Anteprima Le Storie

I Maya di Andrea Voglino

Lo sceneggiatore del prossimo albo di "Le Storie", Andrea Voglino, ci racconta com'è nata l'idea di scrivere un'avventura come quella che, insieme a Stefano Landini, ha raccontato in "Ix B'Alaam".

Ci sono storie che ti porti dietro per anni.
Questa di Ix B'Alaam, per dire, mi fa compagnia fin da ragazzino, quando leggendo "Non è terrestre" di Peter Kolosimo mi ritrovai sott'occhio la riproduzione della lapide del sovrano Maya Pakal il grande, meglio noto come "l'astronauta di Palenque". Negli anni, guardando le nuvole, ho imparato come funzioni la pareidolia, cioè la capacità del cervello di farti vedere cose che non esistono. Ma a sette anni, non vedevo altro che un Maya di 1.400 anni fa ai comandi di un razzo. E ovviamente, ne rimasi folgorato.

Se la voglia di raccontare una storia ambientata nell'America precolombiana era arrivata d'istinto, per metterla in atto ho dovuto rimettermi a studiare.

Nel tempo, quell'immagine ha scavato in profondità nei meandri della mia scatola cranica, perché alla fine a Palenque ci sono andato con le mie gambe. E prima che fosse chiuso al pubblico per sempre, ho avuto la fortuna di scendere giù, al fondo della scalinata angusta e umida del Templo de las inscripciones, a incontrare di persona l'astronauta Maya. Un'altra folgorazione. Di più: un colpo di fulmine. Da quel giorno in poi, infatti, il Messico è diventato la mia meta d'elezione, la mia ossessione, la mia seconda patria.

Se la voglia di raccontare una storia ambientata nell'America precolombiana era arrivata d'istinto dopo la mia discesa nell'"inframundo", per metterla in atto ho dovuto rimettermi a studiare. Perché scrivere un fumetto sui Maya comporta una cultura specifica. Bisogna imparare a distinguerli dai Toltechi, dagli Aztechi o dagli Olmechi; approfondire un campanilismo di fronte a cui il più fervido sostenitore delle piccole patrie passerebbe per uno di ampie vedute; imparare i rudimenti del dialetto lacandone, lo stesso della regione in cui ho scelto di ambientare la storia; ramazzare reference fra taccuini di viaggio, saggi e siti web; assaporare il profumo inconfondibile dell'incendio di coppale durante le celebrazioni di ferragosto nei villaggi intorno a San Cristobal De Las Casas. Insomma, tributare il giusto rispetto agli abitanti delle Regioni centroamericane del Petèn.


Una vignetta tratta da "Ix B'Alaam" Le Storie 56, disegni di Stefano Landini su testi di Andrea Voglino

Solo su un punto ho tradito consapevolmente le premesse: il tempo. I Maya ne erano ossessionati, basta pensare al loro complicatissimo calendario o alla meticolosità con cui registravano le date essenziali sulle steli commemorative che punteggiano tutte le loro città-stato.

Solo su un punto ho tradito consapevolmente le premesse: il tempo. I Maya ne erano ossessionati, basta pensare al loro complicatissimo calendario o alla meticolosità con cui registravano le date essenziali sulle fotografie dell'epoca, le steli commemorative che punteggiano tutte le loro città-stato. Io ho dovuto inventarmi un passato alternativo in cui i Maya, vivendo nascosti dalla foresta pluviale, abbiano conservato usi e costumi tradizionali fino alla fine del '700, circa ottocento anni dopo il loro apogeo. E siccome questo era improbabile ma non impossibile, ho rincarato la dose prolungando la carriera dei bucanieri caraibici di un buon centinaio d'anni, e buttando nella mischia anche loro. Come in tutti i fumetti che si rispettino, a ogni invenzione corrisponde qualche brandello di verità: no, non ho trovato casi documentati d'incontri fra pirati e Maya. Però la storia dello sciamano bianco di Ix B'Alaam ricalca quella incredibile vissuta pochi anni prima della Conquista da un marinaio realmente esistito, Gonzalo Guerrero. No, nel Settecento i bucanieri non hanno assaltato San Francisco de Campeche. Però nel Seicento sì, e a intervalli regolari. No, da buon personaggio immaginario De Vargas non aveva nessun rapporto di amicizia con El señor Carvajal; però la casa dove era prigioniero esiste davvero, ed è un gioiello architettonico. No, non esiste alcuna profezia sui Gemelli divini, però i Gemelli divini sono un pilastro della mitologia amerinda. No, probabilmente non ci sono mai stati contatti fra Maya e alieni. Però è bello credere che ci siano stati, come scriveva Kolosimo. O che un uomo comune possa attraversare indenne un’avventura come quella vissuta dai due protagonisti della storia e uscirne vivo e vegeto.

Qualche riga sul disegnatore di questa avventura, Stefano Landini. Che è il miglior compagno di scorribande che uno scrittore di fumetti possa desiderare. Perché lo dico? Ma perché Stefano si è sobbarcato un tour-de-force pazzesco, barcamenandosi senza sforzo apparente fra le diverse epoche in cui è ambientata la vicenda, masticando e digerendo tonnellate di reference non sempre facili da accostare, sopportandomi con infinita pazienza mentre gli passavo una divisa da cannoniere della Marina spagnola del 1700 o gli suggerivo di modificare una decorazione nasale perché troppo poco elaborata. Ci ha messo un po', tanto che questa nostra storia d'esordio su un albo Bonelli arriva a valle di avventure progettate molto dopo. Ma siamo talmente contenti del risultato e dell'amicizia che ha preso forma in questi anni che stiamo già preparando i bagagli per un altro viaggio. Intanto, presto potrete ritrovarlo sulle pagine di Dylan Dog.

Last but not least, merita un ringraziamento l'uomo senza il quale questo fumetto non farebbe parte di questa collana: Mauro Marcheselli, il primo a credere nel sottoscritto come autore e a trovare il tempo e il modo di darci fiducia. Su qualunque isola sia adesso, lo abbraccio.

Andrea Voglino

Le Storie 56 "Ix B'Alaam", in edicola dal 10 maggio 2017, testi di Andrea Voglino, disegni Stefano Landini, copertina di Aldo Di Gennaro.


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