turno e, quindi, di prevenirne le mosse o di risalire ai motivi che hanno scatenato l'azione delittuosa. Il suo intento è naturalmente quello di assicurare i colpevoli alla giustizia, ma soprattutto di capire – capire, non giustificare – le profonde pulsioni che li hanno spinti ad agire. Se esistesse la categoria, si potrebbe definire una "indagatrice dell'animo". Del resto, quello di esplorare i sentimenti più intimi dei suoi personaggi è un'arte che il creatore di Julia, Giancarlo Berardi, conosce perfettamente. Abbandonato l'Ottocento e le selvagge terre di Frontiera in cui si muoveva la sua più celebre creatura, Ken Parker, Berardi sposta il suo campo d'azione in un 'epoca più attuale ma non meno selvaggia, la nostra, e all'interno di un genere, il noir, particolarmente pieno di inquietudini, tensioni, colpi di scena.

14/05/2013