Anteprima Odessa

Cernobyl: l'incubo venuto dal cielo!

Marco Deplano, consulente storico-geografico di "Odessa", racconta l'evento epocale che da la stura al capitolo conclusivo di Odessa Evoluzione. In attesa di partire con il nuovo miniciclo: "Resistenza"!

L'incidente e le sue conseguenze

Pryp'jat', 26 aprile 1986. In piena notte, la popolazione della cittadina operaia dell'Ucraina situata a pochi chilometri dalla fatiscente stazione nucleare Lenin di Černobyl', viene svegliata da un boato.

Durante l'esecuzione di alcuni test, vengono disattivati dei dispositivi di sicurezza, ma qualcosa non funziona, probabilmente per un errore, e il reattore numero 4 esplode.

Durante l'esecuzione di alcuni test, vengono disattivati dei dispositivi di sicurezza, ma qualcosa non funziona, probabilmente per un errore, e il reattore numero 4 esplode. La deflagrazione è talmente potente che fa saltare in aria l'enorme coperchio che, con le sue mille tonnellate, sino a quel momento teneva a bada il nucleo del reattore. Con esso si liberano nell'aria grafite, fiamme e radiazioni dagli effetti devastanti.

I residenti di Pryp'jat', scendono in strada increduli per osservare affascinati i bagliori provenienti dalla centrale, un gigante di cemento e metallo che soddisfa una grande fetta del fabbisogno energetico della regione. In quel momento, non si rendono conto di essere allo stesso tempo diretti testimoni e prime vittime di quello che è stato definito dall'agenzia internazionale per l'energia atomica (AEIA) "il più grave disastro nucleare mai verificatosi", arrivando a definirlo catastrofe di livello 7, triste primato condiviso con l'incidente avvenuto in Giappone a Fukushima Dai-ichi, nel 2011, a seguito del devastante terremoto di Tōhoku, il più potente sisma mai registrato nella terra del Sol Levante, susseguito anche da uno tsunami le cui immagini sono impossibili da dimenticare tutt'oggi.

Tornando alla deflagrazione dell'86, si attiva immediatamente un piccolo esercito di pompieri e operai, che si immolerà volontariamente fronteggiando difficoltà e limitazioni dei mezzi di sicurezza ma che evita la degenerazione del disastro in una vera e propria ecatombe senza ritorno. Questi eroi, oggi definiti gli "Angeli di Černobyl'", sono purtroppo rimasti anonimi per lungo tempo a causa della Guerra Fredda. Ricordiamo che mancano ancora tre anni alla caduta del Muro di Berlino e la fine dell'Unione Sovietica, di cui l'Ucraina è parte integrante e altamente produttiva.

Fa un certo effetto scrivere di quanto successe in Ucraina dopo quella maledetta notte dell'aprile 1986 quando uscire per strada indossando una mascherina e mantenendo il distanziamento sociale rappresenta ormai la nuova normalità.

La nube che si propaga dalla centrale con il suo carico di radiazioni nefaste si dirige prima nella vicina Bielorussia, poi dalle regioni Baltiche verso la Scandinavia e da lì per diversi paesi oltre la cortina di ferro. È un'invasione silenziosa e incontrollabile che rende spaventosi anche il vento e la pioggia che fanno parte della nostra quotidianità.

La conseguente perdita di vite umane per le malattie è tutt'oggi incalcolabile, così come la morte di intere cittadine condannate dalle radiazioni e diventate fantasma. Dramma nel dramma, queste nemiche invisibili negli anni hanno un impatto genetico sui più deboli, provocando malformazioni e mutazioni genetiche in nuovi nati e animali.

L'impatto politico é altrettanto devastante, l'Unione Sovietica si ritrova a essere nel mirino dell'opinione pubblica per un processo dove ragion di stato e richieste di giustizia si scontrano senza posa, mentre al di fuori dei confini il mondo punta il dito per la pessima gestione in termini di comunicazione e sicurezza di tutta la catastrofe.

Fa un certo effetto scrivere di quanto successe in Ucraina dopo quella maledetta notte dell'86 quando uscire per strada indossando mascherine e distanziamento sociale rappresentano la nuova normalità. In un momento storico in cui le più comuni norme igieniche diventano le uniche armi in nostro possesso per affrontare il contagio, non possono non ricordare quanto già vissuto da chi fu spettatore involontario dei giorni che seguirono il disastro di Černobyl', quando i media invitavano costantemente ad attenersi a restrizioni alimentari su verdure e latte per evitare la contaminazione radioattiva.

Černobyl' nella cultura popolare

Su quanto a successo durante la primavera dell'86 si è scritto tantissimo. Ma sappiate che, per i più temerari tra voi, vengono organizzati anche dei tour nei dintorni della centrale.

Su quanto a successo durante la primavera dell'86 si è scritto tantissimo. Un libro per tutti è sicuramente "Preghiera per Cernobyl'", di Svetlana Aleksievič, scritto nel 1997, che ha ispirato parte dell'attuale albo di Odessa e anche, inevitabilmente,  l'acclamata serie prodotta da HBO e Sky Atlantic "Chernobyl" (2019). Serie che non possiamo esimerci da consigliare, sia per un'atmosfera avvincente per quanto angosciante, sia per lo spaccato impietoso sulla gestione della crisi e del conseguente processo. Per quanto romanzata e con forti libertà narrative rispetto ai fatti accaduti, il realismo si sposa a una forma estetica perfetta e a un cast d'eccezione. Plauso per la colonna sonora al limite dell'industrial music di Hildur Guðnadóttir, premio oscar per la colonna sonora di "Joker".

Per i videogiocatori accaniti, da ricordare il "Chernobyl VR Project", una visita in virtuale nei dintorni della centrale, esperienza che assicuriamo essere affasciante, quanto triste ed enigmatica. Per i più temerari di voi, sappiate che vengono organizzati anche dei tour nei dintorni della centrale. Ed è proprio uno di questi viaggi estremi che porta i protagonisti del discreto horror found-footage "Chernobyl Diaries" (2012) di Bradley Parker ad avventurarsi a Pryp'jat' per una vacanza da brivido guastata da imprevisti sempre più apocalittici sino a dover affrontare personaggi inquietanti che non sfigurerebbero tra le pagine del nostro Odessa.

Marco Deplano

Odessa Evoluzione 6 "Il grande Kilgore", testi di Davide Rigamonti, Adriano Barone e Stefano Piani, disegni di Michela Da Sacco, con i colori di Virginia Chiabotti, copertina di Mariano De Biase. Dal 28 ottobre in edicola, fumetteria e nel nostro Shop online.


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27/10/2020