Frequently Asked Questions

Orfani FAQ

Orfani FAQ

Rispondono Roberto Recchioni e Emiliano Mammucari


PERCHÉ LA SERIE SI INTITOLA "ORFANI"?


RR: Orfani come orfani di guerra. I protagonisti sono infatti dei ragazzini sopravvissuti per miracolo a un attacco al nostro pianeta da parte di un nemico alieno e sconosciuto, che ha condannato la Terra. Verranno addestrati per diventare dei soldati di un livello superiore e per vendicare la razza umana.

QUALI SONO STATE LE FONTI DI ISPIRAZIONE, UTILI A CREARE L'IMMAGINARIO IN CUI SONO CALATE LE STORIE DI ORFANI? CI SONO FILM, ROMANZI, TELEFILM, VIDEOGIOCHI O FUMETTI A CUI SIETE PARTICOLARMENTE DEBITORI?

EM: Orfani è la storia che avremmo sempre voluto leggere: dentro c'è "Halo", come c'è "Fanteria dello spazio" (il libro, non il film), "Alien", "Metal Gear Solid" e tutto l'immaginario visivo di fantascienza bellica che adoriamo. Riferimenti a fumetti ce ne sono pochi, anche se un personaggio indossa un casco che è un voluto rimando al Rocketeer di Dave Stevens.

RR: Orfani è una serie immersa in uno dei sotto-generi della fantascienza che amo di più: la fantascienza bellica, di cui Robert Heinlein e Joe Haldeman sono gli antitetici padri spirituali. Lavorando su storie che coinvolgono ragazzini e il tema della guerra, ho tratto spunto, via via da libri come"Stand By Me" e "La Lunga Marcia", di Stephen King, "Il Signore delle Mosche", di William Golding, "Fanteria dello Spazio" e "Guerra Eterna" (dei già citati Heinlein e Haldeman), oltre che da pellicole quali "Il Grande Uno Rosso", di Samuel Fuller, e "Full Metal Jacket", di Stanley Kubrick.

ORFANI È LA PRIMA SERIE BONELLIANA PENSATA PER ESSERE DIRETTAMENTE PUBBLICATA A COLORI. COSA SIGNIFICA, PER UNO SCENEGGIATORE E UN DISEGNATORE, REALIZZARE UN FUMETTO SAPENDO CHE SARÀ STAMPATO IN QUADRICROMIA RISPETTO AL TRADIZIONALE BIANCO E NERO?

RR: Il colore, al pari del testo e del disegno, ha un'importanza enorme, sia dal punto di vista della spettacolarità, sia sotto quello delle emozioni. Considerato il tipo di approccio e il tipo di cura che abbiamo riservato al colore e il peso, dunque, che ha assunto nella lavorazione di Orfani, per forza di cose ne ho tenuto conto in fase di scrittura, cercando di sfruttare al meglio l'occasione.

EM: Significa molto! Dei quattro anni di lavorazione penso che un anno almeno sia servito per l’ideazione del colore. Non volevamo qualcosa che scimmiottasse gli albi americani o quelli francesi, ma che avesse carattere. Qualcosa di adatto alla nostra storia, al formato e al tipo di carta che usiamo. Ci siamo armati di santa pazienza e abbiamo studiato un modo per farlo al meglio, coinvolgendo un'ottima squadra di coloristi che, partendo da una "bibbia colore", ha saputo donare alle tavole l'atmosfera e la spettacolarità che desideravamo.

LA SERIE È STRUTTURATA SU DUE "STAGIONI", COMPOSTE DA DODICI ALBI CIASCUNA: È TUTTO GIÀ SCRITTO O VI SIETE ANCHE LASCIATI LO SPAZIO PER IMPROVVISARE UN PO'?

RR: Mi lascio sempre lo spazio per improvvisare. Come narratore so che, in fase di scrittura, cercherò sempre di sorprendere me stesso con svolte impreviste e, per questo motivo, provo a non mettermi mai troppi paletti prima di iniziare a scrivere. Una volta stabilita la struttura generale e i caratteri dei protagonisti, amo vedere dove loro decideranno di portarmi. Ovviamente, ci sono dei punti fermi, ma meno di quanti si possa pensare...