Mister No

Magia nera

Non sempre la morte è definitiva, ma non sempre le resurrezioni meritano di essere ricordate e celebrate. Mister No ci racconta alcuni suoi incontri con gente sfuggita all'abbraccio della Morte...

Il vostro Mister No non è uno a cui la si dà a bere tanto facilmente. Certi dicono che sono un po' contafrottole, ma è gente che non non ha visto nemmeno un decimo di quello che ho visto io in giro per il mondo. Con tutto ciò, in Brasile e un po' in tutta l'America latina si raccontano un mucchio di storie davvero incredibili. Magie, miracoli, misteri: la gente che vive da quelle parti si divide fra i creduloni e quelli che amano spararle grosse. Ma io non voglio rifilarvi qualche storiella di seconda mano. Quello che vi racconterò è capitato a me. Perciò, padroni di credere che il cialtrone sono io. O che non ci sto tanto con la testa. Per almeno un paio di volte in vita mia mi sono trovato faccia a faccia con autentici zombi. Morti viventi, come quelli dei film. E vi assicuro che sono un po' diversi da come li fanno vedere sullo schermo!


Una vignetta di Marco Bianchini per "Gli adoratori del male", Mister No n.218.


Il mio primo zombi lo incontrai nel cimitero di São Cristovão, un villaggio a una trentina di chilometri da Bahia. C'ero arrivato con il taxi del mio amico Getulio, sulle tracce di Albert Polansky, vicedirettore di una delle più importanti riviste scientifiche degli Stati Uniti, che aveva intrapreso una crociata per smascherare i sedicenti maghi e parapsicologi. Lo avevo incontrato a una seduta spiritica organizzata in un bel palazzo della vecchia Bahia, rivelatasi una truffa, e poi lo avevo accompagnato fra i "terreiros" della zona, i locali dove si svolgono le cerimonie del Candomblè: la versione bahiana della Macumba, l'insieme dei riti in cui le tradizioni tribali africane si mischiano allo spiritismo europeo, dando origine a una religione chiamata Umbanda. Ma lui puntava a un bersaglio ben più pericoloso: la Quimbanda, ovvero quel complesso di arti misteriose cui si ricorre per far del male al prossimo. Insomma, la magia nera. Il mio rapporto di lavoro con Polansky si era interrotto dopo che lui aveva mandato all'aria un'innocua cerimonia di Catimbò, che è una specie di bonaria magia terapeutica. Ma poi venni a sapere da Getulio che quel professore fanatico si era messo in contatto con il misterioso Congo Vevè, un babalão della Quimbanda, insomma uno stregone, scommettendo cinquemila dollari che lui non sarebbe riuscito a risvegliare un morto. Arrivai giusto in tempo per scazzottarmi con gli scagnozzi del mago, e così poi potei assistere al rito comodamente legato a un crocifisso che sormontava una tomba. Congo Vevè invocò il demone Exù "das sete caveiras", cioè dai sette teschi, in mezzo al ritmo ossessivo dei tamburi africani, fra canti e danze dei suoi seguaci, sotto un cielo nero dove i lampi sembravano disegnare la figura di Satana in persona. Liberi di non credermi: dalla bara distesa in una fossa aperta davanti alla mia si alzò un marcantonio nero, morto da tre giorni. Polansky strillò che era una truffa, un caso di morte apparente o chissà che altro, per dimostrare la sua tesi estrasse una pistola e sparò al "morto che camminava" centrandolo due o tre volte in pieno petto, senza riuscire a fermarlo. E quello, incitato dallo stregone, gli mise le mani sul collo e lo strozzò. Stavo per fare la stessa fine, ma Getulio intervenne perorando la mia causa presso lo stregone, che per inciso era suo cognato. Io avevo perso i sensi ed ero convinto di risvegliarmi su una nuvoletta con un'arpa in mano. Di questa faccenda non ho mai più voluto saperne, e ve la racconto adesso solo perché è successa un bel po' di anni fa.


Una vignetta di Roberto Diso per "Magia Nera", Speciale Mister No n.1.


L'altro mio incontro con i morti viventi fu a Port Au Prince, Haiti, non a caso patria del vudù. C'era di mezzo uno stregone bianco, il bokor tedesco Kaempfer, che aveva imparato come fabbricare zombi con una dannata polvere. E c'era una ragazzina, Lucelia, che sentiva nella sua testa le voci dei poveri morti e poteva liberarli. Si diceva che la piccola sacerdotessa mambo fosse stata concepita in un rito dedicato a Maître Carrefour, alias Baron Samedi, un potente Loa, cioè una divinità africana in trasferta oltreoceano. Tutti gli zobop di Haiti, cioè i sicari della magia nera, cercavano la bambina, e io mi ritrovai a proteggerla. Anche per aiutare il mio cliente americano, uno scrittore che aveva avuto la moglie zombizzata dal bokor. In nostro aiuto intervennero gli hungan, gli stregoni buoni dell'isola, ma in questa guerra vudù avevamo contro anche gli sbirri e certi pezzi grossi del governo. Sarebbe finita molto male, se a salvarci non fossero intervenuti... gli zombi, che spazzarono via quell'esercito del male! I morti viventi erano stati liberati da Leon, un tizio che io credevo un vagabondo e che invece aveva poteri misteriosi: addirittura risvegliò un vero morto sepolto sottoterra, per fargli prendere il bokor Kaempfer. Non uno zombi fatto con la polverina, ma simile a quello che avevo visto a Bahia. Non so chi fosse veramente questo Leon. L'avevo incontrato a un incrocio, scolandomi una bottiglia lasciata in offerta a Maître Carrefour...

Ma che quel tizio fosse un autentico Loa, non voglio crederlo neppure io!

A cura Luigi Mignacco


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