Anteprima Dylan Dog

Dylan Dog e il nome del figlio!

Il 21 settembre torna il pianeta dei morti immaginato da Alessandro Bilotta. Disegna da Giampiero Casertano, "Nel nome del figlio" è una vicenda labirintica dove passato, presente e futuro si sovrappongono irrimediabilmente.

Nuovo anno, nuova dose di orrori dal Pianeta dei Morti. Nell'albo Nel nome del figlio, in edicola a partire dal 21 settembreAlessandro Bilotta torna a raccontarci del suo universo dylandoghiano - forse alternativo, forse futuro - questa volta assieme a Giampiero Casertano, vero e proprio senatore di Craven Road. Per presentare degnamente questa uscita, abbiamo posto qualche domanda allo sceneggiatore romano.

► È passato un anno da "Nemico pubblico n. 1", e le storie ambientate nel pianeta dei morti cominciano a essere davvero numerose. Facciamo un rapido "riassunto delle puntate precedenti"?

Hai ragione. Le storie sono però dei veri e propri episodi singoli che possono essere letti senza conoscere approfonditamente lo scenario in cui sono ambientati. Uno scenario di una quindicina di anni nel nostro futuro, in cui il mondo è sconvolto da un'epidemia di Ritornanti. Il portatore della forma evoluta del virus, il Paziente Zero, era Groucho, ma Dylan Dog non ha avuto il coraggio di ucciderlo, condannando così il pianeta alla non-vita eterna e se stesso a un senso di colpa insopportabile.

"Nel nome del figlio" ruota intorno a qualcuno che si chiama Godwin Dog. Chi sia questa persona è oggetto dell'indagine della storia, di Godwin stesso e di tutti quelli che incrociano la sua strada.

In questo mondo ci sono gli Immemori, persone che si rifugiano in Oasi fortificate in cui drogarsi per dimenticare. Ci sono i Flagellanti, che studiano il sangue dei Ritornanti e arrivano perfino a iniettarselo con risultati disastrosi. Ci sono nuovi e vecchi personaggi, come l'ispettore di Scotland Yard: Osmond, c'è un anomalo Jenkins, la prima cliente di Dylan: Sybil Browning, riappare Xabaras, e nell'ultimo episodio sembra arrivare perfino qualcuno che si definisce il figlio di Dylan Dog...

► Sbaglio, se dico che il vero protagonista di "Nel nome del figlio" è proprio il figlio... Godwin Dog?

Possiamo dire che la storia ruoti intorno a qualcuno che si chiama Godwin Dog. Chi sia questa persona è oggetto dell'indagine della storia, di Godwin stesso e di tutti quelli che incrociano la sua strada, più o meno concretamente.

► Rispetto al solito, stavolta hai raccontato la storia in maniera più intricata. Ma era il modo migliore per raccontarla, no? Anzi, forse l'unico...

Proprio perché in qualche modo è un'indagine, si tratta di ricostruire e rimettere insieme i pezzi. Questi pezzi sono confusi nei ricordi dei protagonisti, sono condizionati da allucinazioni, follia e incubo. Insomma, la stessa materia di cui sono fatte le giornate quotidiane di ognuno di noi.

► Il titolo dell'albo dell'anno scorso citava James Cagney, questa volta nei dialoghi c'è una battuta di Edward G. Robinson. A quando una tua storia di gangster?

In realtà, pochi sanno che è tradizione dei curatori della Bonelli di cambiare autonomamente i titoli delle sceneggiature. Quindi non è mio il merito di questo tono gangsteristico. La storia dell'anno scorso, incentrata su Xabaras, si intitolava "L'anagramma di Abraxas", mentre quella di quest'anno più semplicemente "Il figlio di Dylan Dog". Una curiosità è che all'intero progetto della saga del futuro avevo dato un altro titolo, quello di "Old Boy", che era appunto anche il titolo della prima storia del Color Fest, origine della saga, e che anche in quel caso è stato appunto modificato in "Il Pianeta dei Morti".

Sarebbe interessante scrivere un fumetto sul nostro crimine, sulle nostre ganghe: anche come delinquenti non siamo secondi a nessuno.

Mi piacciono molto i film di gangster "obliqui", europei, come quelli di Jean-Pierre Melville. "I senza nome" soprattutto. E mentre penso che anche questo potrebbe essere un titolo adatto a un Dylan Dog, mi ricordo che "Il Senza Nome" è una storia di Barbato e Alessandrini, pubblicata sul Gigante numero 13.

Il mio film di gangster preferito è "Mafioso" di Alberto Lattuada, con Alberto Sordi. Una storia che fa ridere e poi sprofonda gradualmente in un incubo. Il protagonista torna in Sicilia, risucchiato dagli obblighi e dai comportamenti da cui era fuggito. Sarebbe interessante scrivere un fumetto sul nostro crimine, sulle nostre ganghe: anche come delinquenti non siamo secondi a nessuno.

A cura di Alberto Cassani


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19/09/2018