Le Storie

Il letargo del lupo

Lo sappiamo, che i lupi non vanno in letargo, ma mercoledì 13 febbraio esce "Nel nido del ragno", seconda parte dell'affresco storico immaginato e realizzato da Gigi Simeoni "La corsa del lupo". Lasciamo la parola allo stesso Simeoni per scoprirne la genesi.

Nella primavera del 2009 inviai a Mauro Marcheselli un soggetto di genere bellico da destinare alla collana dei Romanzi a Fumetti. Il mio "Gli Occhi e il Buio" era piaciuto a Sergio Bonelli e dunque trovai l'editore ben disposto ad accogliere una nuova proposta.

Nella primavera del 2009 inviai a Mauro Marcheselli un soggetto di genere bellico da destinare alla collana dei Romanzi a Fumetti. Il mio "Gli Occhi e il Buio", del 2007, era piaciuto a Sergio Bonelli e dunque trovai l'editore ben disposto ad accogliere una nuova proposta. Dopo avermi confermato il nullaosta, Sergio si accorse però che già da tempo era in lavorazione "Linea di sangue" di Faraci e Diso (incentrato sulla Battaglia di Montecassino) e decise che non sarebbe stato opportuno pubblicare, una a ridosso dell'altra, due storie ambientate nella Seconda Guerra Mondiale.

Mauro, pochi giorni prima che io partissi per la villeggiatura a Marmentino (il mio abituale buen retiro estivo, nascosto tra i tornanti della Val Trompia), mi suggerì di approfittare della vacanza per cercare un'idea di diverso genere. Dato che mi trovavo in un luogo ricco di leggende stregonesche, imbastii il plot di "Stria" (che vide la luce nel giugno del 2011). Ma "La corsa del Lupo", per il quale avevo iniziato a elaborare il soggetto e compiere approfondite ricerche, mi era ormai entrato sotto pelle, aveva cominciato a delinearsi quasi per conto suo. Succede sempre così, quando si crede fortemente in un'idea: se il seme è stato piantato al momento giusto in un terreno fertile, la pianta germoglierà da sé, sorretta dalla sua forza. Una forza che derivava, in parte, anche dalla lettura dello sconvolgente "Le benevole" di Jonathan Littell, che mi aveva aperto gli occhi su molti aspetti oscuri e stranianti del nazismo.

Gli eventi personali e professionali mi tennero lontano dal progetto, ma solo fisicamente, per alcuni anni. Dal soggetto, che sviluppai comunque, trassi un romanzo in prosa scrivendolo nei (pochi) ritagli di tempo, sebbene sentissi intimamente che la forza dell'idea stava nella quantità di suggestioni visive. Era, insomma, un soggetto perfetto per un film (ahimè, costosissimo!) o per una graphic novel. Ripresi in considerazione l'idea di trarne una storia a fumetti nell'ottobre del 2015, quando sopravvissi a un grave incidente stradale e per un certo periodo mi ero ritrovato a dover gestire alcuni problemi neurologici (per fortuna risolti) che mi rendevano difficile organizzare pensieri e concetti. Sergio Bonelli Editore mi venne incontro nella persona di Michele Masiero, che capì il mio problema e accettò di riprendere il progetto de "La corsa del Lupo", anche perché, formalmente, aveva già ottenuto l'approvazione dell'editore.

Alternandomi tra Dylan Dog e questo nuovo "cantiere", in tre anni ho quindi realizzato un vecchio sogno nel quale ho potuto inserire molte tematiche cui tengo in modo particolare, legandole saldamente a un fil rouge che si dipana dalla prima all'ultima tavola. Alfred Hitchcock lo chiamava Mac Guffin, ed è il pretesto (spesso un oggetto concreto) che non necessita di spiegazioni, ma attorno al quale ruotano tutti i personaggi e le scene della storia. Per portare un celebre esempio: nel film "Pulp Fiction", di Quentin Tarantino, il Mac Guffin è la valigetta dal contenuto preziosissimo e misterioso che passa di mano in mano innescando il meccanismo narrativo. A parte una luce pulsante dall'aria quasi aliena (idea a sua volta "estratta" dal classico cinenoir "Un bacio e una pistola" di Robert Aldrich), del contenuto della valigetta non si sa nulla nemmeno alla fine del film, ma lo stratagemma dimostra che spiegare di cosa si trattasse non avrebbe tolto o aggiunto nulla alla vicenda.

Il mio Mac Guffin è la corona di un antico sovrano, passato alla Storia quale simbolo dell'avidità di potere e di ferocia: Erode il Grande, il tiranno che - secondo i testi Sacri - ordinò la Strage degli Innocenti al fine di uccidere Gesù nella culla. Non era mia intenzione attribuire dei reali poteri all'antico cimelio (anche se non nego d'essermi divertito nel coltivare su questo punto una sottile ambiguità): se lo avessi fatto, non sarei stato un autore sincero, perché naturalmente non credo affatto che gli oggetti siano capaci di una qualche forma di "volontà". Al contempo, sono sempre stato affascinato dal significato che gli uomini talvolta attribuiscono loro e dal modo in cui proiettano su di essi desideri e speranze, facendone gli inconsapevoli artefici delle proprie mire. La mia doveva dunque essere una storia fatta di esseri umani e dei loro destini, tutti indissolubilmente legati a un unico oggetto.

L'ossessione è spesso il motore delle mie storie: ne "Gli Occhi e il Buio" Simonetti era perseguitato dalla figura evanescente (Mac Guffin!) che scorgeva negli occhi delle sue vittime, mentre in "Stria" l'ossessione era rappresentata dalla strega che abitava i boschi e, come infine si dimostra, anche la fantasia di Chiara.

Rispetto ai precedenti romanzi, che erano sviluppati intorno a pochissimi co-protagonisti, "La corsa del lupo" presenta scene più corali: le battaglie sul Fronte Orientale, le rappresaglie dei nazisti nei paeselli toscani o Piazza Vittoria, a Brescia, gremita di gente per la punzonatura dei bolidi alla partenza della Mille Miglia del 1947.

Dati i molti spunti scenici e narrativi che mi ero proposto di coltivare, lo stesso lavoro di ricerca è stato totalmente coinvolgente e appagante.

Dati i molti spunti scenici e narrativi che mi ero proposto di coltivare, lo stesso lavoro di ricerca è stato totalmente coinvolgente e appagante. Per la ricostruzione sugli ultimi momenti di vita di Erode il Grande, per esempio, mi sono riferito alle cronache dello storico Giuseppe Flavio e a quanto ne hanno in seguito dedotto gli studiosi e gli specialisti medici, ipotizzando in modo molto verosimile che il Tiranno morì per una malattia che causa atroci sofferenze, la Cancrena di Fournier. Quando approfondii l'argomento per raccogliere immagini di riferimento faticai a domare la nausea, e sconsiglio di fare lo stesso a chi non è di stomaco forte! Come aveva preconizzato lo storico Flavio, velando la sua cronaca con un personale giudizio intriso di mistero, pareva quasi che le sofferenze cui Dio stava sottoponendo Erode il Grande fossero la giusta pena per ripagarlo della sua cattiveria.

Il parallelo tra le figure di Adolf Hitler ed Erode il Grande (che ho assegnato al personaggio di Edoardo Recanati) è una mia liberissima interpretazione, forse anche un po' forzata, ma che partecipa perfettamente ai "circoli concettuali" che mi servivano per portare avanti la storia. È giusto segnalare che, in realtà, la collocazione della tomba di Erode il Grande è tutt'oggi sconosciuta. Nel 2007, gli studiosi scoprirono un mausoleo e un sarcofago distrutto nelle profondità delle pendici nordorientali del Monte Herodium, la collina sulla quale Erode aveva fatto erigere il suo Centro di Comando, a 15 chilometri a Sud di Gerusalemme, ma l'attribuzione di questa tomba al Re è controversa. Ovviamente, del corpo e tantomeno di una fantomatica corona non è stata trovata alcuna traccia: situazione ideale per un "mentitore di mestiere" come il sottoscritto!

Come mio solito, non mi sono messo all'opera pensando esclusivamente in termini fumettistici, ma ho approcciato la sceneggiatura pensando a un "film disegnato": questo sarebbe probabilmente un kolossal hollywoodiano con grande dispiego di mezzi, comparse ed effetti speciali.

Anche per quanto riguarda l'idea politica in genere, non mi sono dilungato oltre il necessario o al di là dei fatti storicamente consolidati. I miei Partigiani, per esempio, non parlano mai di "ideali". Non sono emanazione di alcuna ideologia, quindi, limitandosi a mostrare di essere patrioti dediti alla sola idea di sopravvivere alla guerra per tornare alle loro vite di prima, sebbene siano loro malgrado proiettati all'interno della vicenda centrale, anch'essi all'inseguimento della Corona di Erode.

Come mio solito, non mi sono messo all'opera pensando esclusivamente in termini fumettistici, ma ho approcciato la sceneggiatura pensando a un "film disegnato". Rispetto alle mie opere precedenti - "Gli Occhi e il Buio" e soprattutto "Stria" - questo sarebbe probabilmente un kolossal hollywoodiano con grande dispiego di mezzi, comparse ed effetti speciali. Ho volutamente mantenuto una certa rigidità della gabbia e una sfumatura "parlata" del linguaggio per evidenziare nel lettore l'impressione di essere davanti a uno schermo cinematografico, usando massicciamente le vignette "wide screen" nelle scene di azione veloce.

E come in ogni film o trattamento fantastico di storie che comprendano luoghi, persone e fatti realmente accaduti, concludo col dire che ho cercato di operare nel modo più asciutto e distaccato possibile, limitandomi a raccontare o a dotare di caratteristiche sociali e politiche o sfumature psicologiche i personaggi al solo scopo di renderli verosimili. Mi scuso in anticipo, quindi, se ho usato nomi di persone o riferimenti a fatti reali: come si suol dire in coda a un film, "è stato puramente casuale".

A cura di Gigi Simeoni

Le Storie 77 "La corsa del Lupo 2 - Il nido del ragno", dal 13 febbraio, in edicola, fumetteria e nel nostro Shop online.


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11/02/2019