Intervista Le Storie

Il Prisma Oscuro di Principato

Disponibile in edicola, fumetteria e nel nostro Shop online dal 12 settembre, "Il prisma oscuro" racconta un'allucinante caccia al serial killer per le vie di Milano, ma anche sulle pagine dei giornali. Ne abbiamo parlato con lo sceneggiatore Maurizio Principato.

Una serie di inquietanti quanto apparentemente inspiegabili delitti, sconvolge il mondo editoriale milanese. Solo una cosa è certa, ogni uccisione è legata alle altre. È questo l'incipit di "Il prisma oscuro", il numero 84 Le Storie, scritto da Maurizio Principato e disegnato da Max Avogadro, in uscita giovedì 12 settembre. Ci siamo fatti raccontare dallo sceneggiatore com'è nata la storia e cosa rappresenta l'albo per lui, inoltre, nella nostra gallery, potete vedere un'anteprima delle prime otto pagine dell'albo.

► "Il prisma oscuro" è il tuo esordio bonelliano. Com'è nata questa collaborazione con la collana "Le Storie"?

Mi sono preso il tempo necessario per arrivare a essere soddisfatto di ciò che stavo scrivendo, rispettando lo spirito di una serie antologica come Le Storie.

Nel modo più prevedibile: ho sottoposto all'attenzione di Gianmaria Contro, curatore della collana, un soggetto e che è poi stato accettato. Nei mesi successivi mi sono concentrato sulla stesura della sceneggiatura, consegnando "pacchetti" di 30/35 pagine alla volta per approvazione. Mi sono preso il tempo necessario per arrivare a essere soddisfatto di ciò che stavo scrivendo. Ho rispettato lo spirito di una serie antologica che, a seconda dei numeri, si orienta verso un filone "storico", in cui si parte dalla realtà per innestare personaggi o accadimenti di fantasia, oppure uno "sperimentale" in cui confluiscono idee o influenze provenienti dal Cinema, dal Teatro, dalla Letteratura, dalla Filosofia, dalla Scienza o dal mondo della Musica, idee o influenze che vengono armonizzate in un contesto narrativo organico.

► Il protagonista dell'albo è un giovane giornalista che si trova a seguire un sanguinoso caso di cronaca nera, e nel racconto sono presenti diversi "dietro le quinte" del mondo del giornalismo, mondo di cui tu fai parte da tanti anni. Ti sei divertito a inserirli nella storia, oppure ti sei voluto togliere qualche sassolino dalla scarpa?

Luca Moroni, il protagonista di "Il prisma oscuro", non è il mio alter-ego anche se per lavoro si occupa principalmente di musica, come me. Luca viene assegnato a un caso di cronaca nera e, da lì in poi, la sua vita prende una piega inaspettata. Nell'immaginare i vari backstage - funzionali a definire il personaggio - ho ripercorso i ricordi o le esperienze vissute nel corso degli anni, e non parlo solo delle mie esperienze ma anche di quelle dei molti colleghi che mi hanno raccontato - con ironia o rassegnazione o disappunto - situazioni in cui hanno dovuto sopportare l'insopportabile. Il cosiddetto "mondo del giornalismo" è una famiglia allargata in cui convivono professionisti, dilettanti e cialtroni. Ognuno di loro può avere una valenza narrativa, cioè può fornire degli spunti interessanti a scrivere o arricchire una storia. Individuare tali spunti e svilupparli è spassoso. Non si tratta di sassolini nella scarpa ma, piuttosto, di antropologia funzionale. 

► Non sveliamo nulla della trama dicendo che nei dialoghi ci sono tantissimi riferimenti letterari e soprattutto musicali. Come per il protagonista - ma anche per il suo antagonista - anche per te musica e letteratura sono le passioni più grandi?

Al primo posto di una ideale classifica delle passioni personali "imprescindibili" per me ci sono tre "cose": musica, fumetti e viaggi. A seguire, in seconda posizione, letteratura, cinema e serie Tv. Al terzo posto la buona cucina, il mare e gli alberi. Ma niente di tutto ciò avrebbe senso se non ci fosse il supporto affettivo dei familiari e degli amici più cari. A ben guardare la passione più grande per me sono le persone e le vite degli altri.

Il cosiddetto "mondo del giornalismo" è una famiglia allargata in cui convivono professionisti, dilettanti e cialtroni. Ognuno di loro può fornire spunti interessanti. Individuarli e svilupparli è spassoso.

 Nel corso dell'albo, vengono mostrati diversi scorci particolarmente riconoscibili della città di Milano, cosa ormai non più così inusuale nei fumetti Bonelli. Cosa credi aggiunga alla storia, un'ambientazione così vicina a noi, rispetto a quelle anglo-americane cui siamo più abituati?

Ho scelto Milano perché la conosco, la vivo quotidianamente e volevo omaggiarla. Vivo a Milano dal 1° dicembre 1996: mi ha accolto e mi ha aiutato a cambiare mestiere e, di conseguenza, vita. Prima del '96 ero un oscuro programmatore, frustrato e insoddisfatto. Non si tratta soltanto di un'ambientazione: in "Il prisma oscuro" Milano è uno dei protagonisti principali della vicenda. Milano ha un fascino segreto che si manifesta se ci si apre alla città. La scelta dei set è stata molto accurata, niente è stato lasciato al caso. Non mi interessava preparare delle "cartoline" (il Duomo, per dire, non compare), bensì far apparire la Milano reale e farla vivere a chi legge.

► Alla tua sceneggiatura ha dato forma grafica Max Avogadro. Vi siete confrontati molto oppure è stato semplice, lavorare con un disegnatore esperto come lui?

Massimiliano Avogadro e io ci siamo incontrati prima che lui iniziasse a mettersi al lavoro. Seduti su una panchina ubicata dalle parti di Piazzale Corvetto, a Milano, abbiamo deciso insieme lo stile grafico opportuno per la storia. Max è un disegnatore duttile e mi ha proposto diverse possibilità. La scelta è caduta su un segno che amalgamasse la limpidezza nel tratteggio dei personaggio al tratto "sporco" per le ambientazioni urbane e al chiaroscuro netto degli interni. A mano a mano che disegnava e consegnava le tavole ci confrontavamo (via email, non più sulla panchina...). Max ha saputo interpretare lo spirito della storia. Il fatto che viva a Milano ha contribuito a dare credibilità globale al tutto. Lavorare con lui è stato gratificante.

A cura di John Ventura


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11/09/2019