Sul Fiume Grande con Mister No

Il mio amico professore

Nei primi anni '80, quando Mister No era proprietario di una piccola compagnia aerea che solcava i cieli di centro e sud America, Martin Mystère si trovò ad approfittare dei suoi servigi. Fu l'inizio di una meravigliosa amicizia...

IL MIO AMICO PROFESSORE

Ho conosciuto il professor Mystére nei primi anni '80, all'aeroporto La Aurora di Guatemala, capitale dell'omonimo stato centroamericano. In quel periodo, pensate un po', avevo fondato una piccola compagnia aerea, espansa in centro e sud America. Un pomposo cartello sulla pista di quello scalcinato aeroporto recitava: "Jerome Drake South and Central America Airlines - Aviolineas de Sur y Central America - Oficina principal Manaus, Brasil - Bogotà Caracas Panama Mexico Guatemala - Donde no llegan los otres aviones". Devo dire che in quegli anni ero piuttosto ingrassato, anche per tutte le grane legate a un ruolo di imprenditore per cui evidentemente non ero tagliato. Quando finalmente mi resi conto che impiegavo più tempo a compilare moduli che a pilotare, vendetti le mie poche azioni e mi tenni un solo apparecchio oltre al vecchio piper, che parcheggiai nella piccolissima fazenda che avevo acquistato vicino Manaus. Comunque, poteva essere marzo o aprile del 1982 quando arrivò questo giovane professore yankee, accompagnato da una specie di scimmione e da una bionda (che non era la "sua" bionda). Voleva essere accompagnato a Belmopan, una cittadina di tremila abitanti nel bel mezzo del Belize, un posto dove io non abiterei per tutto l'oro del mondo. Prima di loro avevo portato alla stessa destinazione un passeggero piuttosto inquietante, con una sciarpa che gli nascondeva metà faccia e una mano finta, la destra. L'istinto mi diceva che il biondo professore americano aveva qualche storia tesa con questa specie di Capitan Uncino in versione tecno. E quando si tratta di guai, sbaglio di rado.


Una striscia da "La vendetta di Rå", Martin Mystère n. 2. Testi di Alfredo Castelli, disegni Giancarlo Alessandrini.

Circa tre anni dopo, lo stesso cliente si presentò a quell'aeroporto in compagnia di ben due scimmioni: uno era sempre quello che sembrava un uomo primitivo (e lo è veramente: Java è un autentico gentleman e nel corso degli anni è diventato un mio buon amico), l'altro era una specie di marcantonio nero del Bronx che si comportava come una timida fanciulla. Questa volta volevano essere portati a Belize City, il loro obiettivo erano le rovine del tempio Maya di Urbantum, intorno alle quali si aggiravano indios piuttosto irrequieti. Non ci misi molto a capire che il marcantonio nero era la reincarnazione di una fanciulla, tale Annabel Lee: in tre decenni abbondanti di frequentazione degli indios e dei loro misteri "ho visto cose che voi umani non potete nemmeno immaginare", come recitava il personaggio di un film abbastanza famoso. Il professore rimase colpito dalla mia deduzione e mi diede il suo biglietto da visita. Mi ripromisi di parlare a Martin Mystére di una certa valle sperduta in mezzo alle Ande in cui ero capitato. E quando gli raccontai di certe armi impossibili che avevo trovato in un rifugio sotterraneo dalle parti di Machu Picchu, lui non fu affatto stupito e mi disse che confermavo una sua teoria.

Nel frattempo io e Martin siamo diventati amici. Ci siamo visti qualche altra volta, come quando lo accompagnai a controllare il trattamento degli indios da parte del governo brasiliano e passai parecchio tempo nella selva con lui e la sua fidanzata Diana, oltre all'immancabile Java. Martin è un tipo particolare, un vero anticonformista, anche se magari sembra il contrario, ne ha passate di tutti i colori in tutti gli angoli del mondo più o meno come il sottoscritto. Ha una quindicina d'anni meno di me, credo, ma è come se fossimo stati compagni di liceo. 

A questo punto del racconto ci starebbe bene un prologo, o forse un flashback. Insomma, vi chiedo di tornare ai primi anni '50, quando ero arrivato da poco in Amazzonia. Una sera, per una serie di ragioni che non vi sto a spiegare, mi ritrovai a sorvolare la foresta alla confluenza fra il Rio Negro e il Rio Icana in una notte senza luna, una delle cose più stupidamente pericolose che si possano fare. Improvvisamente il cielo s'illuminò di un bagliore accecante e il mio piper fu investito da un violento turbine di vento, che lo mandò in stallo. Ci volle tutta la mia abilità di pilota per non precipitare. La luce rischiarò a giorno la foresta, risvegliando i suoi abitanti umani e non, e l'atmosfera fu percorsa da un boato spaventoso. Poi il bagliore si spense, come se qualcuno avesse girato un interruttore. La notizia del misterioso lampo di luce nel cielo dell'Amazzonia venne pubblicata sui giornali di tutto il mondo, e anche un ragazzino di New York chiamato Martin Mystére la ritagliò per incollarla nel suo album accanto a quelle su dischi volanti e inspiegabili ritrovamenti archeologici.


Una striscia da "Fuga da Skynet", Speciale Mister No n. 8. Testi di Guido Nolitta, disegni di Domenico e Stefano Di Vitto.

Circa quarant'anni dopo, il professor Mystére mi chiamò per annunciarmi il suo arrivo e per chiedermi di aiutarlo a risolvere quell'enigma. Ora, non sto a raccontarvi del segretissimo progetto americano chiamato Skynet, orchestrato dalla CIA a insaputa dello stesso presidente USA per monitorare i passaggi di UFO sul nostro pianeta e per catturarne uno. Francamente a me non interessano queste vicende di dischi volanti e di mostri alieni, neppure se atterrano in Amazzonia incrociando la rotta del vostro pilota preferito. Eppure, la visita del prof newyorchese mi convinse a rimettermi in forma, con un'ora di corsa al giorno e rinunciando alla cachaca nonostante le prese in giro del vecchio crucco che sostiene di essere il mio migliore amico. Il mio scopo non era accompagnare Martin e Java nella foresta, un'attività per cui la pancetta  è comunque sconsigliabile, ma fare bella figura con Diana, la sventola bionda che era diventata mia compagna di danze scatenate ai tempi della loro precedente visita a Manaus. Non volevo soffiarla al suo fidanzato, mi bastava instillargli un po' di sana gelosia. Non dico che sia colpa mia, ma ho saputo che qualche tempo dopo i due piccioncini sono convolati a nozze. Quanto a me, la dieta-Diana mi ha restituito una forma accettabile per affrontare tutti i guai in cui mi sono cacciato negli anni successivi. Che non sono stati pochi, gente!

A cura di Luigi Mignacco


Se non volete perdervi nessun aggiornamento riguardo Mister No, seguite la pagina Facebook del personaggio. Per rimanere aggiornati su tutte le novità della nostra Casa editrice, potete seguire la pagina Facebook ufficiale di Sergio Bonelli Editore e iscrivervi alla newsletter settimanale.