Story Teller Web 13

Il moschettiere di ferro

Il moschettiere di ferro

Approfondimenti, riferimenti filmici e bibliografici: un breve viaggio alle radici di "Il moschettiere di ferro", numero 13 della collana "le Storie".

a cura di Gianmaria Contro

Secondo una celebre leggenda medievale, Alessandro Magno si calò sul fondo del mare dentro una sorta di bolla-batiscafo... Perché ve lo diciamo?  Semplice, per ricordare come un personaggio – reale o fittizio che sia – una volta catturato dalla macchina della narrazione, non possa far altro che continuare a vivere dentro i suoi ingranaggi, lungo i labirinti che essa costruisce senza sosta.

Già nell’Ottocento l’uso di produrre “sequel apocrifi” di romanzi baciati dal successo era molto diffuso, pensate solo al Lord Ruthwen, ou les vampires (1820), pubblicato dal francese Cyprien Bérard al traino di The Vampyre, di John William Polidori... E che dire di Alexandre Dumas? Non è forse vero che i suoi capolavori – pietre miliari dell’Avventura romanzesca – furono spesso “clonati”, imitati oppure artificialmente “prolungati”,  secondo i canoni di quel che noi, oggi, chiameremmo, spin-off? Come denominare altrimenti un’opera quale Les amours de d’Artagnan (di Albert Blanquet, 1858)?...

Per Giovanni Gualdoni – sceneggiatore de Il moschettiere di ferro – le imprese romantiche del celeberrimo guascone sono oggetto di privacy, ma non altrettanto può dirsi del cosmo narrativo in cui lo spadaccino dumasiano nacque e si mosse. Il sipario della nostra Storia di questo mese si apre proprio su quel cosmo, in una sorta di interstizio spazio-temporale chiuso tra I tre moschettieri (1844) e Vent’anni dopo (1845), ma non si limita a inventare un episodio avventuroso che faccia da trait d’union fra i due volumi... No, al contrario, ripensa, riscrive e stravolge la prosa ottocentesca del grande Story Teller d’oltralpe con schegge d’immaginario futuribile, magico, fantastico...

In quanto umile omaggio al grande Dumas, Il moschettiere di ferro è capace di coinvolgere, divertire e (parola ingiustamente maltrattata) intrattenere il lettore scherzando con le tante fonti letterarie a cui la sua trama attinge, senza mai incespicare – così ci è parso, perlomeno – in verbosità o inutili erudizioni. Una qualità che, con gli opportuni adattamenti, si può attribuire anche ai disegni di Giorgio Pontrelli; autore pugliese che vanta un ricco curriculum nazionale e internazionale, garanzia di professionalità e passione. Il suo è un segno schietto e guizzante che, quando è necessario, sa arricchirsi di dettagli e comporre “panorami” efficaci anche sul nostro modesto formato cartaceo.

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