Federico Memola

L'uomo che sognava i fumetti

La prematura scomparsa di Federico Memola ha colpito tutti noi. Il nostro redattore capo centrale Luca Del Savio ha voluto ricordarlo con un racconto molto personale.

Sul finire degli anni 80, ho incontrato per la prima volta Federico e, diciamoci la verità, non mi era risultato immediatamente simpatico. Lo incrociavo alle mostre mercato del fumetto di Milano che frequentavo con la speranza di piazzare qualche copia di Graffiti, la scalcinata fanzine cui collaboravo all'epoca. Mentre si aggirava tra i banchetti di vendita, mi sembrava guardasse tutti dall'alto in basso, con aria un po' supponente. Inoltre, indossava sempre una formale giacca e ai miei occhi, che sfilavo in pantaloni corti e maglietta di Wolverine, risultava un personaggio decisamente alieno e distante.

Capirete la mia sorpresa quando una sera, a cena da Antonio Serra, lo vidi sbucare inaspettatamente, in compagnia di Sergio Masperi. Anche Sergio era in giacca, ma il taglio - dell'abito e dei suoi capelli - lo avvicinava più al Don Johnson di Miami Vice piuttosto che al look un po' severo di Federico. 

In quell'occasione scoprii quanto fosse piccolo il mondo del fumetto milanese e quanto fosse facile, con così pochi gradi di separazione, venire a contatto con tante persone appassionate di nuvole parlanti. "Appassionate" forse non rende bene, come termine... diciamo "malate"! Malate come me, beninteso. E fu senz'altro quella sera che cominciai a cambiare idea nei confronti del futuro autore di Jonathan Steele. Intanto mi fu chiaro che il suo sguardo dall'alto in basso era dovuto a due fattori naturali: innanzitutto era più alto di me, e quello sguardo rappresentava semplicemente una caratteristica del suo volto, non era riconducibile ad alcun atteggiamento di superiorità nei confronti di chicchessia. Dopodiché, quando iniziammo a parlare di fumetti, venne a galla tutto l'amore di Federico per le pagine di tanti autori, tanti eroi e protagonisti di storie fantastiche di ogni epoca e latitudine, raccontate a vignette ma non solo (tralasciando i dettagli di quanto fosse anche profondo conoscitore del cinema hollywoodiano e dell'animazione giapponese, nonché amante di Storia e mitologia). Insomma, pur con gusti non sempre sovrapponibili, era chiaro: parlavamo la stessa lingua. Di lì a poco iniziammo a frequentarci con regolarità, insieme ad altri amici accomunati dalle medesime passioni e che sognavano di trovare ognuno il proprio spazio nel mondo del fumetto.

Tra i più determinati a concretizzare questo sogno c'era proprio lui, Federico, che avrebbe poi esordito sulle pagine di Fumo di China - da poco approdata in edicola, a quel tempo, dopo una lunga e gloriosa navigazione nel mare fanzinaro - per la quale iniziò a lavorare come redattore tuttofare e in qualità di autore di una serie, "Moon Police Dpt.", illustrata da Teresa Marzia, sua futura moglie.


Federico Memola
ritratto da Sergio Masperi

Dopo un passaggio sulle pagine dell'Intrepido, eccolo entrare in Bonelli, dapprima affiancando Alfredo Castelli e quindi ottenendo la responsabilità di seguire e portare in edicola l'allora bimestrale Zona X. E qui il sogno di Federico di scrivere professionalmente storie a fumetti, le proprie storie, con i propri personaggi, divenne quotidiana realtà. Nel tempo firmerà alcuni "Classici" di Zona X (i racconti "liberi", senza protagonisti fissi), ma soprattutto il primo fantasy bonelliano - il racconto corale della miniserie "La stirpe di Elän" - oltre alla saga fantascientifica di "Legione Stellare". In quegli anni, Zona X divenne una straordinaria "palestra" in cui crebbero numerosi talenti del fumetto nostrano: senza pescare un nome piuttosto di un altro, andate a spulciare la biografia di alcuni disegnatori texiani, zagoriani, nathanneveriani, mystèriani, dampyriani e così via per rendervi conto di quanti siano transitati dalle pagine del bimestrale che dava "libero spazio alla fantasia".

Sul finire dell'esperienza di questo "balenottero" antologico (nel frattempo divenuto mensile), una mattina Federico sembrò giungere in redazione stranamente agitato. Non vedeva l'ora di prendere un appunto, di mettere su carta quanto gli era apparso in sogno la notte prima; doveva raccogliere le idee e strutturarle, iniziare a modellare un nuovo mondo e un nuovo protagonista, un serio candidato a prendere il posto de "La stirpe di Elän" che stava esaurendo il suo ciclo di storie. Forse non immaginava ancora che quel sogno avrebbe partorito un eroe destinato a guadagnarsi una propria collana e ad accompagnarlo per il resto dei suoi giorni. Ciò che la fantasia gli aveva suggerito nottetempo aveva un nome preciso, o meglio un cognome: Steele. Dopo un sondaggio redazionale, nelle stanze del civico 42 di via Buonarroti, avrebbe guadagnato anche un nome proprio: tra i candidati ricordo senz'altro Jason, ma a vincere il sondaggio e a convincere Federico (e Teresa, da subito al lavoro per crearne il look e definirne la fisionomia) fu Jonathan. Un eroe giovane e dinamico, ma che indossava una giacca! Inconfondibilmente "memoliano"! 

Al termine dell'esperienza bonelliana di Jonathan Steele, le nostre strade professionali si separarono. Rimase l'amicizia, un valore imprescindibile e preziosissimo per Federico: nonostante potesse apparire spesso freddo e distaccato - una maschera difensiva indossata per celare una timidezza di fondo -, sono poche le persone che ho visto spendersi così tanto per un amico in difficoltà. Un pregio che, per come vedo io la vita, riesce a oscurare praticamente ogni difetto di una persona. A questa caratteristica, Federico univa una forte determinazione nel perseguire il sogno di vivere realizzando i suoi fumetti. E ha continuato a scrivere le sue storie e raccontare le avventure dei suoi personaggi fino a quando la malattia gliel'ha consentito. Quando ci siamo visti per l'ultima volta, le sue condizioni di salute stavano per divenire disperate. Anche in quell'occasione, però, abbiamo chiacchierato di fumetti ed era preoccupato: chi avrebbe continuato a sceneggiare il progetto a cui stava lavorando?

Fino all'ultimo, Federico ha sognato i fumetti. E le migliaia di pagine che ha scritto, ne sono certo, continueranno a far parte dei sogni di tanti lettori.

Luca Del Savio

13/12/2019