ALMANACCO DEL WEST 2002

Jack London a Milano, di Graziano Frediani Nella bottega dei sogni, di Sergio Bonelli

 













L'inguaribile disordine che purtroppo fa parte da sempre della mia personalità non mi ha mai concesso di possedere un "archivio" dal quale attingere testimonianze sulla settantennale attività di mio padre Gianluigi Bonelli. A mia parziale difesa, posso addurre i molti cambi di indirizzo (con relativi traslochi) cui è stata sottoposta la redazione e, scusate se è poco, addirittura una guerra mondiale! Di conseguenza, la stesura delle pagine precedenti, pazientemente messa in atto da Graziano Frediani per mezzo di testimonianze dirette e di approfondite ricerche bibliografiche, ha conseguito l'effetto davvero impagabile di ricomporre, un po' per volta, i frammenti della mia memoria, sino a ottenere il mosaico completo del rapporto che, bambino, mi legava a un padre che, per quei tempi, faceva un mestiere decisamente diverso da quello dei padri dei miei coetanei. A dispetto delle precise informazioni riguardanti la collaborazione di G. L. Bonelli con la Casa editrice di Lotario Vecchi offertevi in questo libro, per me quel periodo rimane assai nebuloso; tutto diventa invece molto più vivo e chiaro dal momento in cui il futuro creatore di Tex compie il salto decisivo, trasformandosi da soggettista-battitore libero a editore in proprio.

Io, che avevo, a quell'epoca, sette-otto anni, ero gią un lettore accanitissimo di albi a fumetti che mi venivano spesso regalati da altri editori, amici di famiglia: Giuseppe Caregaro, proprietario della Alpe, mi riforniva dei fascicoli di "Saetta" e di "Volpe", mentre Gino Casarotti e Agostino Della Casa, uniti sotto l'insegna delle Edizioni Juventus, mi permettevano di leggere in anteprima le copie fresche di stampa di personaggi come "Berto Bolide", "Maciste" e "Dick Fulmine". La nostra abitazione in via Rubens, a Milano, gią piccola per la vita quotidiana della nostra famiglia, fu trasformata in redazione e, giorno dopo giorno, divenne un vero e proprio punto d'incontro per tutti i collaboratori, che spesso facevano onore alla cucina di mia madre e rimanevano a chiacchierare con mio padre sino a ora tarda, mentre io li guardavo e li ascoltavo con reverenza e ammirazione. Del resto, in mezzo a loro, c'erano tutti i grandi autori che avevano gettato le basi del fumetto italiano: il colto Rino Albertarelli, gli immancabili fratelli Carlo e Vittorio Cossio, il vulcanico Antonio Canale e il flemmatico Edgardo Dell'Acqua, l'elegante Franco Caprioli, insuperabile cantore dei Mari del Sud, e il bravissimo Raffaele Paparella, cui si doveva, fra l'altro, un'affascinante vicenda cavalleresca scritta da Bonelli ("I crociati"); accanto a me, come un fratello maggiore, oltre che come ragazzo di bottega tuttofare e apprendista disegnatore, quel Franco Donatelli che, dopo una multiforme carriera, avrebbe illustrato numerosissime storie del mio Zagor.

Un altro privilegio impagabile che mi derivava dall'avere un genitore tanto speciale era costituito dall'entusiasmo con cui egli mi faceva partecipe delle vie che lo avevano condotto a quel mondo di sogni in cui si sarebbe mosso per tutta la vita. Come potrei dimenticare i pomeriggi domenicali passati sfrecciando da un cinema all'altro, all'inseguimento di un "Capitan Blood", di un "Tarzan", di un "Frankenstein" o di un "Tom Mix"? E come potrei dimenticare la dolce insistenza con cui riusciva a vincere la mia riluttanza ad affrontare letture (Zane Grey, Henry Rider Haggard, Jack London...), che, per i miei sette-otto anni, mi sembravano troppo impegnative rispetto ai miei amatissimi fumetti? Insomma, il padre Gianluigi Bonelli aveva tutti i numeri per conquistare l'ammirazione di suo figlio... A completare la fascinazione contribuiva poi anche il suo aspetto fisico, assolutamente vicino a quello degli eroi dello schermo, e, in particolar modo, la sua vocazione sportiva, che lo metteva in luce nelle pił diverse situazioni. Infatti, ero orgoglioso di lui sia quando, nelle varie palestre milanesi, lo vedevo incrociare grintosamente i guantoni con dei pugili ben pił esperti di quanto non fosse lui, sia quando, sotto gli occhi ammirati di tutti i bagnanti, scivolava sulle onde del Mar Ligure, sfoggiando uno stile, il crawl, che, a quei tempi, apparteneva soltanto a Johnny Weissmuller, campione olimpionico reso famoso dai film di Tarzan; come se non bastasse, la barca a vela che pilotava con il piglio di un vecchio lupo di mare era l'unica imbarcazione che, sempre sotto lo sguardo stavolta preoccupato e pieno di rimprovero dei succitati bagnanti, usciva al largo anche quando le condizioni del tempo erano indiscutibilmente tempestose.

Le dure vicende della guerra e il faticoso impegno di ricominciare pazientemente, caparbiamente tutto da capo, ma anche il grande successo ottenuto dal suo Tex, non riuscirono a cambiarlo dall'immagine appena descritta. Fino agli ultimi suoi giorni, G. L. Bonelli continuò a essere l'irriducibile sognatore entusiasta che, in un mondo sempre più omologato e materialista, si era ritagliato un modo di vivere che gli permetteva di mantenere quella personalità libera e anticonformista che aveva caratterizzato gli anni della sua giovinezza.