i Bonelli

Giovedì, fumetti!

Inizia oggi il nostro viaggio, a tappe quattordicinali, attraverso la creazione del volume di Gianni Bono "i Bonelli. Una famiglia mille avventure". È lo stesso Gianni Bono che ci racconta l'importanza del giorno che abbiamo scelto per la pubblicazione.

Voi credete alle coincidenze? Io sì. Non solo ci credo, ma le cerco. Coincidenze, collegamenti, rapporti, interazioni sono la materia grezza da cui parto per scrivere storie. Storie sconosciute di protagonisti del fumetto italiano. Oggi questo sito inaugura una serie di cinque appuntamenti dedicati alla storia e alle storie del fumetto italiano.

I Bonelli. Una famiglia mille avventure raccoglie le testimonianze degli editori, degli autori e dei redattori che hanno lavorato con loro, annotate e registrate nel corso di diversi decenni.

Il nostro punto di partenza è il libro I Bonelli. Una famiglia mille avventure, recentemente pubblicato da Sergio Bonelli Editore, la prima storia ufficiale della Casa editrice. Un'opera che mancava e nella quale sono state raccolte le vive testimonianze degli editori, degli autori e dei redattori che hanno lavorato con loro, annotate e registrate nel corso di diversi decenni. Il tutto accompagnato da documenti e corrispondenze custodite in redazione e inediti provenienti dall'Archivio di Stato e dalle Camere di Commercio. Un lavoro non indifferente, anche perché, per chi non lo sapesse, non esiste un archivio Bonelli delle origini, visto che moltissimi documenti originali andarono in cenere molti anni fa nel disastroso incendio di un magazzino. 

E dove non arrivano le fonti dirette, aiuta un progetto "open content" come quello di Guida al Fumetto Italiano, che pubblica nel suo portale il database dei fumetti italiani composto - nel momento in cui scriviamo - da 8.383 testate pubblicate da 1.741 editori dall'Ottocento a oggi. Qui si possono scoprire anche risvolti bonelliani molto interessanti. Tra l'altro sono integrate nel database migliaia di immagini che sono un "patrimonio comune" di conoscenza e testimonianza storica di 110 anni di fumetto italiano.

Vogliate considerare questa iniziativa un po' come le rubriche di dialogo con i lettori che Gianluigi Bonelli prima e suo figlio Sergio poi avevano sempre promosso sulle loro pubblicazioni per costruire nel tempo un rapporto vivo e continuo con i lettori, un aspetto dell'immagine della Casa Editrice al quale i Bonelli hanno sempre tenuto moltissimo. Inoltre, con queste righe di approfondimento, avremo la possibilità di raccontarvi molte curiosità emerse durante la lavorazione del volume I Bonelli e accantonate per ovvi motivi di spazio.

La prima storia che vi vogliamo raccontare riguarda la data odierna, giovedì 22 marzo 2018, in cui pubblichiamo queste righe. Era un giovedì anche il giorno in cui abbiamo presentato I Bonelli in anteprima a Lucca, ed era un giovedì anche il giorno in cui uscirono in edicola per la prima volta Tex (30 settembre 1948) e Zagor (15 giugno 1961). Come detto all'inizio, crediamo talmente alle coincidenze che questa, ovviamente, non è per nulla una coincidenza.

Il giovedì è stato considerato per lunghissimo tempo un giorno "tradizionale" nell'editoria per ragazzi per fare uscire una nuova testata.

Fatto è che il giovedì è stato considerato per lunghissimo tempo un giorno "tradizionale" nell'editoria per ragazzi per fare uscire una nuova testata. Ad esempio, è un giovedì il 28 marzo 1957, quando il quotidiano Il Giorno di Gaetano Baldacci manda in edicola il supplemento "Il Giorno dei Ragazzi", splendido inserto settimanale a fumetti. Lo imita, in piccolo, il genovese Corriere Mercantile con lo "Speciale per i Ragazzi", a fumetti, pubblicato nel 1961, sempre di giovedì. E il medesimo giorno sceglie l'Unità per pubblicare il supplemento a fumetti "Il Pioniere", il 13 giugno 1963. Perfino nei vicini anni Novanta un altro quotidiano, Avvenire, pubblica il suo inserto per bambini "Popotus" il sabato, ma anche il giovedì con lo specifico "I Giovedì di Popotus" (1996). Dove affondano le radici di questa "tradizione"? Per scoprirlo bisogna prenderla davvero alla lontana e tornare all'età Napoleonica. 

Quando Bonaparte passò in Italia (1805-1814), introdusse molte novità, come una legislazione sulla scuola pubblica che prevedeva un giorno festivo a metà settimana: finalmente potevano andare a scuola non solo i figli dei nobili, ma un giorno lo si doveva pur lasciare ai lavori agricoli o nelle officine. Gli stati dell'Italia pre-unitaria mantengono questa impostazione e il giorno di festa è quasi sempre il giovedì. È per questo che dall'Ottocento fioriscono una quantità di giornali per bambini che escono a metà settimana. Senza scuola si può leggere (e comprare) di più. 

Durante il ventennio fascista le cose cambiano. La riforma Gentile introduce l'anno scolastico composto di 900 ore e, visto che il regime vuole il pomeriggio dei ragazzi libero per le attività delle varie organizzazioni giovanili - dai Balilla in su - il giovedì festivo diventa di troppo e, nel 1937, scompare definitivamente dai regolamenti scolastici. Ma non dalla memoria degli editori, che per abitudine o scaramanzia continueranno a considerarlo un giorno propizio per portare in edicola nuove testate.

Ci piacerebbe molto che in futuro venissero proprio da voi lettori ulteriori stimoli all'approfondimento della storia del fumetto italiano attraverso le testate Bonelli e non solo. Per ora vi diamo appuntamento su questo sito tra due settimane per una nuova "puntata".

Di giovedì, naturalmente.

Gianni Bono


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22/03/2018