Intervista Tex

Colori da Oscar!

“Gli Sterminatori”, il volume della collana Tex – Romanzi a Fumetti attualmente in edicola, propone un classico di Bonelli e Galep, colorato per l’occasione da Oscar Celestini. Gli abbiamo chiesto di portarci dietro le quinte della lavorazione dell’albo.

Viterbese, classe 1984: Oscar Celestini è un nome che non giunge nuovo agli appassionati di Nuvole Parlanti. Dal 2003, infatti, inizia circolare, apparendo come disegnatore su pubblicazioni di editori quali Star Comics e Coniglio. Di lì a poco, lo ritroviamo anche in veste di colorista, alle prese sia con realtà locali (Giochi Preziosi, Edizioni San Paolo) che internazionali, particolarmente in Francia e Stati Uniti. Dopo aver diretto la colorazione di alcuni volumi di Tex – pubblicati da Mondadori sotto la supervisione della nostra redazione – le sue scelte cromatiche illuminano diverse storie brevi apparse tra le pagine di Tex Color. In occasione della riproposizione in volume del classico di Bonelli e Galep “Gli Steriminatori”, viene chiamato a mettere mano sulle tavole del grande disegnatore texiano per proporne una nuova versione in quadricromia. Franco Busatta lo ha intervistato per noi.

► Il tuo primo incontro con Tex è stato sui volumi strenna cartonati, un tempo pubblicati annualmente da Mondadori (curati dal sottoscritto e da Luca Del Savio) e ora editi da Sergio Bonelli Editore, nel quali figuravi come consulente colore per la GFB. Che ricordi hai di quell’esperienza?

Per tutta la durata del lavoro mi sono sentito importante. Mi è piaciuto immaginare che la storia fosse di produzione attuale e che Galep fosse stato informato e approvasse la mia colorazione.

Bellissimi e a dir la verità cado dalle nuvole perché sembra ieri. Rimasi stupefatto di quella chiamata, per me era un onore ricoprire un ruolo di quel peso che nei volumi precedenti era di Emanuele Tenderini, amico e collega dal quale ho imparato tanto, rubando con gli occhi, ai miei inizi. Ero decisamente preoccupato e mi impegnai moltissimo per seguire le tue indicazioni, cercando di mantenere un impatto classico, pur inserendo alcuni elementi più moderni, cercando di restare in equilibrio per non eccedere in nessuna delle due direzioni.

► Come hai lavorato sulle tavole di Aurelio Galleppini, nel volume “Gli sterminatori”?

Per tutta la durata del lavoro mi sono sentito importante. Mi è piaciuto immaginare che la storia fosse di produzione attuale e che Galep fosse stato informato e approvasse la mia colorazione. Sin dalla fase in cui Andrea Celestini (mio fratello) e Rosita Amici (mia compagna) hanno steso le tinte piatte (lavoriamo insieme da ormai più di 8 anni) tutto si è svolto senza intoppi: la formula è vincente e gli editor prima e il pubblico poi sembrano apprezzare il modo in cui tratto “cromaticamente” le tavole di disegnatori classici e non. Il metodo è molto semplice e lineare, una volta che i miei collaboratori completano le basi (per basi si intendono le tinte piatte prive di sfumature o effetti) entro in gioco io, aggiungendo le ombre nei fondali e sui personaggi, supervisionando i toni, suggerendo la giusta atmosfera prevista in sceneggiatura e infine aggiungendo effetti luce sul tratto, coprendolo e colorandolo in alcuni punti per aiutare a percepire correttamente la scansione dei piani in fase di stampa. Mi rendo conto che è più semplice farlo che descriverlo per iscritto.

► Come hai differenziato la tua colorazione a seconda delle testate di Tex alle quali hai lavorato?

A questa domanda devo rispondere facendo una premessa dovuta, come si vede dalle pagine che ho colorato, lo stile utilizzato è lo stesso per tutte le testate, come pure la palette e l'impatto generale: le differenze le fanno i disegnatori. Mi spiego: a seconda del tratto, ci sarà bisogno di un colore più delicato per accompagnare un disegno più ricco; al contrario, nelle chine più chiare il colore può riempire e invadere di più la tavola con ombre maggiormente decise e chiaroscuri più marcati. Non è comunque una scienza esatta, un pizzico di istinto e gusto personale bilanciano il resto.


Un esempio dell’evocativa colorazione di Oscar Celestini sulle chine di Galep.


► Quali sono le maggiori difficoltà che hai incontrato? Immagino che l’imprescindibile camicia giallissima di Tex sia stata una delle principali…

Ti sorprenderò. Ho sempre accettato di buon grado quella camicia: per me è un simbolo di riconoscimento, come la S di Superman o la ragnatela di Spiderman... l'avrei fatta così anche senza direttive precise. La prima difficoltà e stata sicuramente quella di “trattenermi” per non strafare. Credo che in Italia colorare Tex sia il top, almeno per me lo è, e quando ti trovi al top le paure sono tante e tendono a paralizzarti riempiendoti di dubbi del tipo “Avrò esagerato con le ombre qui?” “Ne avrò messe troppe poche di là?” “Sarà troppo monocromatica questa scena?” “Troppo banale l'altra?”. Superato quello scoglio, restano delle difficoltà secondarie, se così possiamo chiamarle, la sfida di rendere sempre uniche le ambientazioni e gli abbigliamenti dei personaggi comprimari, banditi o indiani, variarli mantenendoli credibili, suggerirne il carattere e la riconoscibilità senza però farli risaltare troppo o “stonare” nell'armonia della pagina e della storia.

► Con quali disegnatori texiani ti sei trovato meglio?

È stato sempre un piacere colorare le pagine di Tex, tutti i disegnatori sono stati gentilissimi e rispettosi del mio lavoro, spesso facendomi complimenti per iscritto una volta stampata la loro storia colorata da me, non ho avuto problemi con nessuno ed è difficile scegliere con chi è stato più bello collaborare. Se dovessi ricordarne un paio, direi che ho amato il tratto di Michele Rubini nella storia disegnata da lui, “Chupacabras!” (Tex Color 10), e la storia disegnata da Michele Benevento, “Stelle di latta” (Tex Color 6), per un legame affettivo professionale, dato che è con Michele che ho firmato il mio primo lavoro “serio” da colorista, tanti anni fa, per una pubblicazione francese, “Skyland”, edita Soleil. È stato bellissimo ritornare in patria insieme sul nostro ranger preferito!


Una vignetta tratta da “Chupacabras!” Tex Color 10, testi di Moreno Burattini, disegni di Michele Rubini, colori di Oscar Celestini
(cliccate sull'immagine per visualizzare la tavola intera)


► Un giudizio sull’evoluzione del colore nella nostra Casa editrice, negli ultimi anni… Cosa ti è piaciuto maggiormente?

Farne parte! Non sto scherzando, sono orgoglioso nel mio piccolo di essere stato presente fin dai primi passi di questa evoluzione con le colorazioni del Dylan Dog 250 (ero nella squadra capeggiata da Tenderini). Il risultato di questa evoluzione (in corso) è sotto gli occhi di tutti: moltiplicati gli albi a colori su tante testate, serie intere nate a colori e portate avanti a colori ogni mese (Orfani su tutte), ma soprattutto il cambiamento del colore stesso che, finalmente, non è più un riempitivo ma un elemento narrativo che completa il disegno. Ultimo aspetto, meno elegante, i prezzi, gli albi a colori hanno un costo davvero contenuto per numero pagine e qualità, faccio anche un esempio pratico: il Tex a colori di Galleppini ha un formato book francese (in realtà ha addirittura più pagine), un tipo di albo che di media costa dai 13 ai 19 Euro. “Gli Sterminatori” viene proposto a costa 6,90€, quasi la metà! Non penso servano altri elementi per affermare che approvo la via intrapresa e continuerò a contribuire sperando che l'evoluzione non corra troppo e di riuscire a tenere il passo ancora per un po'!

► I tuoi attuali impegni texiani?

In questo momento sono al colore di una storia enorme, di 160 pagine, intitolata “La voce della colt”! E altre storie brevi per il Tex Color estivo. Insomma, per qualche mese, look fisso: cappello da cowboy e... camicia gialla!

A cura di Franco Busatta


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