Intervista Deadwood Dick

Lansdale, i fumetti e la frontiera!

Il 6 luglio arriva "Nero come la notte", l'albo di Deadwood Dick che inaugura ufficialmente la nuova etichetta Audace. Joe R. Lansdale, dai cui lavori è tratta questa miniserie, ci ha raccontato il suo rapporto con il West e con i fumetti.

Il 6 luglio le edicole e le librerie di tutta Italia accolgono "Nero come la notte", il primo albo della miniserie Deadwood Dick, che inaugura ufficialmente la nuova etichetta Audace. Le avventure a fumetti di Nat Love - soprannominato appunto "Deadwood Dick" - sono tratte dai racconti e dai romanzi di Joe R. Lansdale, scrittore texano capace libro dopo libro di entrare nel cuore anche dei lettori italiani. Seba Pezzani, scrittore a sua volta e traduttore di diversi lavori di Lansdale, l'ha intervistato per farci capire meglio cosa dobbiamo aspettarci dai fumetti di Deadwood Dick.

Durante la sua carriera, Joe R. Lansdale ha usato vari registri narrativi e ha affrontato generi diversissimi: il noir, la fantascienza, l'horror... I suoi romanzi hanno mostrato la sua predilezione per l'uso di un linguaggio forte e di un black humour che ne costituisce l'originale cifra stilistica. Un sound unico che ritroverete anche nelle storie di Deadwood Dick.

Il legame sentimentale dello scrittore texano con il mondo del Selvaggio West è fortissimo, come ci ha raccontato lui stesso: "Da bambino ero attratto dalla fantascienza e dal fantasy, e lo sono tuttora, ma in seguito ho capito che i western erano a loro volta una forma di fantasy. I miei genitori avevano vissuto la parte finale dell'epopea del West, anche se al tempo erano giovanissimi. Erano cresciuti con persone che avevano attraversato gli anni della Guerra Civile o che avevano davvero partecipato all'epopea del selvaggio West. Quindi la mia storia familiare è intimamente legata a quel mondo, a quell'ampia mitologia del West che a me è sempre piaciuta tanto".


Una striscia di Corrado Mastantuono da "Nero come la notte", Deadwood Dick n.1.

Sono i fumetti ad aver fatto di me uno scrittore. Sono stati una grossa influenza sul mio modo di scrivere, perché nei fumetti c'era un forte senso dell'iperbole e le cose erano sempre esagerate. Da scrittore mi capita spesso di mescolare aspetti esagerati del folklore con elementi della realtà.

Western e noir hanno costruito il suo immaginario di narratore, ma sono stati soprattutto i comics a plasmarlo: "Sono i fumetti ad aver fatto di me uno scrittore. Da bambino, mi sentivo particolarmente attratto dai supereroi, che potevano fare cose che a me risultavano impossibili. A mia volta, mi sentivo potente per procura. Potevo fingere di essere Superman oppure Lanterna Verde, Flash e, in seguito, persino Batman. Erano il colore di quelle storie, la gioia di trovarmi in un luogo così diverso da quello che conoscevo e la possibilità di essere in qualche modo potente a rappresentare le principali attrattive dei fumetti di supereroi per un bambino come me. Mi sono sempre piaciute le storie al di fuori dalla norma e i fumetti erano di certo molto fuori dalla norma. Sono stati una grossa influenza sul mio modo di scrivere, perché nei fumetti c'era un forte senso dell'iperbole e le cose erano sempre esagerate. E questo mi permette di tornare a parlare della narrativa western: le dime novel che l'hanno inaugurata erano esagerate e, da scrittore, mi capita spesso di mescolare aspetti esagerati del folklore con elementi della realtà. Mi viene naturale. Credo siano stati in gran parte i fumetti a trasmettermi quella capacità, per cui di certo rappresentano la base portante della mia scrittura."

A cura di Seba Pezzani


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06/07/2018