Intervista Dylan Dog

Nuovo tratto per il Maxi Dylan

Dopo l'esperienza (e il successo) dei racconti di ambientazione nipponica pubblicati su Le Storie, i raffinati disegni di Andrea Accardi arrivano ad abbellire le copertine della collana dedicata alle avventure del "Vecchio Ragazzo".

Successivamente a una collaborazione di più di dieci anni fa sulle pagine di John Doe  — passando per un Premio Gran Guinigi come Miglior disegnatore a Lucca Comics & Games 2004 —, le matite di Andrea Accardi tornano a incrociare la penna di Roberto Recchioni per "La redenzione del samurai", l'avventura nipponica pubblicata nella collana Le Storie che, nel 2013, gli è valsa il Premio Micheluzzi come Miglior disegnatore. Dopo un altro capitolo del samurai errante – ne "I fiori del massacro" – e i prologhi ed epiloghi di Orfani: Juric, lo sceneggiatore e attuale curatore di Dylan Dog sceglie Accardi come copertinista per la collana dell'"altro" Indagatore dell'Incubo, protagonista del Maxi Dylan Dog Old Boy. Ecco cosa ha raccontato il disegnatore palermitano al nostro Franco Busatta riguardo questa nuova esperienza.

Qual è stato l'approccio grafico alle copertine dell'Old Boy?

Roberto Recchioni, oltre ai necessari ragguagli sulla scena da rappresentare, mi ha suggerito alcune indicazioni sullo stile e quindi il tono generale da dare alla copertina… Ne ho dedotto l'intenzione di proseguire il lavoro svolto dall’illustrissimo Angelo Stano sulle copertine della serie regolare di Dylan a partire dal n. 325, “Una nuova vita”.

Quali difficoltà hai incontrato?

Il viso di Dylan. Ammesso che riesca a renderlo riconoscibile, dalla mia matita viene fuori in automatico con una decina di anni in meno. Questo mio difetto si palesa soprattutto quando mi cimento con personaggi non miei e in una fascia d'età compresa tra i 30 e i 50 anni. Sarà anche a causa della modesta quantità di segni che uso per caratterizzarli.

Ti sei rifatto a qualche altro copertinista in particolare?

In effetti, una delle indicazioni di Roberto concernenti lo stile riguardava proprio l’ultimo Mike Allred. Conosco e stimo il suo lavoro e non mi sembra neanche così lontano dal mio approccio al disegno e alla cromia in generale. Poi però, per questa copertina, il risultato credo sia ben lungi dal poter essere paragonato.

Ti eri già misurato con Dylan, in precedenza?

Una sola volta, con un'illustrazione realizzata per l’Associazione Dylandogofili. In passato, sempre con Recchioni, avevo fatto una prova per il Color Fest, adattando due tavole de "Il viaggio di Akai", un album a colori francese, fatto insieme a Massimiliano De Giovanni per Dargaud, per una breve scena di Dylan circondato da fiori… e mostri. Un giovane Dylan, per l'appunto, infatti non passai l'esame!

Qual è la tua visione del personaggio?

Un uomo senza pace, un'anima eternamente in lotta contro gli orrori che albergano fuori e dentro di lui… Con l'aggravante di Groucho!

La scelta di colorazione è molto pop, al contrario per esempio della cover del volume di "Chanbara", edito da Bao...

Sì, è vero per i motivi di cui sopra, ma dentro la mia testa non c’è tutta questa distanza. L’iconografia a cui mi sono ispirato per la copertina, ma anche per gli interni di "Chanbara", credo siano molto pop.

I tuoi impegni fumettistici attuali?

Sempre con Roberto stiamo chiudendo la terza storia dei Samurai, nello stesso tempo ho appena cominciato a lavorare all’ultima stagione di Orfani: Sam.

A cura di Franco Busatta


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