Deadwood Dick

Intervista a Pasquale Frisenda

Uscito a fine febbraio 2019, "Fra il Texas e l'Inferno" raccoglie in formato cartonato i due albi di Deadwood Dick opera di Maurizio Colombo e Pasquale Frisenda. Ecco un'intervista con il disegnatore milanese, che ci racconta com'è nato il volume.

Scritto da Maurizio Colombo a partire da un racconto di Joe R. Lansdale, Deadwood Dick. Fra il Texas e l'Inferno racconta di come sia facile finire nei guai anche facendo una buona azione. Per quei pochi che ancora non l'hanno letto, ma anche per i tanti che invece già possiedono il volume, proponiamo oggi un'intervista al disegnatore Pasquale Frisenda, che ci racconta il suo lavoro per la creazione di un fumetto così particolare.

Ogni disegnatore ha caratterizzato il personaggio attraverso la propria e personale ottica, quindi direi che esistono tre versioni distinte di Deadwood Dick: la mia, quella di Mastantuono e quella di Andreucci.

► Per disegnare il personaggio di Deadwood Dick - la fisionomia e le caratteristiche fisiche - si è ispirato a qualche modello in particolare? C'è qualcosa del vero Nat Love, nel suo Deadwood Dick?

Le proposte fatte negli studi per la fisionomia di Deadwood Dick sono state varie e molto diverse tra loro. Io avevo una descrizione fisica del protagonista, e anche che tipo di abbigliamento doveva indossare, ma restava l'incognita del volto, che doveva comunque essere quello di un uomo magro ed atletico. Quello che è stato scelto alla fine era ciò che si avvicinava maggiormente alle necessità del personaggio, ma non aveva nessun riferimento particolare, neanche con il vero Deadwood Dick/Nat Love. Ogni disegnatore l'ha poi ulteriormente caratterizzato attraverso la propria e personale ottica, quindi direi che esistono tre versioni distinte di Deadwood Dick: la mia, quella di Corrado Mastantuono e quella di Stefano Andreucci.

► Il cartonato è arricchito con studi preparatori e un paio di prove di copertina. Forse è superfluo chiederlo, ma ha effettuato molto lavoro di ricerca e documentazione in merito ad armi, divise e vestiario prima di affrontare la realizzazione grafica?

Sì, era necessario farlo, come lo è per ogni serie collocata in un periodo storico ben preciso. Di regola è un lavoro che si prepara prima di iniziare a disegnare, in modo da stabilire con lo sceneggiatore alcuni punti fermi, ma durante la produzione delle tavole la ricerca rimane costante e alcune scelte o modifiche fatte in corso d'opera le ho poi proposte e discusse con Maurizio Colombo. In linea di massima, ho avuto comunque molta mano libera sulle tavole.

► Siete rimasti piuttosto fedeli allo stile di Lansdale, come atmosfere: l'avete incontrato, o interagito in qualche modo con lui, durante la realizzazione del fumetto?

I racconti di Joe R. Lansdale contengono una descrizione degli effetti della violenza molto più evidente rispetto all'abitudine di altre testate bonelliane, ne eravamo consapevoli.

No, però Maurizio Colombo è stato uno dei primi a segnalare il lavoro di Lansdale in Italia, attraverso recensioni e articoli. Penso che i due episodi da noi realizzati rispecchino molto lo stile dello scrittore statunitense e, pur se Colombo ha aggiunto diverse parti assenti nei racconti originali, direi che sono sempre perfettamente integrate con quel modo di scrivere e narrare.

► La differenza tra la violenza delle storie di Deadwood Dick e quella di Tex e Magico Vento è palese. Lei ha dovuto adattarsi all'inserire dettagli più truculenti, meno edulcorati?

Sì, i racconti di Lansdale contengono una descrizione degli effetti della violenza molto più evidente rispetto all'abitudine di altre testate bonelliane. Ne eravamo consapevoli, lavorando a un progetto come questo era necessario tenerlo in considerazione. Per quanto possibile, ho cercato di non calcare troppo la mano sulle scene più violente, o almeno di non involgarire eccessivamente immagini già pesanti di per sé, per quello che doveva essere mostrato. Di regola preferisco suggerire una sensazione più che descriverla nel dettaglio, ancora di più se si tratta di aspetti legati alla violenza, ma in alcune occasioni sono convinto che la cosa migliore sia invece non limitare nulla in tal senso. Ad esempio, anche in alcuni episodi di Magico Vento, visto che la serie permetteva di farlo, inserii di mia scelta dettagli precisi di situazioni drammatiche e cruente, per sottolineare cosa significava essere davvero colpiti da un proiettile o da una freccia.

► L'etichetta "Audace" si discosta dalla classica "gabbia bonelliana" con cui sono solitamente scandite le tavole, mettendosi più in linea con i Romanzi a Fumetti di Tex. In che modo questa diversa impaginazione ha influito sul suo lavoro?

L'esigenza delle collane "Audace" è proprio quella di distinguersi dalle serie più classiche della Casa editrice, quindi quell'intenzione doveva venire sottolineata in maniera chiara anche nell'aspetto grafico, oltre che come stile. Dal punto di vista del disegnatore, credo che tale scelta permetta una libertà espressiva maggiore. Non deve però essere intesa come un'impostazione priva di regole perché, prima di tutto e sopra ogni singola tavola, deve essere sempre tenuta presente la leggibilità del racconto visivo.

► Ha "sentito" differenze nel disegnare Tex, Ned Ellis o Deadwod Dick, anche nelle emozioni che le ha dato il risultato finito?

Tex, Magico Vento e Deadwood Dick sono personaggi molto differenti, perciò hanno necessità differenti e richiedono ai disegnatori un impegno diverso, calibrato su di loro.

Sono personaggi molto differenti, perciò hanno necessità differenti e richiedono ai disegnatori un impegno diverso, calibrato su di loro. Tex è la quint'essenza dell'eroe e, in sintesi, dev'essere sempre rappresentato in un certo modo perché deve comunicare, agli occhi del lettore, esattamente chi è, in ogni singola vignetta. Difficilmente lo si vedrà in posizioni sgraziate o dimesse, per quanto possa trovarsi in situazioni di difficoltà o di relax.

Magico Vento ha un'altra anima, ed è combattuto tra il suo passato pieno di disordine e violenza e la sua nuova identità di sciamano all'interno di una comunità Sioux, dove cerca di convivere con le sue capacità mentali e gli eccessi che a volte le stesse gli provocano. È un personaggio più sofferente di Tex, ed è più facile vederlo ritratto in posizioni anche poco "eroiche".

Deadwood Dick è, tra questi, forse il personaggio più realistico (o plausibile), nel senso che vive la sua vita e le sue avventure senza filtri, come farebbe un qualunque essere umano nelle sue condizioni e in quelle situazioni. Dick può essere raffigurato e rappresentato anche nella maniera più mesta eppure questo non entra in contraddizione con quello che è, e anzi, spesso, necessita di essere ritratto in modi tutt'altro che eroici. Ogni personaggio è interessante da gestire, come è stimolante il lavoro che bisogna fare per portarlo sulla carta nel modo più corretto possibile.

A cura di Lorenzo Barruscotto


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13/08/2019