Anteprima UT

UT Variant: firmato Camagni!

UT Variant: firmato Camagni!

Vi sveliamo in anteprima l'illustrazione completa della copertina di UT 1 Edizione Variant per Cartoomics e vi facciamo conoscere da vicino il suo autore: Jacopo Camagni!

Jacopo Camagni (classe 1977), fumettista e illustratore noto con il nome d’arte Dronio, ha prestato il suo segno per realizzare l’esclusiva cover dell'Edizione Variant del primo numero di UT, disponibile, dall’11 al 13 marzo, allo stand Sergio Bonelli Editore di Cartoomics 2016 e, successivamente, acquistabile attraverso il nostro sito.
Oltre ad aver lavorato per editori francesi, l’autore bolognese fa parte della nuova generazione di talenti italiani che con il loro segno hanno saputo conquistare il mercato dei comics americani. Tra i suoi lavori: "Longshot salva il Marvel Universe", vari speciali dedicati a Deadpool e a Hulk e numerosi episodi delle serie Marvel Adventures. Benvenuto, Jacopo!

► Puoi raccontare ai nostri lettori il tuo percorso artistico?

Disegno da quando sono piccolo, il mio sogno nel cassetto era fare l'animatore per i film Disney, ma in Italia il mondo dell'animazione non è mai stato un punto d'arrivo davvero realizzabile per quello che volevo fare io, e durante il liceo ho avuto modo di entrare in contatto col mondo del fumetto.

L'idea di poter realizzare una reinterpretazione di un personaggio creato da uno dei maestri che ho seguito fin da ragazzo mi ha posto davanti a un TIR di emozioni contrastanti.

Nel 1998 ho vinto il concorso di illustrazione Arena del Fumetto di Bologna, grazie al quale ho conosciuto i Kappa Boys e ho cominciato a lavorare per Kappa Edizioni, realizzando, dal 1998 al 2005, alcune miniserie e un albo per la serie "Lupin III Millenium", selezionato e supervisionato direttamente da Monkey Punch.
Negli stessi anni ho illustrato diverse cover per le riviste di videogiochi N64, PSM e PSmania. 
Successivamente, nel 2004, sono entrato in Soleil e ho realizzato la serie “Magna Veritas”, su testi di Marco Felicioni, per il mercato francese. 
Nel 2008 sono stato uno dei vincitori del Chesterquest, un concorso mondiale indetto da Marvel Comics. Da allora ho avuto la fortuna di lavorare su alcuni dei più famosi eroi Marvel. Attualmente, oltre al lavoro per la "Casa delle Idee", collaboro con un’agenzia di illustrazione e sono al lavoro su un nuovo progetto personale, sempre su testi di Marco Felicioni, e sulle illustrazioni per un gioco di carte che uscirà a Lucca 2016.

► Sei o sei stato un lettore dell’universo Bonelli? Quali esperienze ti legano alle testate della nostra Casa editrice?

Sono un lettore Bonelli sin da ragazzino. Il mio legame con la Bonelli è molto radicato, ho visto nascere Dylan Dog e il suo fenomeno negli anni Novanta, ma la cosa più importante è un incontro che ho avuto quando facevo il liceo. Infatti, per vie traverse, ho avuto la fortuna di conoscere Andrea Venturi: avevamo avuto la stessa professoressa al liceo artistico ed è stata lei a metterci in contatto. Andrea, che già all'epoca era uno dei miei disegnatori preferiti, fu così gentile da "prendermi a bottega", dandomi consigli e compiti da fare. Ero molto giovane e il suo intervento è stato decisivo nel farmi capire che il fumetto poteva diventare una vera e propria professione. Gli sono davvero grato.


Un dettaglio della copertina della edizione variant del primo numero di UT,
per vederla per intero non dovete fare altro che cliccare sull'immagine.

► Quali autori hanno influenzato il tuo stile di disegno? Quali letture hanno formato la tua personalità artistica?

Sono cresciuto guardando anime giapponesi e, nel frattempo, leggendo fumetto italiano e straniero... credo che trovare delle influenze precise sia difficile; sicuramente ho guardato molto il lavoro di Bruce Timm e Jamie Hewlett, agli inizi, anche se forse il contributo più importante allo stile che ho maturato lo devo ad Andrea Accardi. Ci siamo conosciuti ai tempi in cui entrambi lavoravamo per Kappa Edizioni, il rapporto che ne è nato è stato uno dei più gratificanti in termini di scambi di idee e tecniche. Credo sia stato un momento in cui ci siamo influenzati parecchio l'uno con l'altro. Ovviamente, adesso, per me Andrea è un punto di riferimento per tecnica e stile. 

► Come hai reagito alla richiesta di reinterpretare la cover del primo volume di UT? Hai trovato difficoltà nel realizzarla? Sei soddisfatto del risultato?

L'idea di poter realizzare una reinterpretazione di un personaggio creato da uno dei maestri che ho seguito fin da ragazzo mi ha posto davanti a un TIR di emozioni contrastanti: l'esaltazione iniziale di poter inaugurare una nuova testata Bonelli, l'onore di lavorare su un nuovo personaggio creato da Corrado Roi e, soprattutto, quello di rappresentare il "primo contatto" con il lettore della miniserie. Al tempo stesso, l'ansia per la responsabilità di sostenere un simile ruolo e, essendo un personaggio sconosciuto per me – a differenza della famiglia Bonelli classica –, la paura di non rappresentarlo al meglio e di non riuscire a trasmettere adeguatamente il mondo pensato da Roi. 

Fortunatamente la prima bozza è stata accolta con entusiasmo e mi è stato dato l'ok: avevo colto Ut e il suo mondo! Il risultato finale di tutti i lavori che realizzo non mi soddisfa mai al 100%, ma è lo stimolo che spinge a migliorarsi sempre un po'. A ogni modo, l'illustrazione finale mi piace molto.


Iranon e Yersinia (cliccate sull'immagine per visualizzare interamente l'illustrazione della cover priva di grafica).

► Che idea ti sei fatto sul mondo creato da Corrado Roi e Paola Barbato?

Dopo aver letto i primi due numeri e aver avuto accesso al materiale di produzione, posso dire che, a mio avviso, sono riusciti a creare un mondo affascinante e criptico, costituito da parecchi strati che sarebbe bello aver la possibilità di approfondire maggiormente.

A cura di Giovanni Boninsegni


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