Anteprima Dylan Dog

Dylan Dog d'Argento

Se ne parla da più di un anno, ma ora è finalmente giunto il suo momento: il Dylan Dog di Dario Argento arriva in edicola e in fumetteria. Lo sceneggiatore Stefano Piani ne ha chiacchierato con il regista romano: ecco cosa si sono detti.

Inizia tutto con una telefonata, io che chiamo Dario Argento e gli chiedo «Ti andrebbe di scrivere un Dylan Dog insieme
L'idea si era palesata solo pochi minuti prima e mi ero detto «Perché no?»
Esattamente la stessa risposta che mi dà Dario.

A questa prima telefonata ne segue una seconda, a Roberto Recchioni, il curatore della testata.
La domanda è simile: «Ti andrebbe un albo di Dylan Dog scritto da Dario Argento?»
La risposta è diversa, più meditata e assertiva: «GIUDA BALLERINO, SÌ!» 

E così, una bella mattina di metà aprile, accompagno Recchioni a casa Argento. Se Roberto è nervoso all'idea di incontrare il più grande regista horror vivente, uno che la storia del cinema l'ha fatta sul serio, mica pizza e fichi, lo nasconde bene.

Quando apriamo le porte di un ascensore che sembra uscito dal finale di "Profondo Rosso", ce lo troviamo davanti, Dario Argento, in piedi sull'uscio di casa, in compagnia, che ci crediate o meno, di un gatto nero che, seduto ai suoi piedi, ci guarda con curiosità.

Dario racconta di avere incontrato Tiziano Sclavi tanti anni fa. Di lui, dice, ha un ottimo ricordo. Lo intriga l'idea di mettersi alla prova con un personaggio come Dylan. «La più grande icona horror italiana dopo di me», dice con un sorriso.

Dario, qual è il tuo rapporto con i fumetti?

Frettoloso e discontinuo. Da piccolo leggevo "Topolino". Dopo, poco altro tra cui proprio Dylan Dog. Ne ho letti alcuni e mi sono piaciuti. L'immaginario che Sclavi ha riversato nella serie e anche l'attenzione che dimostra per i mostri e i diversi, sono entrambe cose in cui mi riconosco. E poi nelle sue storie c'è sempre ironia, come nei miei film.

Un giallo o un horror?

La risposta di Dario alla mia domanda è categorica e non ammette repliche: «Un giallo. Dei miei!»

Il Maestro ha dei riti ben precisi, rodati nel corso degli anni: per scrivere deve rinchiudersi in una stanza d'albergo. Lo fa da sempre. Che si tratti di un film, di un racconto o di una storia a fumetti è così che Dario dà il meglio di sé. Tra quattro mura, in penombra, senza svaghi. In compagnia di un computer, rigorosamente privo di wifi, e dei suoi incubi.

In quei giorni di volontaria reclusione, di "confusione e immagini", per dirla con il poeta, qualcosa prende vita.

Da dove sei partito?

Da un quadro di Hans Holbein il giovane intitolato "Laide di Corinto" che vidi tanti anni fa in un museo svizzero. E poi dall'esile figura di un ragazzino che si è come materializzato in quella stanza d'albergo, tra il letto e l'armadio. Era un whipping boy: ne avevo letto chissà dove e, all'improvviso, questa figura mi è tornata in mente.

Un whipping boy?

Fino alla seconda metà dell'ottocento le famiglie dell'alta nobiltà inglese ne avevano sempre uno in casa. Viveva in simbiosi con il rampollo della casata, il "delfino", di cui era coetaneo e amico. Quando il nobile compiva qualche marachella era il whipping boy, a essere punito dal precettore. La speranza di chi aveva inventato questa sorta di capro espiatorio era che, vedendo l'amico soffrire, il delfino capisse la sua colpa.

E secondo te, questo avveniva?

Mai.

Una volta che il soggetto di Dario è approvato, passiamo alla sceneggiatura. Che scriviamo a quattro mani. Procediamo veloci. Avere venti pagine di soggetto, scritte in maniera molto visiva, aiuta.

Dario si occupa di tutte le sequenze di tensione. Io scrivo le battute di Groucho - Un incubo! Se mai mi capiterà di scrivere un altro Dylan Dog, dovrò fare in modo che l'assistente di Dylan non ci sia - e le scene più dialogate, meno visive.

Ci correggiamo le pagine a vicenda: ogni riga, ogni singola inquadratura deve poter essere rivendicata da entrambi.

Dopo una ventina di giorni di intenso lavoro consegniamo la sceneggiatura completa nelle capaci mani di Corrado Roi. Da quel momento, la storia diventerà anche sua. Ed è giusto così.

I pro di questa esperienza?

Non abbiamo avuto problemi di budget, né alcuno di tutti gli inconvenienti che capitano sui set e abbiamo goduto di una libertà totale.

I contro?

Non abbiamo potuto fare la festa di fine set.

Dario, c'è qualcosa che vuoi dire alle persone che si apprestano a leggere "Profondo nero"?

Spero si divertano e si spaventino, almeno quanto noi ci siamo divertiti e spaventati a scriverlo.

A cura di Stefano Piani

Dylan Dog 383 "Profondo nero", con copertina metallizzata d'argento, dal 28 luglio in edicola e in seguito nel nostro Shop Online.


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23/07/2018