Zagor

Le nuove strisce di Zagor!

A cinquant'anni di distanza dalla quarta, sta per arrivare in fumetteria e libreria - e nel nostro Shop online! - la quinta serie di Zagor a striscia, "Collana Darkwood". Ce la siamo fatta raccontare dallo sceneggiatore, Moreno Burattini.

Tra il giugno 1961 e il novembre 1970, uscirono 239 albetti di Zagor, divisi in quattro serie, nel formato a striscia tipico del periodo. La primissima avventura dello Spirito con la Scure ("La foresta degli agguati") vide la luce proprio in quella veste. Dopo quasi cinquant'anni, ecco una quinta serie, nuova di zecca, di sei episodi che raccontano un'unica, avvincente avventura inedita sceneggiata da Moreno Burattini e disegnata da Gianni Sedioli e Marco Verni. Nel rispetto degli stilemi dell'epoca, reinterpretati però dagli autori di oggi, sarà possibile rivivere le emozioni dei ragazzi di un tempo e stringere fra le mani pubblicazioni tascabili simili a quelle che hanno fatto sognare intere generazioni.

La miniserie quindicinale, intitolata Zagor: Collana Darkwood, conterà sei numeri e sarà disponibile da maggio in fumetteria e nello Shop on line di Sergio Bonelli Editore (oltre che nelle principali fiere dedicate ai comics). Non la troverete, quindi in edicola, a meno di farne richiesta esplicita al vostro esercente di fiducia. Intanto, per presentarvela abbiamo fatto quattro chiacchiere proprio con Moreno Burattini.

► Questa miniserie vuole celebrare l'epoca dei fumetti a striscia. Secondo te è un formato che potrebbe avere anche un futuro editoriale?

Anche se, ovviamente, può essere apprezzata da chiunque, Zagor Collana Darkwood si rivolge a due tipi di lettori. Il primo è il gruppo di quelli che  gli albetti a strisce se li ricordano, per averli letti all'epoca o per averli visti in mano ai nonni, ai papà o ai fratelli più grandi. Per costoro sarà fortissimo il richiamo della nostalgia, legato al recupero di memorie mai perdute. Il secondo gruppo è quello di coloro che invece delle strisce hanno soltanto sentito parlare e vogliono provare a scoprire quale fosse il loro fascino, e che cosa provassero i ragazzi di un tempo stringendo in mano quelle piccole pubblicazioni che hanno segnato un'epoca. Paradossalmente, in questi nostri anni senza fiato in cui tutta la comunicazione deve essere veloce e la fruizione immediata, sessanta rapide strisce da gustare in pochi minuti potrebbero avere un insospettabile appeal anche al di fuori del "gioco" del recupero di un formato del passato (seppur al servizio di una storia inedita).

► Dal punto di vista della sceneggiatura, il formato striscia quanto ha condizionato la tua scrittura, rispetto al tradizionale formato Bonelli?

La Collana Darkwood è frutto di un'operazione tesa a ricreare il sapore delle storie di un tempo. Però non abbiamo voluto dar vita a un "falso" perfetto, ci siamo adeguati al formato, ma restiamo autori di oggi.

Il formato mi ha costretto a usare  un ritmo del tutto diverso, perché un racconto scandito in capitoli di sessanta strisce, che corrispondono a venti pagine della serie regolare, non può essere sceneggiato allo stesso modo di quando si propongono avventure lunghe due o tre volumi di 94 tavole ciascuno (come accade nella Collana Zenith). In un albetto devono accadere più cose di quante ne accadono di solito in venti tavole della serie regolare. Il racconto che ne risulta è più concentrato, gli accadimenti meno dilatati. C'è poi un recupero di vecchi stilemi utili a recuperare il sapore di un tempo: l'uso delle didascalie, per esempio, comprese quelle nei colonnini verticali con un disegnetto all'interno. Le vignette e le copertine di Gianni Sedioli e Marco Verni si prestano perfettamente all'operazione, tesa a ricreare il sapore delle storie di un tempo. Però non abbiamo voluto dar vita a un "falso" perfetto. La nostra sarà comunque la quinta serie a striscia dopo le prime quattro uscite fra il 1961 e il 1970, e dunque una cosa nuova, inedita, non una ristampa. Ci siamo adeguati al formato, ma restiamo autori di oggi.

► Il romanzo di Zagor, scritto da Davide Morosinotto, punta i riflettori sulla vita di Patrick Wilding prima di diventare lo Spirito con la Scure. Ci saranno rivelazioni particolari sul suo passato, o si tratta di una rilettura del suo mito?

Il principale problema posto dal raccontare un'avventura con Zagor adolescente è che il nostro eroe non può, a rigor di logica, chiamarsi Zagor. Il nome indiano, infatti, Patrick Wilindig se lo sceglie quando, già grande, decide di dedicare la sua vita a fare da peacemaker nella foresta di Darkwood. Perciò, ho suggerito a Morosinotto (che dal canto suo ha fatto un eccellente lavoro) di immaginare il presupposto per cui il personaggio, in seguito, abbia adottato proprio l'appellativo di Za-Gor-Te-Nay. C'è dunque la rivelazione di un qualcosa che dà origine a quel nome e spinge Patrick a usarlo in seguito. Per scoprire di cosa si tratta non c'è che un modo: leggere il romanzo!

A cura di Andrea Carlo Ripamonti


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04/04/2018