Martin Mystère 40

Quarant'anni e non sentirli!

Martin Mystère ha appena saltato la staccionata dei quarant'anni di vita editoriale, celebrati con l'albo attualmente in edicola, "I suoi primi quarant'anni". Per festeggiarlo anche qui, cediamo la parola ad Alfredo Castelli e Carlo Recagno.

22/04/2022

Pezzi sui quarant'anni di Martin Mystère ne ho già scritti molti e la tendenza a ripetermi peggiora di momento in momento.

Davide e Alberto (ma, se preferite "La redazione Internet", che suona molto più serio), mi hanno chiesto un pezzo sui quarant'anni di Martin Mystère. Per l'occasione ne ho già scritti molti e la tendenza a ripetermi peggiora di momento in momento. In sintesi, dico sempre che sono contento che il BVZM sia ancora giovane e scattante dopo otto lustri, soprattutto in un periodo in cui, per varie ragioni, è diventato difficile affezionarsi a lungo a un personaggio di fantasia, e che comunque avrei preferito rimanere io giovane e scattante, e a che invecchiare di otto lustri fosse lui.

Ho chiesto dunque di affidare queste righe a un personaggio che ha seguito il BVZM per più di chiunque altro a parte me, e cioè il mysterioso Carlo Recagno. L'aggettivo non fa riferimento al suo rapporto con il Buon Vecchio Zio Marty: è proprio mysterioso di per se stesso. Cosa c'è nell'inseparabile borsa che porta con sé?  Come mai in venti e passa anni nessuno l'ha mai visto spettinato o con la barba non perfettamente rasata? Perché, come Martin Mystère, invecchia molto lentamente? Esistono altri mysteri che scoprirete nella tavola in stile "Corriere dei Piccoli" disegnata dal famoso "Pitore di Santini" una quindicina di anni fa e inserita nella gallery a fondo pagina. Vi sono  citate persone che purtroppo non sono più tra noi e che ricordiamo con affetto.

Cosa c'è nell'inseparabile borsa che Carlo Recagno porta con sé?  Come mai in venti e passa anni nessuno l'ha mai visto spettinato o con la barba non perfettamente rasata? Perché invecchia molto lentamente?

Il mystero principale è "Perché non scrive di più?". Carlo è senza dubbio uno dei migliori, se non decisamente il migliore, degli sceneggiatori di Martin Mystère: perché dobbiamo letteralmente estorcergli i testi con la forza? Pur di non consegnare si nasconde nei luoghi più disparati: ormai da anni potete trovarlo ben celato negli intricati disegni realizzati da Carlo Velardi per i risguardi del mensile, in una versione recagnizzata di "Where is Wally" in cui la ricerca si rivela spesso molto complicata. Oppure scrive poco perché passa il suo tempo a ripassare le avventure del Detective dell'Impossibile di cui è un esperto (anzi, l'Esperto) per eccellenza: chiedetegli chi ha pronunciato una certa frase negli albi degli ultimi quarant'anni, e vi dirà il numero, la data, la pagina e persino la vignetta. E, poiché si occupa tra l'altro della revisione dei testi prima di passarli al lettering, non troverete mai errori di continuity. Se ne sono stati commessi, li riesce a eliminare con funamboliche acrobazie narrative.

Come avrebbe scritto Sergio Bonelli nelle sue prefazioni, aggiungendo "perfino" come rafforzativo, leggendo il pezzo che Carlo ha scritto per il quarantennale «sono stato imbarazzato e "perfino" commosso per l'affetto dimostrato dalle sue righe». Che, ovviamente, ricambio: più che un articolo su Martin Mystère si tratta infatti di un articolo su di me. Beh, ammetto che si tratta di un ottimo soggetto! Grazie davvero, Carlo.

Alfredo Castelli

Ho conosciuto Alfredo Castelli nell'estate del 1989. La Daim Press aveva in cantiere una nuova serie, che si sarebbe chiamata Zona X e sarebbe stata aperta alle collaborazioni di nuovi autori.

Ho conosciuto Alfredo Castelli nell'estate del 1989. All'epoca mi ero diplomato da poco alla Scuola di Fumetto di Milano (dove - piccola nota personale - avevo avuto come insegnante Laura Scarpa, la quale ora dirige una rivista chiamata appunto Scuola di Fumetto, ed è una delle pochissime persone che io conosca a essere miracolosamente riuscita a restare sempre uguale senza mai invecchiare). Da allora, però, non avevo fatto molto: qualche collaborazione a giornali locali, e basta. Poi lessi su "Fumo di China" una notizia che - come si suol dire - avrebbe cambiato la mia vita.

La Daim Press (che da poco aveva mutato il nome in Sergio Bonelli Editore) aveva in cantiere una nuova serie, che si sarebbe chiamata Zona X, e che sarebbe stata aperta alle collaborazioni di nuovi autori. Quello stesso numero della fanzine (che devo avere ancora da qualche parte, probabilmente in cantina) pubblicava anche la "bibbia" della nuova testata, redatta naturalmente da Alfredo Castelli, e ne rimasi intrigato; tanto da decidere di fare un gran salto nel buio e propormi come collaboratore. Mi recai quindi alla Epierre (dove all'epoca Castelli aveva un ufficio) per saperne di più; e feci quindi una cosa che un aspirante autore non deve mai fare: andare allo sbaraglio senza nessuna preparazione e senza nemmeno aver preso appuntamento!

Fui fortunato, perché Castelli quella mattina era presente e mi ricevette (negli anni successivi avrei imparato che Alfredo, per indole, non mette mai alla porta nessuno). Mi disse subito che in quel momento aveva abbastanza materiale per Zona X ma che, se lo desideravo, avrei potuto proporgli una storia per Martin Mystère. «Addirittura per Martin Mystère!», pensai, senza dare troppo a vedere l'emozione. Nei giorni successivi cercai quindi di studiare bene le caratteristiche della serie (che conoscevo già come lettore), mettendo assieme una storia che potesse interessare al "maestro", e mi ripresentai due settimane più tardi con un soggetto (suscitando una certa meraviglia in Alf, il quale probabilmente non si aspettava di vedermi ricomparire tanto presto).

Ho conosciuto Alfredo Castelli nel gennaio 1972, quando comperai per la prima volta il "Corriere dei Ragazzi" che da poco aveva effettuato la Grande Svolta.

Per non farla troppo lunga, quel soggetto divenne la mia prima storia per Martin Mystère, "Aria di Baker Street" (pubblicata nel 1992), alla quale poi seguirono delle altre, che evidentemente piacquero, tant'è vero che nel 1995 affiancai Alfredo nella cura redazionale della testata. Da allora sono diventato il suo braccio destro, come Nero Wolfe e Archie Goodwin (solo che lui non è grasso e non ama maniacalmente le orchidee, e io non ho una fidanzata milionaria). Come Goodwin con Wolfe, il mio compito principale è stato quello di pungolarlo affinché lavorasse, ricordandogli i suoi molteplici impegni e facendogli presente che le moltitudini dei fan aspettano soltanto lui, e che occorrono i suoi sforzi costanti affinché Martin Mystère possa presentarsi regolarmente in edicola. 

Ho conosciuto Alfredo Castelli nel gennaio 1972, quando comperai per la prima volta il "Corriere dei Ragazzi", che da poco aveva effettuato la Grande Svolta, cambiando il nome storico del "Corriere dei Piccoli" (naturalmente il leggendario "corrierino" tornò presto in edicola, dando vita a uno sdoppiamento che durò diversi anni, ma questa, come si suol dire, è un'altra storia), e fu una vera rivelazione!

All'interno trovai TILT, "la rubrica pazzapazzapazza", un "Mad" all'italiana (anche se naturalmente all'epoca ignoravo l'esistenza della rivista americana) firmato da tale Alfredo Castelli, con i disegni di Bonvi e di Daniele Fagarazzi. Fu la prima volta che lessi il nome di Alf, e lo ritrovai ancora in numerose occasioni nella rivista, soprattutto quando divenni avido lettore de "Gli Aristocratici" (disegnato da Tacconi) e "L'Ombra" (con i disegni prima di Tacconi e poi di Cubbino); per non parlare poi di "Otto Krunz" (con Fagarazzi) e delle strisce di "Zio Boris" (con Peroni).

Purtroppo più avanti il "CdR" (come lo chiamavamo all'epoca) cambiò radicalmente formula e nome, diventando "CorrierBoy" e perdendo ignominiosamente il parco lettori conquistato negli anni (tra i quali io); persi quindi di vista i personaggi con i quali ero cresciuto, assieme a chi li realizzava. Ma alcuni anni dopo (durante il liceo, per l'esattezza), ritrovai il nome di Alfredo Castelli sul primo numero di un albo chiamato Martin Mystère; fu la prima serie della Bonelli che lessi con regolarità.

Non potevo sapere che, "da grande", a quella serie avrei collaborato anch'io! 

Ho conosciuto Alfredo Castelli forse ancora prima del "Corriere dei Ragazzi", dal momento che aveva scritto numerose storie del "Pedrito el Drito" di Terenghi.

Ho conosciuto Alfredo Castelli in realtà forse ancora prima del "Corriere dei Ragazzi", dal momento che il nostro (non è un caso se i due aggettivi che maggiormente gli si attribuiscono sono "vulcanico" e "prolifico") aveva scritto in precedenza numerose storie del "Pedrito el Drito" di Terenghi, e del "Cucciolo e Beppe" pubblicato dalla Alpe. È possibile, quindi, che tra le prime storie a fumetti che mi sono trovato a leggere, da bambino, ce ne fossero proprio di sue, anche se non posso saperlo con certezza, dal momento che all'epoca erano pochi gli editori che pubblicavano i nomi degli autori. 

In sostanza, la figura di Castelli ha caratterizzato, in un modo o in un altro, tutte le fasi della mia esistenza (sarà un caso il fatto che io sono nato nello stesso anno in cui lui iniziava la sua carriera?). Non c'è dubbio che Alfredo abbia influenzato un'intera generazione di autori di fumetti che hanno intrapreso questo mestiere anche a causa sua, e che in seguito sono diventati suoi colleghi e -  in alcuni casi - collaboratori.

In tutti questi anni ho lavorato al suo fianco, osservandolo con attenzione, e cercando di assorbire quello che potevo.

L'ho visto lavorare letteralmente fino all'ultimo minuto prima di andare in stampa per apportare migliorie a storie, correggendo e modificando, in modo da poterne essere pienamente soddisfatto (ho sempre la sensazione che, se potesse, andrebbe anche in giro per le edicole a correggere a mano le copie in vendita, una per una).

L'ho visto riscrivere da capo a piedi i dialoghi delle storie, alterandone il senso e trasformandole in qualcosa di completamente diverso dall'originale. L'ho visto riscrivere, scomporre e letteralmente "sezionare" tavole, rimontando vignette o addirittura intere sequenze in un altro ordine; a volte per "salvare" storie non proprio eccelse, ma più spesso semplicemente per migliorare un prodotto che era già buono.

L'ho visto lavorare letteralmente fino all'ultimo minuto prima di andare in stampa per apportare migliorie a storie, correggendo e modificando, in modo da poterne essere pienamente soddisfatto.

Inevitabilmente, non sempre siamo andati d'accordo su tutto. Lui ha un carattere forte, io sono un tipo che si impunta, e a volte abbiamo discusso, specie sui titoli da dare alle storie (che sfociano in sfibranti dibattiti). Sulle copertine, poi, abbiamo spesso visioni differenti. Lui preferisce scene "d'azione", con una minaccia incombente, mentre io prediligo le immagini "statiche". E' Alfredo, in quanto  curatore di testata, che ha il compito di definire l'immagine, realizzando uno schizzo (spesso in stile "omino bufo") da dare al copertinista,  e quando questi schizzi li faccio io, lui è sempre piuttosto severo nel filtrarmeli: diciamo che me ne accetta tre su dieci.

Ma la sua determinazione a non "lasciar passare" qualcosa di cui non sia soddisfatto al 100% significa che, dopo una vita a fare questo mestiere, Alf non è ancora stanco, dà sempre il massimo, e mette sempre entusiasmo e passione in quello che fa. E io spero di aver imparato almeno un po' da lui (sembra proprio di sì: anche questo articolo lo sto in continuazione limando e correggendo, prima di inviarlo in redazione; se lo state leggendo significa che a un certo punto ho fatto violenza su me stesso e mi sono imposto di non metterci più mano, né tantomeno di rileggerlo ancora).

Martin Mystère compie quarant'anni, gli ultimi trenta dei quali anche con il mio modesto apporto. E con l'aiuto del Signore conto di continuare almeno per altri trenta, naturalmente sempre a fianco di Alfredo Castelli.

E, come diceva Peppino De Filippo, «ho detto tutto»! 

Carlo Recagno

Martin Mystère 386 "I suoi primi quarant'anni", testi di Alfredo Castelli e disegni di Giancarlo Alessandrini, Rodolfo Torti, Alfredo Orlandi, Angelo Maria Ricci, copertina di Giancarlo Alessandrini. Dal 9 aprile in edicola, fumetteria e nel nostro sito ufficiale.


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