Gianluigi Bonelli

Vent'anni senza G.L. Bonelli

In occasione del ventennale della scomparsa del creatore di Tex, vi proponiamo un suo ricordo, firmato dal figlio minore Giorgio Bonelli per la biografia scritta da Gianni Bono, e alcune tavole della prima avventura di Furio Almirante, "Il pugilatore misterioso".

Esattamente vent'anni fa, il 12 gennaio 2001, ad Alessandria, ci lasciava Gianluigi Bonelli, padre di SergioTex, autore di tanti personaggi di successo e primo vero editore di pubblicazioni a fumetti. Per ricordarlo vi proponiamo un estratto del ricordo che ne ha scritto il figlio minore Giorgio per il libro di Gianni Bono G.L. Bonelli. Tex sono io! e alcune tavole della prima avventura di Furio Almirante, disegnate da Carlo Cossio.

Gianluigi Bonelli... che personaggio! Fisicamente non era certo un gigante, 1 e 68, e lo diceva spesso, quasi a vantarsene, perché la presenza scenica, be'... quella invece era veramente sorprendente.

Gianluigi Bonelli... che personaggio! Fisicamente non era certo un gigante, 1 e 68, e lo diceva spesso, quasi a vantarsene, perché la presenza scenica, be'... quella invece era veramente sorprendente.

A farlo notare non erano solo gli stivali, un inseparabile cappello da cowboy, il gilet di pelle (da cui ogni tanto faceva capolino il calcio di un revolver) e le camicie sgargianti, ma il travolgente magnetismo che sprigionava dal primo momento in cui lo incontravi. Un vulcano di gesti e di parole, di esclamazioni bizzarre e gran pacche sulle spalle, spesso tanto affettuose... da farti sputare un polmone! Era famoso per dire, a volte, enormità ed esprimere in modo fin troppo diretto apprezzamenti e giudizi che spiazzavano, per non dire sconcertavano, gli astanti. Ma non ricordo una sola volta in cui le sue parole fossero fuori luogo, volgari o tanto meno offensive.

I miei compagni di scuola (mi ci accompagnava a piedi ogni mattina, visto che la redazione di via Ferruccio a Milano era a due passi dal liceo che frequentavo) non potendolo non notare, mi chiedevano spesso: «Ma che tipo è tuo padre?». E io rispondevo: «Mio padre?... Direi piuttosto il mio amico!»

I miei compagni di scuola, non potendolo non notare, spesso mi chiedevano: «Ma che tipo è tuo padre?». E io rispondevo: «Mio padre?... Direi piuttosto il mio amico!»

Quello che a volte ti faceva bigiare le lezioni al lunedì e, bucando i nebbioni lombardi con la Citroën DS rosso fiammante lanciata a 180 all'ora, «tanto stanno tutti sulla destra, a sinistra non c'è mai nessuno», ti portava a sciare sul ghiacciaio del Cervino e il giorno dopo c'era da mettersi il cerone per non far vedere l'abbronzatura ai tuoi professori. O l'amico che ti trascinava in barca in quel di Loano e poi, neanche troppo al largo e indifferente alla presenza di qualche sventurato gozzo di pescatori, ti invitava a far saltare le lattine vuote di birra lanciate in acqua, sforacchiandole col revolver che portava sempre con sé. I motori dei gozzi si mettevano presto in moto, e non voglio sapere quali fossero i commenti a bordo. Sono così tanti gli episodi che mi balzano alla mente che ci sarebbe da scriverne per giorni.

Molti anni dopo, sul letto dell'ospedale di Alessandria dove mi ero recato per fargli visita, un'ultima visita, mi resi conto che la partita era persa. Lo abbracciai allora con commozione e lui, sereno e pacato, mi sussurrò all'orecchio: «Non ti preoccupare, Giorgio... Va bene così». Non mi dimenticherò mai quella frase, che ancora oggi mi fa correre qualche brivido lungo la schiena. Ma del resto, un grande artista sa quando è venuto il momento di abbandonare la scena, e di farlo con discrezione e dignità.

Hasta la vista, hombre! Continua a cavalcare i tuoi sogni nelle verdi praterie della tua fantasia. Resterai sempre nei nostri cuori.

Giorgio Bonelli


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12/01/2021