Intervista Dylan Dog

Montanari & Grassani per 1.716 settimane

"Le notti della luna piena" è la prima storia di Dylan Dog disegnata da Montanari & Grassani. La collana Il Dylan Dog di Tiziano Sclavi la ripropone ora a colori, in un albo che contiene anche un'intervista ricca di aneddoti interessanti.

Tra i più amati disegnatori dell'Indagatore dell'Incubo, Montanari & Grassani sono protagonisti della nona uscita di Il Dylan Dog di Tiziano Sclavi, che ripropone a colori "Le notti della luna piena", il mitico numero 3 della serie originale. Come sempre, l'albo è corredato da un nutrito apparato redazionale, che aiuta a contestualizzare la storia e la sua pubblicazione nell'Italia di trent'anni fa. Tra i contenuti di questa uscita, c'è proprio un'intervista ai due disegnatori. Ve ne proponiamo una parte, invitandovi a scoprire il resto in edicola.

Giuseppe Montanari sfoggia un'eleganza signorile, da veterano. Ernesto Grassani è un uomo buono, con una voce calda che trasmette tranquillità.

"Realizzammo tre tavole di prova, tratte proprio dalla sceneggiatura di "Le Notti della Luna Piena"!" spiega Giuseppe mentre si massaggia il pizzetto. "Le tavole piacquero, e così Tiziano Sclavi e Decio Canzio ci diedero il via libera per realizzare l'intero episodio, anche se le prove dovemmo ridisegnarle..." 

"Già, le rifacemmo da capo..." commenta Ernesto. "Questo perché nella prima versione della sceneggiatura l'assistente di Dylan non era Groucho, ma un personaggio con le fattezze di Marty Feldman, l'Aigor di "Frankenstein Junior"..."

"Avremmo potuto sostituire la testa in tutte le vignette, ma è un'operazione chirurgica complessa, ed Ernesto odia la vista del sangue..." ironizza Giuseppe. "Come sempre, anche per "Le Notti della Luna Piena" lui realizzò gran parte delle matite, poi io inchiostrai tutto, utilizzando il mio stile."

"Da allora..." aggiunge Ernesto, "abbiamo sempre lavorato così, a una velocità folle, producendo cinque tavole alla settimana per..." si interrompe, prende a massaggiarsi il mento. "Quante settimane ci sono dal 1985 a oggi?"


Una striscia di Montanari & Grassani da "Le notti della luna piena". Cliccate per vedere tutta la tavola.

"Le difficoltà furono tante..." commenta ancora Ernesto, "non è facile, disegnare Dylan Dog!"

"Alle prime consegne, capitava che Decio Canzio ci facesse rifare o correggere delle vignette..." ricorda Giuseppe. "Con l'andare degli episodi, le cose migliorarono, e praticamente non rifacemmo più niente. Fummo quasi gli unici a utilizzare come riferimento il Dylan disegnato da Claudio Villa. Poi, con il tempo, trovammo una nostra versione, che è poi quella che usiamo tuttora!"

"In "Le Notti della Luna Piena", a mettermi in difficoltà furono le classiche strisce con tre vignette..." continua Ernesto. "Agli albori della serie apparivano spesso, era una soluzione che serviva a descrivere un'azione precisa, dividendola in tre momenti, come in un ralenti. Ne è un esempio la scena in cui Dylan raccoglie al volo la pistola e spara al licantropo."

"Le sceneggiature venivano consegnate a me, che le leggevo e le memorizzavo..." spiega Giuseppe. "Dopodiché, mi preoccupavo di individuare le settanta pagine di cui Ernesto avrebbe dovuto realizzare le matite. Le restanti le tenevo per me!"

"Con che criterio suddividevi il lavoro?" domando. 

"Giuseppe disegnava le sequenze ambientate nei luoghi ricorrenti della serie, come lo studio di Dylan o Scotland Yard..." risponde Grassani. "Io mi prendevo tutto il resto, in special modo le scene più matte!"

"Ernesto ha molta fantasia. In altre parole, pure lui è matto!” puntualizza Giuseppe, ironico. Poi continua: "Lavorare con lui è sempre stato un piacere. Non è facile trovare un collega con cui sviluppare una collaborazione tanto duratura! Ci vuole occhio!"

"E fortuna!" aggiunge Ernesto.

A cura di Marco Nucci


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02/01/2018