Story Teller Web 7

La pattuglia

La pattuglia

Approfondimenti, riferimenti filmici e bibliografici: un breve viaggio alle radici di "La pattuglia", numero 7 della collana "le Storie".

«Tutti, prima o poi, ottengono quello che vogliono. Io volevo una missione e, per i miei peccati, me ne diedero una...». È così che il capitano Benjamin L. Willard (Martin Sheen) ci introduce nel suo incubo, l’incubo di un’intera civiltà, il sogno distorto e malato della Guerra. Il protagonista di Apocalypse Now (Francis Ford Coppola, 1979) sa bene come, lungo un fiume che sprofonda nella giungla vietnamita, ogni moralità, coscienza e razionalità possa dissolversi nella tenebra. Naturalmente, non osiamo paragonare La pattuglia a un simile monumento della cinematografia mondiale, ma non possiamo neppure negare affinità e assonanze che – per così dire – saltano subito all’occhio. Il “perdersi” dentro uno scenario di distruzione, dove tutte le regole dell’umana convivenza sono sospese e dove gli impulsi più oscuri possono dispiegarsi senza remore è un motivo ispiratore che accomuna la narrazione bellica a quella orrorifica e, non a caso, ha prodotto in diversi casi dei felici sodalizi. I nazisti – incarnazioni di un orrore sanguinario terribilmente reale – sono stati più volte assunti come protagonisti di simili disavventure. Nel piccolo classico La fortezza (che il regista Michael Mann, nel 1983, trasse da un romanzo di F. Paul Wilson) li troviamo alle prese con un’oscura presenza vampirica, annidata nelle viscere di un castello; nel più recente The Bunker (Rob Green, 2001) li inseguiamo nei recessi di un labirinto sotterraneo da cui nessuno farà più ritorno, mentre, nel cult-movie di Ken Wiederhorn L’occhio nel triangolo (1977), eccoli mutati in micidiali guerrieri-zombi. L’ossessione vietnamita è invece all’origine del suggestivo Nightcrawlers di William Friedkin (episodio di Ai confini della realtà, 1985), dove un reduce americano è perseguitato dagli inferociti fantasmi dei suoi ex-commilitoni, ma è viva e vegeta, anche se in forma horror-parodistica, nel Chi è sepolto in quella casa? di Steve Miner (1986) che – ancora una volta – vede il risorgere di un cadaverico, e alquanto ostile, marine. Che dire poi – in materia di conflitti ancora più vicini ai nostri tempi – dell’inquietante Homecoming di Joe Dante? In questo celebre episodio della serie Masters of Horror (2005), i soldati statunitensi caduti in Iraq tornano a casa per manifestare, diciamo così, il loro dissenso nei confronti della guerra... È a questa tradizione che Fabrizio Accatino si è riferito per confezionare la sua Storia, ed è in questa stessa linfa che il grande Giampiero Casertano – forte della sua lunga militanza dylandoghiana – ha intinto i pennelli per dare forma a questa inquietante avventura vietnamita…