Intervista Dylan Dog

Quattro domande a Officina Infernale!

In edicola dal 9 febbraio, "Estreme visioni" è il quarantesimo Dylan Dog Color Fest. Vi presentiamo le interviste agli autori delle tre storie che lo compongono, cominciando da Officina Infernale e dalla sua "La colazione dei campioni".

18/01/2022

Mercoledì 9 febbraio arriva finalmente in edicola "Estreme visioni", il quarantesimo Dylan Dog Color Fest che avrebbe dovuto essere il trentanovesimo. Al suo interno trovate tre storie dal sapore "indie", realizzate da tre autori che non avevano mai lavorato con la nostra Casa editrice. Ve li presentiamo attraverso tre interviste e le prime tavole delle loro storie. Oggi diamo quindi spazio al primo autore e alla prima storia: Officina Infernale e "La colazione dei campioni".

Mi sono sempre mosso nel fumetto più o meno sperimentale-indipendente-autoprodotto per avere libertà completa di movimento: mi sono gestito da solo i tempi.

► Puoi presentarti ai lettori di Dylan Dog e spiegarci da dove deriva il tuo nome d'arte, che è decisamente appropriato per un artista che ha scritto e disegnato una storia dell'Indagatore dell'Incubo?

Mi chiamo Andrea Mozzato ma il mio vero nome è Officina Infernale. Lo uso dal 2002, inizialmente nei lavori di grafica, principalmente volantini, poster e packaging di dischi e CD punk hardcore, poi, quando ho ripreso a fare fumetti, ho deciso che ci stava bene, direi un'ottima scelta, soprattutto commerciale. Ho anche altre attività collaterali con altri nomi, ma è un'altra storia... 

► Qual è stato il tuo percorso da fumettista precedente al tuo arrivo su questo Color Fest?

Mi sono sempre mosso nel fumetto più o meno sperimentale/indipendente/autoprodotto, ho lavorato anche per Shockdom, BD, Becco Giallo, Nicola Pesce. Molte volte ho scelto l'autoproduzione per avere libertà completa di movimento, diciamo più per le scadenze, ovvero mi sono gestito da solo i tempi. La libertà creativa, invece, fortunatamente l'ho sempre avuta, anche su Dylan Dog. Faccio parte del Progetto Stigma, collettivo editoriale fondato da Akab in collaborazione con Eris Edizioni: abbiamo vinto un premio Boscarato come migliore fumetto italiano nel 2019 con "Iron Kobra", illustrato da me e scritto da Akab.

Negli anni d'oro di Dylan - ovvero nei 90 - sicuramente lo leggevo, probabilmente a scrocco, ma ricordo anche che lo compravo per qualche viaggio.

► Qual è il tuo rapporto da lettore con l'Indagatore dell'Incubo?

Potrei dirti pessimo, ma non per i motivi che pensi! Fondamentalmente, ero un lettore di supereroi e fumetto statunitense in generale: a parte qualche autore, l'Italia l'ho sempre saltata. In realtà sono uno snob sia con il fumetto sia con la musica. Negli anni d'oro di Dylan - ovvero nei 90 - sicuramente lo leggevo, probabilmente a scrocco, ma ricordo anche che lo compravo per qualche viaggio: all'epoca mi spostavo un sacco in treno, quindi leggevo anche Dylan Dog.

Ricordo che i numeri classici e quelli più famosi sicuramente li ho letti, tipo "Memorie dall'invisibile", "Morgana", "Golconda", "Johnny Freak"... Me ne ricordo ancora uno disegnato da Corrado Roi, in cui c'era un essere delle fogne che mangiava la gente: all'epoca mi disorientò, un po' come la storia di Hulk "Feeding Billy" scritta e disegnata da Jim Starlin. Disturbante.

Poi nel corso degli anni gli dato qualche occhiata veloce: mi era piaciuto l'episodio "La macchina umana", ma anche il recente restyling. Diciamo che la fase tra il numero 100 e il recente restyling l'ho saltato completamente. Ma anche questa è un'altra storia...

► Puoi dirci in che modo ti sei approcciato alla tua storia e che visione hai voluto dare del personaggio?

Io sono un sostenitore della riscrittura dei personaggi, mi piace questo gioco, mi piace il concetto di ottica diversa su un personaggio consolidato.

Ho preso un sacco di LSD! No, scherzo...

Faccio un piccolo preambolo: io sono un sostenitore della riscrittura dei personaggi, mi piace questo gioco, mi piace il concetto di ottica diversa su un personaggio consolidato. Qualche tempo fa avevo creato delle storie brevissime con un Dylan Dog che definisco "Ellroyano": era un esperimento di riscrittura, ma era anche Dylan Dog. C'era il classico personaggio maledetto ma che comunque si riscatta, magari anche a costo della vita; rozzo, brutale nei metodi, ammazzava i mostri a Londra...

Ellroy penso sia uno dei miei scrittori di noir/crime preferito: ha quella sensibilità da tirapugni in piena faccia o, per citarlo, da interrogatorio con elenco telefonico. Quindi avevo creato un Dylan Dog ex poliziotto, radiato con disonore dalla polizia, tuttora bevitore, assai cinico e brutale nel sviluppare i casi. I mostri li menava pure.

Visto il carattere sperimentale del Color Fest ho pensato: «Perché no?», ho contattato Roberto Recchioni e la cosa è andata in porto. Diciamo che l'ho un po' limato, ho cambiato qualche elemento, anche perché l'avevo pensato per uno sviluppo ulteriore e i personaggi classici come Groucho e Bloch sarebbero cmq apparsi sicuramente in vesti diverse.

A cura di Adriano Barone

Appuntamento alla prossima settimana con l'intervista a Spugna!

Dylan Dog Color Fest 40 "Estreme visioni", testi e disegni di Officina InfernaleSpugna e Jacopo Starace, copertina di Ambra Garlaschelli. Dal 9 febbraio in edicola, fumetteria e nel nostro sito ufficiale.


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