I bastardi di Pizzofalcone

Fabiana Fiengo e i Bastardi!

Arriva in fumetteria e libreria, e nel nostro Shop online, il volume che adatta a fumetti il primo romanzo di Maurizio de Giovanni dedicato ai "Bastardi di Pizzofalcone". La disegnatrice Fabiana Fiengo ci racconta la sua originale scelta stilistica.

Giovedì 18 aprile arriva finalmente in libreria, fumetteria e nel nostro Shop online la versione a fumetti di I Bastardi di Pizzofalcone, il romanzo di Maurizio de Giovanni ambientato nel problematico (ma fittizio) commissariato del centro di Napoli. La disegnatrice Fabiana Fiengo ci ha raccontato com'è nata e come si è sviluppata l'idea di dare ai personaggi un aspetto canino.

L'idea, come spesso accade, è nata un po' per caso e un po' per gioco. Fin dal primo libro dei Bastardi di de Giovanni mi balenava in mente questa associazione ai cani, suggerita dal titolo.

► Com'è ti è venuto in  mente di adattare in maniera zoomorfa "I Bastardi di Pizzofalcone" di Maurizio de Giovanni?

L'idea, come spesso accade, è nata un po' per caso e un po' per gioco. Fin dal primo libro dei Bastardi di de Giovanni mi balenava in mente questa associazione ai cani, suggerita dal titolo. Poi, in occasione dell'ultima puntata della prima stagione della fiction televisiva, ho pensato di realizzare un omaggio, concretizzando questa idea in un'illustrazione. Non immaginavo ottenesse così tanto successo e convincesse prima de Giovanni e poi Sergio Bonelli Editore a scommettere su di me.

► Quindi eri già una lettrice di de Giovanni?

Sì, avevo già letto diversi suoi romanzi, oltre che dei Bastardi, anche di Ricciardi. Ho seguito anche con interesse la fiction RAI con Alessandro Gassman e aspetto con ansia anche la trasposizione televisiva del commissario Ricciardi.

► Ci puoi spiegare come hai scelto le razze canine rispetto ai caratteri dei singoli personaggi?

Alcune associazioni sono state immediate, ad esempio per il personaggio di Romano che per me doveva essere necessariamente un pitbull. Idem per Lojacono, per il quale ho pensato subito a un dobermann per via della caratteristica degli occhi e del colore scuro di capelli, ma anche perché - essendo il protagonista principale - doveva spiccare per classe e stazza. Per quanto riguarda Aragona, di primo acchito avrei scelto una volpe, per la sua aria furbetta e umoristica. Quindi, per restare in tema cani, ho pensato a una specie più "volpina" per i colori, precisamente l'akita. Nessun dubbio nemmeno su Pisanelli, che mi piaceva nelle vesti di un bassotto tedesco a pelo duro, dà subito l'aria da vecchietto!
Per le donne, invece, è stato più difficile. Inizialmente per Alex avevo pensato alla cagnolina di "Lilli e il Vagabondo", il Cavalier King Charles spaniel, che però mi è sembrato avesse un aspetto più materno e per questo l'ho "riciclato" per Ottavia. Quindi per Alex e la Piras sono andata a caso, scegliendo i riferimenti che più mi convincevano, rispettivamente uno scottish Tterrier per Alex e un saluki per la Piras. Infine, per quanto riguarda Palma, in un primo momento lo avevo disegnato come un pastore tedesco, il cane-commissario per eccellenza. In seguito gli sceneggiatori mi hanno suggerito di trasformarlo in un labrador, per dargli un aspetto più bonario e per evitare il solito cliché.

► Quanto, nella storia a fumetti, siete stati fedeli ai romanzi di de Giovanni?

Gli sceneggiatori, Claudio Falco e Paolo Terracciano, hanno cercato di attenersi il più possibile al romanzo, non solo nella dinamica del plot, ma anche a livello di atmosfere e ambientazioni. Io, a mia volta, ho provato a fare lo stesso.

► Quanto sei cresciuta, come disegnatrice, lavorando a questo progetto?

Tantissimo! Più si disegna e più si migliora, non solo nel segno ma anche nel trovare soluzioni grafiche più funzionali e accattivanti. 

► Qual è il personaggio che ti sei divertita di più a caratterizzare?

Forse Aragona, che nel corso delle tavole sono riuscita a definire meglio dal punto di vista del design. Con lui mi sono divertita molto a giocare con svariate smorfie e più comici atteggiamenti del corpo. 

Gli sceneggiatori hanno cercato di attenersi il più possibile al romanzo, non solo nella dinamica del plot, ma anche a livello di atmosfere e ambientazioni. Io ho provato a fare lo stesso.

► Che immagine di Napoli viene fuori, dalle tue tavole?

Principalmente quella che de Giovanni ha fatto emergere nei sui romanzi: una Napoli non certamente "gomorriana" ma neppure oleografica. Una città viva e ricca di sfaccettature, nonché di aspetti contrastanti.

► Nei tuoi disegni c'è molta dolcezza ma anche molto humour, eppure riesci allo stesso tempo a essere realistica. Quali sono i riferimenti grafici che hanno guidato il tuo lavoro?

Nel mio background ci sono numerose opere cui sono debitrice. Per quanto riguarda i fumetti, credo di essere stata influenzata tantissimo dal "Peter Pan" di Loisel, dal "Black Sad" di Guarnido, da "Tenebre" di Giuseppe Ricciardi e dalla produzione di Alessandro Barbucci. Ho subìto anche la suggestione dell'animazione disneyana, penso in particolare a Glen Keane, e di alcuni videogiochi, come "Broken Sword", "Runaway" e "Still Life".

► Oltre che disegnatrice sei anche una brava cacciatrice di situazioni da disegnare. Come ti vengono certe intuizioni grafiche ma anche narrative?

Amo molto leggere libri, oltre che fumetti; guardare cinema e televisione. Penso che tutto questo abbia contribuito, a livello conscio e inconscio, a migliorare la mia immaginazione. D'altronde, è davvero difficile inventare qualcosa ex novo, è molto più facile rielaborare qualcosa di già esistente, ma in maniera originale e personale.

A cura di Luca Crovi


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16/04/2019