Ricordo d'autore

Luca Boschi l'irripetibile

Graziano Frediani ha scritto un sentito ricordo del suo amico e collaboratore Luca Boschi, attivissimo storico e divulgatore del fumetto e dell'animazione scomparso lo scorso 3 maggio. Lo celebriamo dandovi un assaggio di alcuni suoi fumetti.

13/05/2022

«Metteremo una bella stella cometa sul ventilatore. Ma non si metterà a girare inopinatamente?»
«No, no.»

Il 3 maggio 2022 ci ha lasciati, a 66 anni, Luca Boschi, giornalista, critico, storico del fumetto e del cinema d'animazione, ma anche docente, blogger, autore teatrale e direttore culturale di festival internazionali.

Potevo cominciare soltanto così il mio personale ricordo di un carissimo amico che purtroppo non c'è più, anche perché era l'unica persona di mia conoscenza a ricordare per intero l'inizio e la fine (*) di questo mini-sketch raccontato da Paolo Poli in uno straordinario programma radiofonico.

Saprete tutti che, il 3 maggio 2022 ci ha lasciati, a 66 anni, Luca Boschi, giornalista, critico, storico del fumetto e del cinema d'animazione, ma anche docente, blogger, autore teatrale, direttore culturale di festival internazionali. Alla sua meticolosa cura si devono, fra i tanti, saggi su Benito Jacovitti, su Romano Scarpa e sul fumetto comico italiano del dopoguerra, e collane che hanno riproposto l'opera omnia di Jacovitti, Scarpa, Carl Barks, e tutto il "Popeye" di Elzie C. Segar. La sua biografia professionale è vastissima, e comprende una lunga collaborazione con la Bonelli: in particolar modo, sono felice di averlo avuto accanto nella monografia dedicata alla Storia del West di Gino D'Antonio e nei cataloghi che ripercorrono i 70 anni di Tex e gli 80 della Casa Editrice.

Sin qui, vi ho riepilogato una minima parte del suo immenso lavoro, sempre sorretto da un carico di entusiasmo, competenza e dedizione che nemmeno gli inconvenienti a cui fa cenno nella vignetta riprodotta qui sotto riuscivano a sopire. Sì, perché Luca era anche un cartoonist, attività ultimamente trascurata, nella quale distillava la sua ironia, il gusto per il buffo e il bizzarro, la voglia di sorridere su tutto, nonostante tutto (malattia compresa).

E il contrattempo cui accenna il suo buffo alter-ego è stato per lungo tempo, perlomeno fra i Settanta e gli Ottanta, la conclusione inevitabile della maggior parte delle collaborazioni con tanti piccoli editori di fumetti, di riviste o di saggi illustrati che, approfittando dell'entusiasmo dell'esperto o dell'autore dilettante di turno, gli chiedevano articoli, interviste, introduzioni o intere storie da pubblicare, senza dargli né una minima ricompensa, né una copia del lavoro pubblicato. E Luca Boschi di collaborazioni del genere ne aveva accettate parecchie, all'epoca: era sempre gentile, disponibile, predisposto al sorriso più che al rancore.

Tra i personaggi da lui creati, e tratteggiati con quel suo stile grafico un po' alla Walt Kelly, ho recuperato - li vedete sotto - un episodio di "Lupo Nolberto", che Silver e Luigi Bernardi ospitarono sul mensile "Lupo Alberto" delle edizioni Glénat Italia, e "Gozo", apparso su "Starcomìx", un periodico antologico che Luca curò per l'editrice Star Comics.

Amava molto, lo sapete, il fumetto disneyano, al cui universo, dominato dai giganti Floyd Gottfredson e Carl Barks, apparteneva il cartoonist che, da bambinissimo, lo aveva incantato: Hal Hubbard (l'autore, negli anni Cinquanta, della deliziose avventurette di Scamp-Lillo, per intenderci). Imparò a leggere, ad appena tre anni, sulle pagine di una storia di Hubbard della quale, grazie all'aiuto dei genitori, aveva imparato a memoria ogni battuta.  

Negli ultimi mesi, decisamente complessi per lui, aveva ancora un bel po' di collane da curare e di libri da scrivere, compresa una storia del varietà radiofonico e televisivo, con un focus speciale sui fantastici anni Cinquanta, Sessanta e Settanta.

Negli ultimi mesi, decisamente complessi per lui, aveva ancora un bel po' di collane da curare e di libri da scrivere, compresa una storia del varietà radiofonico e televisivo, con un focus speciale sui fantastici anni Cinquanta, Sessanta e Settanta. Una passione che ci univa particolarmente, insieme all'ammirazione per Enrico Vaime (con e senza Italo Terzoli): "Il tappabuchi", "Stasera Rita", "Gran varietà", "Batto quattro", "Raffaella col microfono a tracolla", "I Malalingua", "Io e il mio amico Osvaldo", "È domenica, ma senza impegno"...

Era - di nuovo - l'unica persona di mia conoscenza che ricordasse quando il Programma Nazionale trasmise un "western da camera" intitolato "Del vento tra i rami del sassofrasso" (con Raffaella Carrà e Gino Cervi), e a "Fumorama" fecero ascoltare, divisa in due parti, la meravigliosa opera rock "Megalopolis" (che, per non perderla, avevamo artigianalmente registrato con un Geloso). E poi Momò Chandòn l'ultimo dei Gattopardòn, Fanella, la Palla di Cacao preceduta da un tripudio di puttini, la Ciaccona della Pastorella, Giancarlo Guardabassi, Pedrito Manuelo l'omo che se fa spara' fino ar celo, Toni Buleghìn da Cavarzere, Eleuterio e Sempre tua (creati da un autore oggi dimenticato, il grande Maurizio Jurgens). Ricordi "irripetibili" per una mente "irripetibile", potremmo dire, parafrasando il titolo di un saggio in cui ricostruiva "le grandi stagioni del fumetto italiano". 

La chiudo qui, con la certezza che mancherà a me, ma soprattutto ai suoi tanti amici e lettori.

Graziano Frediani


(*)

- ZZZZZ -
AAAAH!

«Quando la raccogliemmo, la sua testa sorrideva ancora.»


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