Perchè non abbiamo un indirizzo e-mail?

Perchè non abbiamo un indirizzo e-mail?

È una domanda che ci hanno posto in molti. Ecco come rispondeva il nostro editore, Sergio Bonelli, in una lettera di qualche anno fa e che rimane valida ancora oggi.

Cari amici,

molti di voi si sono lamentati perché il sito della Sergio Bonelli Editore non possiede un indirizzo a cui inviare le vostre e-mail, e si chiedono il perché di questa insolita mancanza. Posso garantirvi che la decisione di non inserire un indirizzo di posta elettronica è stata particolarmente sofferta, e presa solo dopo lunghe discussioni. 

Da sempre i miei collaboratori e io cerchiamo di rispondere a ognuna delle molte, moltissime lettere che riceviamo ogni giorno tramite la posta “normale”. Questo comporta evidentemente un discreto investimento del nostro tempo già risicato, ma lo facciamo con il grande piacere che si prova conversando con le persone amiche.

La Casa editrice riceve in media cento lettere al giorno, suddivise tra le varie testate. Come ben sapete, inviare una lettera ordinaria impone un piccolo sforzo: oltre – ovviamente – a scriverla, occorre stamparla su carta, infilarla in una busta, mettere l’indirizzo, acquistare e applicare il francobollo e infine spedirla.
Per inviare un e-mail, invece, basta semplicemente scriverla e premere un tasto.

Gli esperti a cui mi sono rivolto mi hanno comunicato che il rapporto tra e-mail e lettere cartacee è di tre-quattro a uno: in parole povere, chi riceve una lettera “scritta” ogni ventiquattr’ore ha buone possibilità di ricevere tre o quattro messaggi elettronici nello stesso periodo di tempo. Nel nostro caso, quindi, anziché cento messaggi, ne riceveremmo più di trecento ogni giorno. I calcoli sono presto fatti: per leggere ogni messaggio e per meditare e scrivere una risposta che non sia generica o magari affidata a una segretaria, concedeteci almeno venti minuti (il minimo, tenuto conto che c’è chi pone domande molto complesse). Fanno 6000 minuti, ovvero più di cento ore al giorno: l’equivalente del lavoro a tempo pieno di una dozzina di persone.

Per questo, con molto rammarico, abbiamo dovuto rinunciare all’indirizzo e-mail. Come ovviare all’inconveniente? Ricorrendo al classico metodo carta e penna, che richiede lo stesso impegno da parte di chi scrive e di chi risponde. Vi prego inoltre di non inviare messaggi personali al Servizio Arretrati: oltre a “intasarlo”, non riceverete risposte perché la struttura, esclusivamente amministrativa, è esterna alla redazione.
A presto, e grazie a tutti per la comprensione.

Sergio Bonelli