Intervista Romanzi a Fumetti

Bignamini tra i Pionieri

Il segno dettagliato e ricco di atmosfera di Alessandro Bignamini al servizio del racconto avventuroso intessuto da Stefano Vietti per “I pionieri dell’ignoto”, il nuovo Romanzo a Fumetti, in edicola dal 18 marzo.

La collana Romanzi a Fumetti torna in edicola dal 18 marzo con un volume corposo e carico di fantastica avventura. Una storia dal sapore “steampunk” che Stefano Vietti ha scritto per le chine del versatile e talentuoso Alessandro Bignamini: il suo segno, sempre ricco e utilizzato con perizia ammirevole, ha iniziato ad apparire in ambito bonelliano sulle pagine di Mister No, per poi spostarsi su Greystorm e quindi su quelle di Orfani. Con “I pionieri dell’ignoto”, Bignamini regala una prova ammirevole, e il suo amore per i dettagli e le atmosfere affascinanti ed esotiche si riversa in splendide tavole, in grado di lasciare letteralmente a bocca aperta. Per avere un assaggio del suo talento guardate la nostra ricca gallery.

Sentiamo cosa ci ha raccontato riguardo al suo lavoro.

► Rinfrescami la memoria: quanto tempo fa è iniziata la lavorazione di I pionieri dell’ignoto? Come sei stato coinvolto nel progetto?

La mia attenzione per i dettagli nasce dalla volontà di portare il lettore esattamente lì dove è ambientata la scena.

L’idea di un nuovo progetto risale circa alla fine del 2010; la miniserie Greystorm si avviava al termine e io ero impegnato sulle tavole conclusive dell’ultimo albo che avrei realizzato per la collana. In quel momento, lavoravo a braccetto con Antonio Serra e Stefano Vietti: la squadra era parecchio rodata e attiva, e le idee viaggiavano veloci, cariche di spunti e buoni propositi. Fu infatti in quel frangente che i due instancabili autori mi proposero di iniziare subito una nuova collaborazione. Vietti aveva già un’idea per un prodotto che strizzava l’occhio al genere steampunk, ma che voleva in realtà raccontare anche tanto altro.

► Non hai avuto paura di rimanere un po’ prigioniero delle atmosfere ottocentesche/verniane, di esserti troppo legato a quello stile di disegno?

Sì, mi è senz’altro passato per la mente, ma mi trovavo di fronte a un progetto ambizioso che fin dal soggetto si mostrava estremamente stimolante e divertente. Oltretutto, gli autori che me lo stavano proponendo erano quelli con cui avrei voluto comunque collaborare in seguito, di conseguenza dire di no sarebbe stato folle e ingiustificato. L’ambientazione vittoriana (per quanto reinterpretata e filtrata in chiave avventurosa-fantastica), poi, mi piace particolarmente e di certo le storie in costume sono tra le mie preferite da disegnare. Fresco reduce da Greystorm, in più, avevo già da parte parecchia documentazione che avrei potuto riutilizzare e una certa confidenza con le atmosfere “verniane”, sempre stimolanti e cariche di magia.


La Londra vittoriana e steampunk di Alessandro Bignamini


► I pionieri dell’ignoto è una storia avventurosa dall’ampio respiro, che ti ha permesso di visualizzare tante ambientazioni differenti. Che sfide hai dovuto affrontare per far muovere i nostri eroi dalla Londra di fine Ottocento fino alle coste del Nord Africa per poi spingerli verso il cuore del Continente Nero?

Le difficoltà che si affrontano quando ci si approccia a un nuovo progetto sono molteplici. In primis, per me, c’è la necessità di amare da subito la storia e i suoi protagonisti, entrare nella trama capendone le atmosfere e ciò che si intende raccontare. Quando questo meccanismo scatta, il resto poi segue naturalmente il suo corso. In questo tipo di racconto, mi è sembrato di poter raccogliere e mettere a frutto tutta l’esperienza fatta nell’ambito del mio lungo percorso lavorativo. Ho potuto attingere a molta della documentazione accumulata in diverso tempo e che già mi era stata utile per lavori precedenti: le ambientazioni naturalistiche e le diverse forme animali grazie a quanto già visualizzato nelle vecchie storie di Mister No, le atmosfere e le vedute della Londra di fine Ottocento raccolte in occasione di Greystorm e così per tanto altro materiale. Ovviamente, trattandosi di un nuovo progetto, si ricercano e accumulano comunque tante altre immagini che possono tornare utili. Nel caso di “I pionieri dell’ignoto”, i rimandi a tutta una serie di cose con cui mi ero già cimentato mi hanno aiutato, ma è stato comunque necessario fare una lunga ricerca per procurarsi altri riferimenti, per cercare di rendere al meglio quanto dovevo raccontare. Le difficoltà concrete, che poi si sono aggiunte, sono state legate alla visualizzazione di tante divise dell’esercito inglese, ma soprattutto alle atmosfere calde dell’Africa, con le sue distese, le diverse città e i suoi abitanti oltre che ovviamente alla grande quantità di personaggi proposti dalla storia; nulla che, comunque, non possa essere facilmente affrontato recuperando i giusti riferimenti fotografici, cinematografici o letterari.

► Come sono nati i pittoreschi “cattivi” che intralciano la strada a Jack Gordon e il suo gruppo di avventurieri?

È stato facile visualizzare i cattivi di questo Romanzo. Vietti mi aveva fornito alcuni spunti per gli elementi caratterizzanti di ognuno di loro e io, in parallelo, ho intrapreso una mia personale ricerca di immagini, sino a giungere ad avere un certo numero di riferimenti visivi che ho poi assemblato a mio gusto. Inizialmente, le versioni di mister Iron e mister Crow le avevo concepite in maniera più elaborata e steampunk. Avviata la storia, però, ne ho rivisto l’aspetto in alcuni dettagli, perché si è deciso di rendere meno eccessiva la presenza dello steampunk stesso in tutta l’avventura. Sostanzialmente, comunque, per tutti i personaggi ideati il percorso di caratterizzazione è stato molto divertente e decisamente poco travagliato.


Gli spietati e pittoreschi avversari di Jack Gordon e dei suoi compagni


► Come nel terzo albo di Greystorm, anche in questo Romanzo a Fumetti ti sei trovato alle prese con creature preistoriche: quanto è stato difficile e quanto ti sei divertito nel visualizzarle?

Ho sempre voluto disegnare i dinosauri, fin da bambino. Per Greystorm, le creature che fui chiamato a visualizzare appartenevano al quaternario, momento della storia del nostro pianeta in cui non erano presenti i “bestioni” tipici di una certa filmografia hollywoodiana, ma solo tigri dai denti a sciabola, mammuth e affini. Speravo comunque di poter disegnare un giorno un bel Tyrannosaurus Rex o un triceratopo e stavolta mi ci sono avvicinato molto. Ho avuto, in più, anche l’occasione di poter creare alcune figure di fantasia utili al racconto. Mi auguro di poter ripetere l’esperienza, in futuro, perché i dinosauri affascinano un po’ tutti e poterli far muovere nell’ambito di un racconto rappresenta sempre una sfida stimolante.

► Oltre all’atmosfera e i personaggi, del lavoro su I pionieri dell’ignoto salta particolarmente all’occhio il tuo amore per i dettagli: come procedi nella definizione di un’ambientazione e nella creazione dei costumi dei personaggi? E soprattutto, con un segno così curato, quanto ci metti a produrre una tavola?

La mia attenzione per i dettagli nasce dalla volontà di portare il lettore esattamente lì dove è ambientata la scena; arricchire di elementi le situazioni in cui si muovono i personaggi è una scelta che adotto per rendere quanto più credibile possibile quello che sto raccontando, e difficilmente scendo a compromessi con me stesso. Adottando questo metodo di lavoro, oltretutto, cerco sempre un equilibrio tra le vignette e la migliore gestione degli spazi possibile, a volte ottenibile inserendo due o tre dettagli utili a impreziosire, ma che spesso hanno anche il compito di raccontare tanto quanto stanno raccontando a parole o con le loro azioni i protagonisti in scena.


Dettagli & dinosauri, cosa chiedere di più?


Ovviamente, il lavoro si complica, quando sei portato ad aggiungere piuttosto che a togliere; di conseguenza, anche i tempi di produzione di una singola tavola si allungano a seconda della sua complessità: ci metto circa due giorni e mezzo a pagina, ma alcune tavole possono arrivare a richiedere cinque o sei giorni di dura fatica, come successo per la doppia “splash page” presente nell’ultimo capitolo della storia (a malincuore, abbiamo scelto di non mostrarvela per non rovinarvi la sorpresa di ciò che accade nel tratto finale del volume, N.d.R.). Per i costumi, si parte sempre da una base documentaristica di immagini e testi, poi si guarda anche tanto altro per avere spunti e idee originali. La fantasia, comunque, ritengo sia un muscolo che va allenato, per ottenere risultati convincenti, anche se magari non perfettamente aderenti alla realtà. Fare il disegnatore di fumetti è per me soprattutto questo, saper creare mondi fantastici e apparentemente senza limiti invalicabili.

► Se la notizia non è coperta dal velo della segretezza, a cosa stai lavorando, attualmente?

Sono alle prese, da più di un anno, con la lavorazione del prossimo speciale estivo di Dragonero, un lavoro che richiede decisamente tanta fantasia e inventiva. La storia è scritta da Luca Enoch che è un bravissimo autore al quale ho sempre guardato con ammirazione e stima e con il quale stiamo portando avanti una collaborazione carica di intesa. Posso dire che l’albo sta riuscendo particolarmente bene e sono certo che, anche grazie ai colori di Piky Hamilton, piacerà a molti. A presto, dunque!

A cura di Luca Del Savio


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