Intervista Dylan Dog

Dylan tra Pulcinella e Mr. Punch

A cavallo tra gennaio e febbraio escono due albi in cui Dylan Dog è alle prese con due versioni della stessa maschera. Carlo Ambrosini l'ha messo di fronte a Pulcinella, Giovanni De Feo gli ha fatto incontrare Mr. Punch. Ne abbiamo parlato con i due autori.

28/01/2021

Che sia il caso o l'oculata programmazione del personaggio, nello spazio di dieci giorni Dylan Dog affronta due maschere teatrali derivate dalla stessa figura della Commedia dell'Arte. In "I padroni del nullaCarlo Ambrosini ha circondato l'Indagatore dell'Incubo con il classico Pulcinella partenopeo, mentre nel nuovo Color Fest Giovanni De Feo l'ha messo di fronte al britannico "Mister Punch". Ci siamo fatti raccontare dai due autori come sono nati questi due curiosi, ma riuscitissimi, team-up.

Pulcinella è una figura squisitamente Italiana, emblema e metafora di uno spirito e di una cultura peculiare del suo territorio. Arlecchino invece è più internazionale.

 Carlo Ambrosini, com'è nata l'idea di mettere Pulcinella e Arlecchino in una storia di Dylan Dog?

Pulcinella è una figura squisitamente Italiana, emblema e metafora di uno spirito e di una cultura peculiare del suo territorio. Mister Punch è poco assimilabile al nostro, sarebbe stato impossibile renderlo comprensibile dalla cultura anglosassone senza stravolgerlo. Arlecchino invece è più internazionale, perché il sospetto che sia una trasfigurazione del diavolo è contemplato fin dalla sua genesi. E ogni paese ha i suoi diavoli. Come mi è venuta l'idea? Come tutte le idee, elaborando delle suggestioni. È troppo lungo e complesso  doverlo spiegare qui, però. In questo caso,  potrei solo dire  di essere  partito dall'osservazione degli affreschi di Gian Domenico Tiepolo e dai suoi Pulcinella.

► E perché Nina Simone, invece?

Per Nina Simone è più semplice: è un genio, una musicista straordinaria, unica e irripetibile nella quale Paradiso e Inferno convivono come le due facce della stessa medaglia.

► Come ha scritto Roberto Recchioni nell'introduzione all'albo, è ingiusto raccontare la storia a chi ancora non l'ha letta. Ma di carne al fuoco ne hai messa tanta. Che emozioni volevi suscitare, nei lettori?

Altra domandona: quali emozioni voglio suscitare nel lettore? Certamente empatizzando con quelle che la storia suscita in me  sperando che, malgrado tutto, possano emergere scampoli di umanità cui affidarsi nel marasma che è la vita. Ma, naturalmente, non lo so: aspetto  che siano i lettori a dirlo.

► Giovanni De Feo, questo "Color Fest" è la tua prima prova bonelliana. Vuoi raccontare due cose su di te, ai lettori di Dylan Dog?

Sono un appassionato di fantastico, nonché uno scrittore - di sceneggiature filmiche e romanzi - dello stesso genere in tutte le sue declinazioni, da quello più avventuroso ai racconti weird. Amo particolarmente la nostra tradizione favolistica e ho fin da ragazzo una insana passione per la Commedia dell'Arte. 

In origine le nostre maschere non erano propriamente melancoliche, ma poiché appartengono all'infanzia delle piazze moderne, viste con la lente della letteratura talvolta si sono colorate del rimpianto per un'epoca perduta.

 Come mai hai pensato di utilizzare Mister Punch come motore della vicenda?

Quando studiavo storia del teatro alla Sapienza, uscì un fumetto che mi segnò molto, il "Mr Punch" di Gaiman e McKean. Il legame storico di quel burattino con il nostro Pulcinella mi ha da allora sempre affascinato. Punch è infatti l'incarnazione assoluta dell'inglesità, anche nei suoi aspetti più macabri e scurrili, eppure a suo modo è anche il nostro Pulcinella, il più violento degli zanni. Che Dylan potesse confrontarsi con questo simbolo della napoli-britishness, e con Neil Gaiman, mi è parsa una bellissima sfida che Roberto Recchioni ha subito raccolto. Mi sono chiesto: che genere di storia potrebbe scaturire da un incontro simile? Mi affascinava sopratutto l'idea di far scontrare il cinismo solare di Punch con il romanticismo un po' lunare dell'Indagatore dell'Incubo... 

► La storia è tutt'altro che allegra. Anzi, è totalmente malinconica. Ma il teatro delle marionette e più in generale le maschere della Commedia dell'Arte, fino a un certo punto hanno proprio questa funzione, no?

In origine le nostre maschere non erano propriamente melancoliche. Ma poiché appartengono all'infanzia delle piazze moderne, viste con la lente della letteratura talvolta si sono colorate del rimpianto per un'epoca perduta. Penso non solo a certi Pantaloni di Goldoni, ma soprattutto a Hoffman, un autore settecentesco per il quale le maschere della Commedia erano già sinonimo di una felicità impossibile, e quindi arcana. Cosa più importante, per Hoffman maschere e burattini sono un ponte con l'altrove, lì dove accade l'incontro con la parte più oscura di noi stessi. La stessa cosa qui: per Dylan Punch sarà l'incarnazione di un rimpianto, una colpa che non riesce a cancellare. Eppure, è proprio grazie a essa che l'Indagatore riuscirà a vederla e ad affrontarla. Questo fanno poi le maschere e i burattini, ci rivelano a noi stessi per come siamo, non per come vorremo essere.

A cura di Alberto Cassani

Dylan Dog 413 "I padroni del nulla", testi e disegni di Carlo Ambrosini, copertina di Gigi Cavenago. Dal 30 gennaio in edicola, fumetteria e nel nostro Shop online.

Dylan Dog Color Fest 36 "Mister Punch", testi di Giovanni De Feo, disegni e copertina di Giulio rincione. Dal 9 febbraio in edicola, fumetteria e nel nostro Shop online.


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