Story Teller Web 10

Nobody

Nobody

Approfondimenti, riferimenti filmici e bibliografici: un breve viaggio alle radici di "Nobody", numero 10 della collana "le Storie".

L’ispirazione da cui è nato questo albo altro non è che la Madre di tutte le Storie. Una vicenda che, per lungo tempo, fu scandita in esametri dalla voce di aedi e rapsodi erranti, cantori di corte, antichi artisti dell’intrattenimento… A metterla per iscritto (si dice) fu il Principe dei Poeti, un genio cieco che viveva (così pare) in Ionia, sulle coste dell’Asia Minore... Sì, certo, è di Omero che stiamo parlando, perché è a lui – stando alla tradizione – che dobbiamo l’Odissea, l’incredibile viaggio del più ingegnoso tra gli eroi greci... Nobody, non era, in fondo, un suo celebre “pseudonimo”? è facendosi chiamare così – Nessuno (outiV, per la precisione) – che sfuggì alla vendetta dei ciclopi, fratelli di quel Polifemo che aveva accecato con l’inganno...

Dunque, dietro ogni eroe, ogni viaggiatore, ogni spericolato pellegrino che si spinge lungo i sentieri dell’ignoto, c’è lui, Ulisse, l’eterno girovago in cerca della sua Itaca e della sua... Molly? Come ha fatto questo nome anglofono a sostituirsi  – nella vicenda narrata dalle matite di Pietro Vitrano – a quello di Phneloph, l’eterna tessitrice Penelope? Beh, per chi ha avuto l’occasione, e il tempo, di leggere le (molte) pagine dell’Ulisse di James Joyce (1922), la cosa non risulterà certo sorprendente... Sorprendente è, viceversa, l’Avventura scritta da Alessandro Bilotta: distesa tra porti nebbiosi e tempeste oceaniche, lanciata verso terre lontane, mostri marini e misteriosi personaggi dalla vita travagliata... Volti noti e meno noti di un epos narrativo tanto vasto quanto coinvolgente, qui miscelati in una ricetta speciale, dove il piacere dell’inaspettato si mescola a un pizzico di malinconia, così come alla frenesia della battaglia e allo scintillio dell’invenzione fantascientifica.

Dopo aver incontrato Bilotta alle prese con il suo Il lato oscuro della Luna (quinto numero de Le Storie, illustrato da Matteo Mosca), lo vedrete, insomma, all’opera su un canovaccio che ne rivela il gusto eclettico. Chi, avendo assaporato quella sua claustrofobica e intimista fantasia, avrebbe mai immaginato di ritrovarlo in balìa di così ampi spazi, ovvero di “flutti ottocenteschi” che richiamano le isole piratesche di Stevenson, i tifoni di Conrad o il soprannaturale, mastodontico capodoglio bianco di Melville?...

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