26 agosto 2017

Addio a Tobe Hooper

Addio a Tobe Hooper

Regista di culto attivo sia nel cinema sia in televisione, Tobe Hooper è ricordato soprattutto per aver creato la saga di "Non aprite quella porta", che ha avuto un impatto enorme sull'immaginario horror mondiale. Compreso quello dei nostri fumetti.

Liberamente ispirato alle sanguinose gesta del killer seriale Ed Gein, che già aveva ispirato lo "Psyco" di Robert Bloch poi diretto da Alfred Hitchcock, "Non aprite quella porta" è stato uno dei film horror il cui impatto si è fatto più sentire, sul pubblico come sull'industria cinematografica statunitense degli anni '70. Il regista e ideatore di quella che è poi diventata una saga che prosegue con successo ancora oggi è Tobe Hooper, nato proprio in Texas il 25 gennaio 1943 e scomparso a Los Angeles sabato 26 agosto 2017 per cause naturali.

Costato appena 300.000 dollari, il primo "Non aprite quella porta" ha saputo colpire il pubblico del 1974 grazie alla brutalità e alla perentorietà delle sequenze prettamente horror, nonostante a conti fatti di sangue se ne veda davvero poco, sullo schermo. L'enorme successo del film gli ha aperto le porte di Hollywood, dove però Hooper ha avuto vita tutt'altro che facile. Al di là del film televisivo tratto da Stephen King "Le notti di Salem", i suoi lavori successivi non piacciono più di tanto al pubblico e i suoi rapporti con i produttori sono spesso problematici. Fa eccezione "Poltergeist", che Steven Spielberg gli affida nel 1982, rendendolo però un mero esecutore delle proprie idee.


Il nostro Maurizio Colombo ritratto da Luca Rossi in compagnia della famiglia protagonista di "Non aprite quella porta".

Nonostante non abbia mai saputo replicare il successo artistico e commerciale della sua opera più famosa, Tobe Hooper è uno dei nomi più importanti dell'horror anni '70 e '80, avendo influenzato tantissimi registi che si sono cimentati col genere, compreso il Ridley Scott di "Alien".

L'eco di "Non aprite quella porta" si è fatto sentire anche nel mondo delle nuvole parlanti, piantando il seme di un horror fumettistico più crudo e secco. Un seme che è germogliato anche tra le pagine dei nostri Dylan Dog e Dampyr, non di rado votate a situazioni e personaggi fortemente debitori nei confronti del "massacro texano a colpi di motosega" raccontatoci sul grande schermo da Tobe Hooper.