Intervista Nathan Never

I mille mondi di Perniola!

I mille mondi di Perniola!

Lo sceneggiatore magentino intesse una doppia avventura neveriana ad alta tensione. L'abbiamo intervistato per conoscere meglio il suo lavoro e la genesi della storia che inizia tra le pagine dell'albo attualmente in edicola.

Incontrare Mirko Perniola (classe 1974, nato a Magenta, in provincia di Milano) significa stringere la mano a una persona che sprizza passione per il suo lavoro da tutti i pori!


Mirko Perniola.

Sorridente, entusiasta, iperattivo, Perniola è uno di quei fortunati che sono riusciti a trasformare la loro passione in professione. Ma, come diceva una saggia e grintosa coreografa... “Voi fate sogni ambiziosi: successo, fama, ma queste cose costano. Ed è esattamente qui che si comincia a pagare. Con il sudore!”.

Facciamoci raccontare dallo stesso Mirko, dunque, qual sia stato il percorso di crescita che gli ha permesso di raggiungere questa invidiabile posizione, approfittandone per sbirciare dietro le quinte di "Senza via di scampo" e "Con gli occhi delle stelle", la doppia avventura che ha avuto inizio sul numero 288 di Nathan Never, attualmente in edicola.

► Dall'umorismo, alle pubblicazioni per ragazzi fino alla fantascienza di Nathan Never: raccontaci come sei giunto a fare fumetti e qual è stato il tuo percorso di avvicinamento alla scrittura delle avventure dell'Agente Speciale Alfa...

Cos’è, una domanda per farmi fare la figura dell’anziano sul cantiere? “Ah, ai miei tempi…” perché se mi chiedi di andare indietro con la memoria devo passare a più di vent’anni fa, parlando di fanzine e autoproduzioni; quando, con gli amici, si faceva della sana e incosciente editoria di sperimentazione, sacrificando vacanze e fidanzate per spendere tutto il tempo libero e i pochi soldi racimolati per autofinanziare i propri sogni a fumetti.


La cover di Nathan Never 288 - disegno di Sergio Giardo
(cliccate sull'immagine per ingrandirla).

Partito da lì, mi sono ritrovato a fare parecchi fumetti per bambini e ragazzi per le agenzie di pubblicità, ospitati dalle pagine di house organ (cioè giornali pubblicitari, finanziati da una o poche aziende allo scopo di pubblicizzare i loro prodotti); in contemporanea portavo avanti il mio "Anno Domini", la serie storico-umoristica nata come autoproduzione che, saltellando da un editore all’altro, porto avanti ancora oggi.

Poi, dieci anni fa Moreno Burattini e Mauro Boselli accettarono il mio primo soggetto per Zagor: era il 12 Luglio 2005, lo ricordo bene perché mancavano due giorni al mio compleanno. Inutile dire che sia stato uno dei più bei regali che abbia mai ricevuto. Una volta messo piede in Bonelli, il desiderio di poter far muovere a modo mio i personaggi che amo da sempre ha preso il sopravvento. Per quanto riguarda Nathan Never, i rapporti con Antonio Serra, Michele Medda e Stefano Vietti si sono trasformati con il tempo da professionali in vera e propria amicizia, e credo che questa sintonia abbia sicuramente avuto un ruolo nello stimolare maggiormente la mia fantasia sul fronte fantascientifico.

► Oltre a Nathan, dunque, in "Casa Bonelli" ti sei cimentato anche con Zagor (e Martin Mystère, aggiungerei): come "tari" il tuo stile di scrittura, a seconda del personaggio per cui ti trovi a sceneggiare?

A questa domanda devo dare due risposte, a seconda del modo in cui la interpreto.
Per me, scrivere è un modus vivendi, perciò, in qualunque momento qualcosa di visto o sentito potrebbe farmi nascere l’idea per una storia. Ovviamente alcune idee si prestano maggiormente a una serie piuttosto che a un’altra. In questo caso, la taratura è necessaria sull’idea stessa, che va plasmata sui canoni del personaggio con il quale la voglio raccontare.

Per me scrivere è un po’ come cucinare: hai degli ingredienti, e sai già dall’inizio che, anche seguendo una ricetta base, il risultato finale non potrà mai essere uguale a quello della volta precedente.

A quel punto, adattata l’idea al protagonista, una seconda taratura è necessaria sullo stile. Mi spiego meglio: Zagor è un personaggio classico, perciò il racconto deve avere lui come motore narrativo; al contrario, Nathan Never ha una narrazione più moderna, e lo stesso protagonista può essere in balìa degli eventi o diventare addirittura solo un co-protagonista, rispetto al villain di turno; stesso dicasi per Martin, dove spesso sono gli elementi mysteriosi a essere più importanti delle azioni stesse del Detective dell'Impossibile.

Insomma, per me scrivere è un po’ come cucinare: hai degli ingredienti, scegli come dosarli e come mischiarli a seconda del piatto che vuoi sfornare e sai già dall’inizio che, anche seguendo una ricetta base, il risultato finale non potrà mai essere uguale a quello della volta precedente; ma dato che a me non piace seguire le ricette ma sperimentare, il risultato finale è sempre una sorpresa, che sia buono o cattivo lo lascio poi decidere ai lettori. Parola di ex-cuoco!

► Veniamo alla storia doppia di maggio e giugno: qual è stato lo spunto di partenza? Da dove è nata l'idea di questo racconto?

Dalla voglia di raccontare una storia in cui non ci siano buoni e cattivi schierati uno contro l’altro, ma persone che compiono azioni che sono (o possono sembrare) buone o cattive. Buone intenzioni che si trasformano in azioni spregevoli e malvagie, in cui però qualcuno può anche trovarci un lato positivo. Ad esempio i terroristi Claes, Saul e Dag combattono tutti per liberare il Norden, con modalità simili ma motivazioni diverse; per Denise e gli altri ostaggi sono degli spietati assassini ma per le famiglie povere del Norden potrebbero anche essere degli eroi!
Stesso si può dire del colonnello Heath e del dottor Oster, che li vogliono fermare, ma con modalità differenti.


Il trailer della storia doppia di Mirko Perniola.

Una cosa che mi preme precisare, però, è che io scrissi questa storia alcuni anni fa. Non avevo idea che sarebbe stata pubblicata oggi, in un periodo in cui si parla di terrorismo quotidianamente. Contrariamente a quanto posa sembrare, dunque, con questa storia non ho voluto dire la mia sui movimenti terroristici che occupano le prime pagine dei giornali, di questi tempi; infatti, come già credo si possa capire nel battibecco tra Branko, Legs ed Ekene che avviene nella prima parte ("Senza via di scampo"), dalla storia non si staglia una sola posizione favorevole o contraria, ma l’elemento “terrorismo” è utile a far emergere il conflitto tra i personaggi, che è la sola cosa che mi interessa raccontare.

► Come hai lavorato, in questa occasione? Con una solida scaletta degli eventi o con un canovaccio di massima che sei andato man mano a definire, mentre sceneggiavi?

È stato un processo caoticamente ordinato, come mi capita spesso. In generale, funziona così: butto giù l’idea, abbozzo una scaletta di massima, dove magari trovo un punto più interessante degli altri e comincio a svilupparlo con stralci di dialogo e azioni, poi torno indietro, modifico la scaletta e trovo un altro punto interessante, intanto cerco materiale visivo. Durante questo processo mi distraggo molto, mangio, leggo, guardo film e telefilm, ascolto musica… l’obiettivo però è mettere insieme un trattamento completo, una sorta di copione teatrale con la descrizione delle scene e quasi tutti i dialoghi. Una volta che ce l’ho, inizio a sceneggiare ordinatamente da tavola 1.

Molto di quanto ho messo insieme, che siano dialoghi o immagini di riferimento, si sarà rivelato inutile, finendo nella spazzatura, ma quello che rimane (diciamo un terzo o anche meno) è ciò che arriva in mano al disegnatore: una sceneggiatura pulita e ben ordinata, ma generata da quello che può davvero sembrare un caos.
Anche in questo caso è andata così.

► La storia è ricca di momenti di tensione e di attesa, così come, soprattutto nella seconda parte, di sequenze d'azione: quali sono state le pagine più impegnative da costruire?

Ritengo le scene d’azione le più facili, sono già spettacolari di per sé, ma, non avendo il suono e il movimento nel fumetto, so già che non possono essere troppo lunghe, così raccontano poco. La sfida più appassionate, per me, consiste nel far vivere i personaggi. Una sfida che si compone in tre parti.


Nathan in azione! (cliccate sull'immagine per ingrandirla).

La prima è creare i protagonisti della vicenda, con una passato e delle motivazioni per farli agire; credo che non ci sia nulla di non importante nella costruzione di un personaggio, a volte mi capita addirittura di segnarmi quale sia il numero di scarpe di uno o il piatto preferito di un altro. Forse per la storia non servirà a nulla, ma a me dà l’illusione di averlo bene sotto controllo.
La seconda parte è la sua interazione con gli altri, e da qui nascono i conflitti che sono per me il vero motore della storia.
La terza è riuscire a trasmettere tutto questo al disegnatore, fargli capire chi siano gli attori che si muovono in scena e come deve farli vivere; a volte ci si riesce, altre no, dipende dal feeling con il disegnatore. In questa occasione, direi che possiamo esserne contenti!

► I tuoi personaggi spiccano sempre per il loro lato umano e per il fatto che non dimenticano mai (lo si vede dal modo il cui parlano) il lato ironico della vita: come li hai calati in una situazione altamente drammatica come quella raccontata in "Senza via di scampo" e "Con gli occhi delle stelle"?

Hai mai fatto caso che, in una veglia funebre, l’unico a cui non vengono in mente pensieri buffi o stupidi è quello nella bara? Prima o poi capita a tutti, le possibilità sono più o meno alte a seconda del rapporto affettivo che c’è con il caro estinto, ma anche in un momento così drammatico prima o poi una cosa che ti faccia sorridere, un pensiero positivo che ti fa vedere un barlume di luce nel buio, salta fuori; può essere una veloce scintilla o una torcia persistente, ma c’è.


Nathan Never 289, a giugno in edicola.
(cliccate sull'immagine oer ingrandirla)

L’ironia è quella! Qualcosa che ti strappa un sorriso anche in un momento in cui non ci dovrebbero essere i presupposti per farlo. Usarla nelle storie, per me, rende tutto più reale ed empatico; inoltre, crea un contrasto con le scene drammatiche, rendendole più coinvolgenti. Insomma, credo che, grazie all’ironia, in un racconto le montagne russe delle emozioni possano avere dei salti più efficaci.

► A quali progetti stai lavorando, attualmente? La tua attività continua a svilupparsi su più fronti (anche non bonelliani)?

Per quanto riguarda Nathan Never, ho scritto una storia tripla per la quale il necessario concept è stato affidato, per la mia felicità, al grandissimo Ivan Calcaterra.

Sul fronte Zagor, al quale mi sto dedicando molto, sono felice di lavorare sul ritorno di un personaggio che da bambino mi aveva affascinato molto. Certo, confrontarsi con la diretta eredità di Guido Nolitta non è mai facile, ma mi è già capitato una volta, con il ritorno dei “Fratelli del Fiume”; in quel caso optai per una leggera rivisitazione di impronta più personale, stavolta cercherò di restare maggiormente aderente all’originale nolittiano. Lo so, mi complico la vita, ma così è più divertente!
Per terminare con il lavoro per la SBE, mi devo mordere la lingua per non anticipare nulla, ma ho coronato il sogno di poter lavorare per la mia prima volta su un altro personaggio Bonelli che sogno da sempre; posso dire solo che si tratta di una collaborazione con Michele Medda.

Tutto questo mi lascia poco tempo per altro, ma quel poco che c’è lo sto dedicando al mio tanto amato "Anno Domini" (di cui si vedranno presto tante cose vecchie e nuove), mentre al di fuori del mondofumetto sto scrivendo un paio di commedie (di cui una proprio sul mondofumetto) per una compagnia teatrale.

a cura di Luca Del Savio