Story Teller Web 9

Mexican Standoff

Mexican Standoff

Approfondimenti, riferimenti filmici e bibliografici: un breve viaggio alle radici di "Mexican Standoff", numero 9 della collana "le Storie".

L’espressione “Mexican Standoff” – cioè “stallo alla messicana” – è divenuta popolare di recente, grazie alla penultima impresa cinematografica di Quentin Tarantino. Parliamo, naturalmente, di quel Bastardi senza gloria (2009) che – fedele all’indole creativa del suo regista – ridisegnava la Storia della Seconda Guerra Mondiale in chiave grottesco-surreale. È qui che l’istrionico tenente americano Aldo Raine (alias Brad Pitt) dichiara di essere bloccato nel suddetto “stallo”, mentre conduce una difficile trattativa con un soldato nazista armato di mitra... E tanto basti per quanto riguarda il titolo di questa Storia. Che dire della sua sostanza? Prima di tutto che si tratta di una miscela esplosiva, insolita e sorprendente, all’altezza del suo creatore, l’esperto sceneggiatore dampyriano (ma non solo) Diego Cajelli. Pochi altri avrebbero saputo mescolare con altrettanta disinvoltura le trame criminali dei narcotrafficanti messicani con quelle di misteriose presenze extraterrestri... Con questi ingredienti, Cajelli – elettrizzato dai pennelli di un visionario Matteo Cremona – ha infatti confezionato un pastiche narrativo che sfugge a facili previsioni e soluzioni troppo “telefonate”. A cosa lo si può accostare? Forse – ci perdoneranno i più seriosi cultori del maestro americano – alla verve del grande Kurt Vonnegut Jr., che nel suo capolavoro Mattatoio n. 5 o La crociata dei bambini (1969) mescola tragedia e commedia, vita vissuta e viaggi nel tempo, memorie di guerra e alieni da un altro mondo... Oppure allo scrittore texano Joe Lansdale; capace – nel cosiddetto “ciclo del drive-in” (tre romanzi, confezionati tra il 1988 e il 2008) – di mettere in scena una vicenda da incubo semiserio, popolato da creature ibride, misteriosi campi di forza, orrori post-apocalittici e dinosauri. Ma che dire dello stesso Tarantino? Non è lui il più celebre campione di un cinema fatto di citazioni, rivisitazioni e rivalutazioni critiche che “nobilitano” il materiale povero ma fantasioso di tanti cosiddetti B-Movie? Sullo sfondo, poi, potremmo intravedere mille follie narrative, dal recente Cowboys & Aliens di Jon Favreau (2011) – non a caso tratto dall’omonimo fumetto prodotto dalla Platinum Studios di Scott Mitchell Rosenberg – oppure esperimenti di “innesto letterario” bizzarro come l’Orgoglio e pregiudizio e zombie di Jane Austen e Seth Grahame-Smith (2009), dove alla trama di un classico ottocentesco si incrocia un intreccio a base di morti viventi... Ma, alla fine, stiamo parlando più di forma che di sostanza. Questa, nella Storia che state per leggere, è semplice, coinvolgente e divertente: un uomo dal passato misterioso, uno spietato boss, una vendetta... Misteri, tradimenti e colpi di scena. Il tutto insaporito da una buona dose di piombo rovente!