Intervista Tex

RM Guéra e le pistole d'oro

Il disegnatore serbo Rajko Milosevic, in arte R.M. Guéra, ha superbamente disegnato "L'uomo dalle pistole d'oro" uscito in edicola lo scorso febbraio. Gli abbiamo chiesto di raccontarci com'è stato il suo lavoro.

Rajko Milosevic Gera è nato a Belgrado, in Serbia, nel 1959 ma vive a Barcellona dal 1991. Non è un novellino delle piste della Frontiera, avendo lavorato ad alcune collane western pubblicate nella sua patria d'origine ma anche in Spagna, Francia e Stati Uniti, grazie alle quali ha vinto prestigiosi premi e ottenuto nomination a importanti festival del fumetto. Oggi ha gentilmente acconsentito a rispondere ad alcune domande inerenti L'uomo dalle pistole d'oro, il volume texiano da lui disegnato su testi di Pasquale Ruju.

Quando ero giovane rimasi particolarmente colpito dall'albo "Massacro", disegnato da Giovanni Ticci. Quello è il miglior Tex Willer "dalla testa ai piedi", un uomo tutto d'un pezzo.

 C'è qualche disegnatore di Tex che ammira particolarmente e che, eventualmente, ha utilizzato come modello di ispirazione?

Quando ero giovane ricordo bene di essere rimasto particolarmente colpito soprattutto da un albo, disegnato da Giovanni Ticci: era "Massacro". A mio avviso, anche se sono passati molti anni, quello è il miglior Tex Willer "dalla testa ai piedi", un uomo tutto d'un pezzo. Quello è Tex Willer come, secondo la mia concezione, dovrebbe essere rappresentato. Rispetto moltissimo Ticci come artista e in particolare ogni volta che rileggo quell'episodio rimango sorpreso dalla sua bravura. Ammiro il modo in cui è stata strutturata la sceneggiatura, che com'è noto era nata in origine per essere un romanzo. Il racconto su Goldena, soprattutto nel finale, diventa quasi una sorta di tragica poesia e mi emoziona ancora oggi. Bellissimo.

► Quali sono le caratteristiche dei "suoi" Tex Willer e Kit Carson che li distinguono da quelli di altri autori?

Ho provato a rendere Carson il più credibile possibile: è più magro del suo pard, ha delle caratteristiche peculiari nei suoi lineamenti, è un uomo maturo e longilineo. Ho cercato di rimarcare alcuni tratti distintivi tra i due, ad esempio Carson è leggermente più alto di Tex, in modo da ricavare due personaggi diversi, due persone diverse. Specialmente perché la storia di Pasquale Ruju verte un po' più su di lui che su Aquila della Notte. Ho anche tentato di definirlo con espressioni che portassero un velo di tristezza, di malinconia, in occasione dei ricordi che lui stesso racconta, perché parla di qualcosa che ha vissuto in prima persona. Carson è ancora giovane ma non più "così" giovane e qualche spruzzo di neve sta iniziando a far ingrigire i suoi capelli. La parte interessante è che, per quanto siano entrambi già Rangers esperti, hanno età diverse.

Ho cercato di seguire la sceneggiatura meglio che potevo, ma ho discusso alcune idee con Pasquale per apportare lievi modifiche, specialmente nella parte conclusiva: proprio perché sono due uomini diversi, reagiscono in modo diverso allo stesso tipo di pericolo, e credo che questo renda la storia ancora più avvincente e per nulla banale.

Una volta pensata e organizzata la storia, non è la forma del volume che fa la differenza.

► Come ha influito sul suo lavoro il formato di L'uomo dalle pistole d'oro, anche in termini di impaginazione?

Una volta pensata e organizzata la storia, non è la forma del volume che fa la differenza. Per alcuni lettori italiani, il fatto che ci siano disegni "senza confini" che occupano l'intera tavola, e che poi su questi ci siano vignette di dimensioni più piccole, come se fossero sovrapposte, costituisce una novità, ma io lo faccio sempre, ogni volta che disegno. 

Ho iniziato a sviluppare questo stile di impaginazione una decina d'anni fa, se non di più; serve per far sì che il lettore legga nel modo in cui tu vuoi che legga. Questo metodo offre la possibilità di dare diverse prospettive alla scena. Talvolta si può "giocare" anche con l'uso degli sfondi, che a volte sono parte integrante della vignetta o della tavola mentre altre volte scompaiono del tutto, soprattutto quando si tratta di una "vignetta veloce" - come quella di una sparatoria, per esempio - dove troppi dettagli sarebbero di intralcio alla lettura, che invece così si sofferma sulla figura al centro dell'azione. In altre tavole i disegni occupano tutto lo spazio ma alcune vignette sembrano messe sopra la tavola stessa, in modo da dare l'impressione di far sentire il lettore dentro la scena. Nei flashback i bordi sono un po' frastagliati, non sono linee perfettamente diritte. Sono tutti piccoli accorgimenti per influenzare il lettore: io mi diverto nel farlo e spero di riuscire a comunicarlo.

► La colorazione è opera di Giulia Brusco. Avevate già collaborato, in passato?

In effetti sono più di dieci anni che collabora con me. In pratica, quasi tutto quello che io disegno, lei lo colora. È molto brava, credo che i miei disegni non siano così facili da colorare: ci sono dettagli da evidenziare, lo svolgimento delle sequenze da comprendere... E poi serve qualcuno che si muova a metà tra lo stile europeo e quello statunitense, e lei - semplicemente - funziona. Pensiamo alle rievocazioni delle battaglie: oltre ai bordi leggermente distorti, quasi fatti a mano, abbiamo usato una gamma di colori decisamente eccezionale. Per essere identificate come flashback hanno una tonalità straordinaria e singolare, con quella base di colore giallo che coinvolge tutti gli elementi presenti nelle vignette.

Di solito improvviso molto poco, per quanto riguarda l'abbigliamento e le armi ma anche sui vari tipi di selle o finimenti dei cavalli. Inoltre, faccio verifiche su come erano sistemati gli accampamenti.

 Una volta ricevuta la sceneggiatura, prima di mettersi al lavoro, ha effettuato delle ricerche consultando fonti storiche? Ad esempio per armi e divise?

Sì, certamente. Come sono abituato a fare, perché sono cresciuto con il genere western. Di solito improvviso molto poco, per quanto riguarda l'abbigliamento e le armi ma anche sui vari tipi di selle o finimenti dei cavalli. Inoltre, faccio verifiche su come erano sistemati gli accampamenti, sebbene poi tutto venga adattato per il disegno.

La pistola che si può vedere nella copertina è una Colt Dragoon, in linea con il contesto temporale nel quale è ambientata l'avventura. Anche Tex e Carson impugnano delle Colt, ma modelli più recenti. Si può distinguere che Tex maneggia una Colt Navy mentre Carson ha una Colt Army. Tutti i revolver che ho disegnato nell'albo sono varianti conformate per poterle caricare agevolmente quanto le tipiche Colt che siamo abituati a vedere in film e fumetti. Sottolineo questi dettagli e mi piace inserirli perché ritengo che siano importanti, dal momento che facevano parte dell'uso comune dell'epoca. Voglio rispettare il più possibile la veridicità storica e fare le cose correttamente.

A cura di Lorenzo Barruscotto


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13/05/2019