Story Teller Web 6

Ritorno a Berlino

Ritorno a Berlino

Approfondimenti, riferimenti filmici e bibliografici: un breve viaggio alle radici di "Ritorno a Berlino", numero 6 della collana "le Storie".

Il 16 gennaio 2013, l’autore di Ritorno a Berlino è venuto a mancare. Paolo Morales se n’è andato a soli cinquantasei anni d’età, lasciandoci in eredità una Storia, una di quelle che lui sapeva costruire con sapienza professionale, ma anche con passione e calore, dando a ogni personaggio la giusta espressione, il giusto spazio, il giusto “peso”. Un’arte che aveva appreso lavorando al fianco di cineasti di rango internazionale, come Martin Scorsese, Francis Ford Coppola, Paul Schrader, e molti altri. Tra piccolo e grande schermo, aveva inanellato nei decenni numerose esperienze di sceneggiatura, regia, montaggio, supervisione, distillando – soprattutto nei panni dello “storyboard artist” – una capacità di visione e organizzazione delle sequenze e del ritmo narrativo che pochi sapevano eguagliare. Era un’abilità che riversava costantemente nella sua prima passione – il fumetto – in cui si era imbattuto già alla fine degli anni Settanta. L’Intrepido, L’Eternauta, Lanciostory e Skorpio sono alcune delle storiche testate che ha frequentato prima di entrare nella Fabbrica dei Sogni bonelliana, per la quale – a partire dal 1992 – ha sceneggiato e disegnato molte avventure del Detective dell’Impossibile Martin Mystère, ma anche l’epico Romanzo a Fumetti Mohican, ideale seguito de L’ultimo dei Mohicani di James Fenimore Cooper… La lista delle tante imprese professionali potrebbe essere ancora lunga, ma lasceremo che siano altri a snocciolarla. Il nostro compito, dicevamo, è presentare la piccola-grande eredità che Morales ha lasciato a questa neonata collana. Ritorno a Berlino – realizzato al fianco dell’infaticabile amico e collaboratore Davide De Cubellis (bio in aggiornamento) – è un thriller fantapolitico di quelli che lasciano il segno. Asciutto e spietato quando occorre, ma anche venato da un’ombra di malinconia e di pathos crepuscolare che segue la scia della migliore tradizione Noir. È costruito con la schiettezza e la precisione che caratterizzavano ogni lavoro del suo autore, un piccolo puzzle in cui, alla fine, ogni tassello trova la propria naturale collocazione. C’è una straniante, amara ironia nel dirlo ora, ma è così: la più grande virtù del narratore Paolo Morales stava proprio nella sua capacità di “scomparire” dietro l’intreccio che aveva concepito, nel lasciarlo scorrere senza ostacolarlo con orpelli stilistici o vezzi da Autore-Narciso... Ora che è scomparso per l’ultima volta, con lui se n’è andato il garbo di una persona cordiale e disponibile, insieme a un universo di Storie da raccontare.