ALMANACCO DEL WEST 2002

Jack London a Milano, di Graziano Frediani Nella bottega dei sogni, di Sergio Bonelli

 
















Tex è da sempre sinonimo di grande Western! Dopo la lunga avventura contro la banda di indiani agli ordini del "Teschio", che si è svolta sulle pagine degli albi regolari di gennaio e febbraio, il nostro Aquila della Notte dovrà di nuovo sfoderare tutta la sua abilità nel trattare con gli indiani in una lunga storia completa ospitata dall'Almanacco del West 2002: "L'ultimo squadrone" - così si intitola - lo vede, infatti, faccia a faccia con un gruppo di ribelli Mescaleros, guidati dal sanguinario Shako, che non esitano a mettere a ferro e fuoco i ranch dei coloni insediatisi oltre i confini della riserva di San Carlos... Ad arricchire l'Almanacco sono poi le consuete segnalazioni sui film, i libri e i cd-rom usciti negli ultimi mesi, oltre a tre articoli dedicati alla nascita del western italiano, alla carriera del divo James Stewart e alla Guerra d'Indipendenza americana. Ma c'è di più... Perché, a un anno dalla scomparsa di Gianluigi Bonelli, l'amatissimo "papà" di Tex, la nostra Casa editrice ha voluto ripercorrere la sua settantennale carriera di narratore di storie, in un illustratissimo volume a colori di 100 pagine che troverete allegato, in omaggio, proprio all'Almanacco del West 2002! Spaziando da un genere all'altro (il giallo, l'avventura esotica, la fantascienza, le saghe di "cappa e spada"), il vulcanico G. L. ha emozionato e fatto sognare almeno quattro generazioni di lettori!
Vi offriamo qui di seguito l'editoriale firmato da Sergio Bonelli, un estratto da due degli articoli contenuti nell'Almanacco del West e i due capitoli che rispettivamente aprono e chiudono il volume "G. L. Bonelli - Sotto il segno dell'Avventura".





L'uomo della frontiera
di Sergio Bonelli


Cari amici, in occasione della pubblicazione del nuovo Almanacco del West 2002, sono davvero orgoglioso di potervi parlare approfonditamente di un uomo che, di un ipotetico Club degli Aficionados del Selvaggio West, avrebbe meritato il titolo di Presidente Onorario. Sto parlando dell'autore di Tex, mio padre Gianluigi Bonelli, che, dai tempi de "La piuma verde", uscito su "Il Vittorioso" nel 1938, per i disegni di Antonio Canale, fino al suo ultimo albo di Tex, "Il medaglione spagnolo" (disegnato da Guglielmo Letteri e pubblicato nel 1991), è stato il più convinto diffusore dell'epopea americana nel nostro Paese. Mi auguro che, sfogliando le pagine del volume allegato all'Almanacco, voi tutti possiate provare la stessa emozione con cui io e Graziano Frediani abbiamo pazientemente messo assieme notizie e immagini. E a proposito di celebrazioni, sono altrettanto lieto che Maurizio Colombo abbia deciso di farvi la cronaca di una simpatica e importante manifestazione alla quale ben volentieri ho partecipato anch'io, nel magico scenario di Madonna di Campiglio. Alludo a "C'era una volta… il western all'italiana", una mostra che, per l'appunto, ha ricostruito un periodo magico del cinema di casa nostra. Un cinema che, guarda caso, in questo stesso Almanacco, ha modo di confrontarsi con un altro momento molto speciale del western all'americana: quello in cui, negli anni Cinquanta-Sessanta, una indimenticabile star del grande schermo, James Stewart, ci ha offerto una sua personalissima interpretazione dell'Uomo della Frontiera. Come sempre, nelle pagine seguenti, troverete altre informazioni, altre suggestioni e, inutile negarlo, anche molta nostalgia per un mondo di cui il cinema e la letteratura avventurosa, anno dopo anno, si stanno lentamente scordando.




Un solo grido: Rivoluzione!
di Renato Genovese

"Alle dieci di sera del 18 aprile 1775, la guarnigione inglese di Boston venne svegliata dalle grida rabbiose degli arcigni sottufficiali delle varie compagnie. Gli uomini dei migliori reparti scelti tra i granatieri e la fanteria leggera, più quelli di una compagnia di marines della Royal Navy, furono buttati giù dalle brande. Finalmente il generale Gage, comandante in capo di quella che era la piazza più importante delle colonie del Nord America, si era deciso a rompere gli indugi e aveva ordinato al tenente colonnello Francis Smith di dare una lezione agli arroganti ribelli americani. Le truppe, che avevano l'ordine di arrestare i principali esponenti della rivoluzione nella zona di Lexington e di Concord requisendo tutte le armi e le munizioni accumulate dai ribelli, si mossero in perfetto ordine e senza il consueto suono di pifferi e tamburi, visto che l'operazione doveva svolgersi nel massimo segreto. Gli uomini si imbarcarono sulle scialuppe e attraversarono la baia fino a Lachmere Point. Poi attesero, per tre ore, che fossero distribuiti il rancio e le munizioni, finché, alle due del mattino, la spedizione punitiva si mise in marcia puntando verso nord-ovest, sulla strada di Concord, alla confluenza tra i fiumi Sudbury e Concord. Ma, nonostante tutte le precauzioni, come si poteva pensare di tenere nascosti i propri piani nel cuore di una città indipendentista come Boston, dove i fermenti di rivolta germogliavano come grano maturo nel fertile terreno dell'individualismo americano? A Boston, che, fra l'altro, costituiva il porto più importante di tutte le tredici colonie, si era svolto, nel 1773, il famoso "Tea Party", quando un gruppo di patrioti, travestiti alla bell'e meglio da indiani Mohawks, aveva gettato nella baia il contenuto delle stive di tre navi britanniche, per protestare contro la tassa sul tè, ultima di una lunga serie di odiose imposizioni da parte dell'Inghilterra. Da allora in poi, bande di uomini decisi a tutto, i Figli della Libertà, cercavano ogni occasione per attaccar briga con le Giubbe Rosse e per poter strappare loro i moschetti, oppure giravano per le taverne, facendo ubriacare i soldati per sottrarre loro le armi…".




I segreti di un uomo tranquillo
di Maurizio Colombo

"È come se Gary Cooper avesse frequentato l'università di Harvard". Così il regista Frank Capra definì James Stewart, l'attore che, insieme al protagonista di Mezzogiorno di fuoco, ha meglio rappresentato l'orgoglio d'America, l'eroe tutto-di-un-pezzo, onesto, coraggioso e leale, che rivaleggia in popolarità con classici come la torta di mele o la sedia elettrica, il sano ragazzo di provincia, yankee al cento per cento, fortemente legato alla sua famiglia, alla sua patria, ai suoi ideali, la personificazione stessa dell'"onestà granitica" senza dubbi né rimorsi, uno che come si mette, si mette sempre dalla parte del giusto. Persino la sua biografia sembra la tipica sceneggiatura hollywoodiana basata sul self-made man di umili origini arrivato al top grazie alla sua tenacia. James Stewart nasce nel 1908 a Indiana (Pennsylvania), figlio del proprietario di un modesto negozio di ferramenta, un tipo strambo ed entusiasta che amministrava il negozio e l'educazione dei figli nella maniera più originale possibile. Tanto per capirci, Alexander Stewart trovava normale accettare come pagamento dal proprietario di un circo un pitone di quattro metri oppure una fisarmonica da un musicista (strumento che si rivelò utilissimo per Stewart, abilissimo fisarmonicista, nei duri anni della gavetta). Insomma, gli Stewart erano la classica famiglia americana strappata di peso da un quadro di Norman Rockwell…".