La casa editrice

Un fumetto per amico

Le campagne sociali sostenute dai personaggi bonelliani

Non è per nulla sorprendente che personaggi dei fumetti sfuggano alle gabbie anguste costituite dalle vignette che li inquadrano per accompagnarci a riflettere su aspetti della vita particolarmente importanti. A volte, lo fanno “dal di dentro” delle storie che li vedono protagonisti, come è stato eloquentemente evidenziato dalla mostra “Cielo di Piombo – fumetti e satira contro l’inquinamento”, organizzata dalla Società Umanitaria di Milano nel 1996; altre, sostenendo con la loro presenza un appello o una campagna di informazione di rilevante contenuto sociale o ambientale.

A inaugurare la stagione dell’impegno civile degli eroi di carta di casa Bonelli è stato Tex, per promuovere le iscrizioni alla LIPU, la Lega italiana protezione uccelli (marzo 1976), quindi, sempre per la stessa associazione, a difesa delle specie migratorie (settembre 1976), troppo spesso vittime dei cacciatori di frodo. Bisognerà attendere circa vent’anni perché la pista aperta da Aquila della Notte sia battuta anche da altri personaggi di via Buonarroti.
Mister No presta, nel 1992, la sua figura scanzonata a un tema serissimo e dalle implicazioni decisamente  drammatiche: la ricerca sul cancro, in appoggio a una campagna di sottoscrizioni in favore della Lega italiana per la lotta contro i tumori.
La seconda volta che vede il nostro ex pilota di caccia yankee impegnato su temi di natura sociale rappresenta un’occasione meno dolorosa, anche se non meno importante; un’occasione, in definitiva, più aderente allo spirito delle sue avventure, vale a dire la difesa dei boschi e dell’ambiente.
Nel 1998, infatti, Jerry Drake è il protagonista di una breve avventura scritta da Luigi Mignacco e disegnata da Roberto Diso (che potete sfogliare per intero nella gallery), al servizio di una campagna di informazione promossa dall’Istituto per la Ricerca sul Legno, allegata al numero di aprile di “Airone” e che si distingue per la capacità di mostrare, in poche pagine, la complessità dell’azione di salvaguardia del patrimonio boschivo, oltre a mettere in guardia dall’assumere posizioni intransigenti e dettate dal pregiudizio, che spesso, pur mosse dalle migliori intenzioni, non favoriscono il diffondersi di una vera ed efficace cultura ecologista. Il tema dell’ambiente viene ancora una volta sostenuto da Mister No sotto le insegne di “Cigno Azzurro”, emblema di una operazione promossa da Legambiente sulle acque dei laghi di Como, Varese, Garda e Maggiore, nella metà degli anni Ottanta.

Un altro appuntamento ricorrente delle pubblicazioni bonelliane con il sociale, stavolta in accordo con la Lega Nazionale per la difesa del cane, riguarda la criminale abitudine coltivata da troppi nostri concittadini di disfarsi, in occasione delle vacanze, degli animali da compagnia, spesso acquistati con la stessa indifferente leggerezza con cui si comprerebbe un qualsiasi oggetto di uso comune. Il Giornale di Sergio Bonelli, notiziario pubblicato in appendice agli albi, ha ospitato, a partire dal luglio 1992 (senza contare gli appelli contenuti nelle varie “poste” tutti gli anni), una ministoria di una tavola, con protagonista Dylan Dog, legata alla campagna “Chi abbandona un animale è un mostro” (ne potete sfogliare due all'interno della gallery in questa pagina) e che riprende in forma più diretta quella che è senz’altro una tematica molto cara al personaggio di Sclavi, condivisa da tutti gli eroi bonelliani e sempre presente nell’ordito narrativo delle loro avventure: il rispetto per le creature viventi, soprattutto quando sono indifese e incolpevoli.
Per inciso, analoga difesa dei diritti dei nostri compagni non umani costituisce il leit-motiv dell’albo intitolato “Goblin” (1990, n. 45 della serie regolare), che tesse intorno alla discussa pratica della vivisezione una malinconica vicenda di amore e di vendetta. La particolare sensibilità di Dylan ai temi della sofferenza, dell’emarginazione e delle tante fragilità che possono ferire tutti noi, lo ha spinto forse più spesso degli altri personaggi bonelliani a impugnare la bandiera dell’impegno civile: l’Indagatore dell’Incubo è stato, infatti, protagonista, nel 1992, di varie campagne di informazione sui rischi connessi alla tossicodipendenza, gestite dai comuni di Milano e Firenze cui seguirà, nel 1996, Savona (“Droga out, la droga è il buio” e “Vivi la vita”); in coppia con Zagor, ha sostenuto una iniziativa promossa dall’Associazione Nazionale Famiglie Fanciulli e Adulti Subnormali: “Dylan Dog e Zagor, due amici per i disabili” (che potete vedere nella gallery in pagina), fortemente legata dal punto di vista tematico all’albo “Johnny Freak” (n. 81 della serie), pubblicato nel 1993. Nello stesso anno, ha ospitato nella “posta” del  Dylan Dog seconda ristampa n.45 un appello a favore di Greenpeace, corredato da un disegno appositamente realizzato da Bruno Brindisi.



Nel solco di un’attenzione alle tematiche più delicate, ribadita nel 1995 con l’ospitalità concessa in quarta di copertina alla LILA, la Lega Italiana per la Lotta contro l’Aids (ma la questione era stata già affrontata nel numero 88 “Oltre la morte” e verrà ripresa, nel 1998, nel corso di una campagna informativa gestita dal Comune di Milano), nel 1996 troviamo Dylan Dog al “volante” di una campagna per la sicurezza sulle strade (con il patrocinio del Consiglio dei Ministri), affidata a una breve storia firmata da Tiziano Sclavi e Bruno Brindisi, dall’eloquente titolo di “Lamiere”, pubblicata in origine sul settimanale “Auto Oggi” e di cui potete sfogliare le tavole nella gallery.
Ancora nel 1996, il nostro scaccia-incubi ha fatto bella mostra di sé sulla copertina di “Scarp de’ Tennis”, il foglio dei senzatetto ed emarginati di Milano, coinvolto in una ideale marcia di solidarietà. Nel 1997, è la volta della grande festa del Primo Maggio, in piazza San Giovanni, a Roma, dove l’inconfondibile figura di Dylan, con tanto di clarinetto, diventa padrino della tradizionale manifestazione sindacal-musicale. Ma c’è un’altra iniziativa di cui è stato protagonista Dylan, e la cosa più importante è che a sceglierlo come autorevole e significativo compagno di strada (un amico di carta non è, infatti, soltanto un amico immaginario!) siano stati i ragazzi dell’Istituto Educativo Assistenziale “S. Giuseppe” di Castelverde (Cremona).
In occasione del centenario della fondazione dell’Opera Pia “SS. Redentore”, da cui dipende l’istituto, i giovani pazienti hanno voluto realizzare un film imperniato su una classica    avventura   “dylaniata” ,   interamente scritta, recitata e girata da loro, accantonando per un po’ l’ingombrante presenza dell’ handicap, anzi, dimostrando ai cosiddetti “normali” che l’handicap fisico e mentale non è (non deve essere!) d’ostacolo al dispiegarsi delle sensibilità individuali, che non sono cancellate dalla malattia, ma che troppo spesso tendiamo a riconoscere come patrimonio esclusivo di chi, per sua fortuna, ignora cosa significhi vivere segnati dal dolore. A riprova di quanta passione e rigore abbiano sostenuto la produzione del cortometraggio “Dylan Dog e la donna che visse due volte”, valga considerare il tempo trascorso tra il via al progetto (lunghissima la fase di preparazione, con un’accurata ricerca delle ambientazioni, ricostruzioni scenografiche, attenzione “filologica” alle caratteristiche narrative della serie), nel 1996, e la conclusione del montaggio, completato soltanto nel 2000. Del 2002, l’appello in favore dell’Associazione “Mauro Emolo”, che si occupa di finanziare la ricerca sulla Corea di Huntington, una grave infermità degenerativa che colpisce le cellule cerebrali, segnalato nelle "Comics News del nostro sito e nella posta di Dylan Dog n.193, “L’eterna illusione”. Per Zagor, l’occasione di proporsi nuovamente sulla ribalta dell’impegno sociale, viene dalla pubblicazione, a cura della Gemini Editoriale, del volume collettivo “Il cielo in una stanza”, destinato a finanziare l’acquisto di macchinari da parte dell’Ospedale “Giannina Gaslini” di Genova. Il libro, cui partecipano vari disegnatori della Sergio Bonelli Editore, è un coloratissimo omaggio (anzi, di più: un allegro compagno di strada) rivolto ai pazienti più piccoli, costretti a una degenza, spesso non facile, né breve, in una corsia d’ospedale.

Discorso a parte merita un altro storico inquilino di via Buonarroti, cioè l’esimio professore, scrittore, archeologo e inguaribile curioso Martin Jacques Mystère. A dire il vero, date proprio le caratteristiche appena dichiarate, il BVZM si è prestato più a iniziative di promozione culturale che strettamente sociali o ambientali, tranne in un caso che passiamo a illustrare. “Miniere e lattine” (Alfredo Castelli-Lucio Filippucci, 1995) è una storia breve realizzata per il Dipartimento Scuola Ambiente del Comune di Milano, volta a richiamare l’attenzione dei più giovani sul doppio percorso delle risorse naturali, che prima vengono trasformate in oggetti di uso i quali, poi, sempre grazie all’opera dell’uomo, possono essere di nuovo riconvertiti in risorse, non più naturali (è ovvio!) ma non per questo meno utili.

Nel 2007 Julia viene scelta da Medici Senza Frontiere come testimonial per una campagna di sensibilizzazione sociale. MSF è un’associazione internazionale privata, nata per offrire soccorso sanitario alle popolazioni in pericolo e per testimoniare delle violazioni dei diritti umani a cui assiste durante le sue missioni. A giudizio di questa organizzazione, i mass media italiani dedicano poco spazio ai problemi che affliggono gli abitanti più sfortunati del nostro pianeta. Così è stata ideata una campagna il cui motto è: "Dimmi Di Più". Il tutto affidato a una cartolina (ideata da Giancarlo Berardi e illustrata da Laura Zuccheri, potete vederla nella nostra gallery), sul cui retro si può barrare il nome del quotidiano o del telegiornale preferito, per stimolarlo a trattare maggiormente certi temi. Medici Senza Frontiere si fa carico, poi, di far pervenire le missive a destinazione.