Mister No

Indios

Nella dodicesima tappa di "Sul Fiume Grande con Mister No" si parla dei popoli nativi della foresta Amazzonica, gli indios!

Sul Fiume Grande con Mister No

INDIOS

Vivo in Amazzonia da così tanto tempo, che non mi ricordo nemmeno il mio primo incontro con gli indios. Forse fu quella volta che risalii il Rio Urucú insieme al giovane Ted Morasby, che cercava suo padre misteriosamente scomparso nella selva, e scoprimmo che aveva ritrovato la gioia di vivere unendosi a una tribù di Aymarà (o erano Bororò? Non ricordo bene...). O magari fu quando il mio piper si posò nel territorio dei feroci Guaribos su richiesta del sedicente ingegner Tucker, in realtà un rapinatore di diamanti, come avrebbe dovuto dimostrarmi subito l'automatica con cui avanzò la sua proposta di variazione nell'itinerario. In quell'occasione visitai il loro villaggio e vidi molto da vicino le lance, le frecce e persino qualche machete che certamente non era di fabbricazione indigena. Alcuni di quei ricordini rimasero conficcati nella carlinga del mio aereo.


I Guaribos, come primo contatto con gli indios direi niente male! (disegni di Gallieno Ferri)


No, il primo vero indio selvaggio che mi sono trovato davanti dev'essere stato Guaranay, l'amico di Boris Zarkoff detto Zar, il pilota russo che accolse me e Esse-esse al nostro arrivo a Manaus e che m'insegnò i segreti della foresta amazzonica. Non so nemmeno di che tribù fosse: Guaranay pensava che tutti i bianchi sono stupidi, e forse aveva ragione. Perché quando io voltai le spalle a Corisco, un dannato garimpeiro torturatore di indios che aveva ucciso il mio amico Zar, quel guerriero tatuato e brontolone lo ammazzò sparandogli addirittura con una pistola, e mi salvò la vita.

Spesso ho avuto a che fare con gli Yanoama. Vi ho già parlato di Akawë e di sua moglie Mahorita, che fu rapita da una tribù rivale e poi venduta ai trafficanti di indios in combutta con il bieco mister Fox. Ma forse non vi ho mai detto che fra gli Yanoama ho passato una delle stagioni più intense e drammatiche della mia vita. Fu quando mi persi nella foresta, fuggendo dagli indios bravos che avevano crivellato di frecce due dannati cercatori d'oro, che non erano certo amici miei. Vagai per giorni, quasi fino a perdere la ragione. A trovarmi fu Arhama, una bella ragazza indigena che mi condusse nel suo sciabono e mi curò. Sapete che io ho avuto parecchie fidanzate, e molto diverse fra loro, ma non mi è mai capitato nulla di paragonabile alla mia storia con lei. Stavo bene con Arhama, tra la sua gente, in quella vita a contatto con una natura selvaggia e crudele, ma anche incredibilmente bella. Okay, ero innamorato. Tutti i sogni finiscono, prima o poi. Il mio s'interruppe quando scoprii che anche i miei "buoni selvaggi" praticavano l'arte della guerra e del genocidio verso le tribù rivali. E quando la mia Arhama venne uccisa da un altro della sua, della nostra tribù: vendicarla è stata l'ultima cosa che ho fatto prima di tornare alla cosiddetta civiltà dell'uomo bianco.


Arhama e Mister No (disegno di Fabio Civitelli).
(cliccate sull'immagine per visualizzare la tavola intera)


Un altro mio amico Yanoama è Miguel Serrano: aveva ricevuto questo insolito nome dai frati della missione di Sao Miguel, che lo avevano cresciuto dopo che la sua tribù era stata massacrata dai rivali Makú, e poi aveva studiato legge all'università di Sao Paulo. L'avvocato Serrano si aggirava in perizoma, arco e frecce nel territorio della sua tribù, dichiarato riserva naturale dal governo brasiliano, ma dovette ricorrere a leggi e codici per difendere quella terra dai garimpeiros che la invasero dopo che vi fu scoperto un giacimento di diamanti. La vicenda si complicò quando intervenne l'esercito guidato dal maggiore Wagner, un criminale in uniforme cui era stato assegnato addirittura l'incarico di responsabile militare nei rapporto con i nativi. Oltre a una complicità in affari con il fazendeiro che sfruttava il giacimento, l'ufficiale aveva un motivo personale per odiare gli Yanoama: il motivo si chiamava Ketah ed era stata sua moglie, ma forse dovrei dire sua vittima e schiava, fino a quando non l'aveva liberata German, un coraggioso garimpeiro che si era innamorato di lei e l'aveva portata nel villaggio di Miguel insieme ai figli avuti dal marito-padrone bianco. So per esperienza che avventurarsi nel profondo della foresta spesso ti mette in contatto con la parte più selvaggia di te.


Miguel Serrano in una tavola disegnata da Orestes Suarez.
(cliccate sull'immagine per visualizzarla interamente)


Oltre ai miei amici (e nemici) Yanoama, vagabondando in Amazzonia ho avuto a che fare con diverse altre culture indigene: dai Jivaro del Perù e dell'Ecuador, vendicativi produttori di teste umane rimpicciolite, ai Tariana del Rio Tocantins, che si ribellarono contro le missioni religiose, infiammati da un misterioso individuo che indossava la Makakaraua, maschera rituale del loro dio Jurupari, passando per i Tukano dell'alto Rio Padauiri, custodi di un sorprendente tempio Maya, fino ai Mundurukù e Cajapò del Rio Tapajos, che combatterono contro la costruzione di una diga guidati da un pellerossa yankee, ai Wamiri-Atroari sul cui territorio stava per arrivare una superstrada che avrebbe diviso il destino dei figli da quello dei padri, e chi più ne ha più ne metta.

Un sacco di gente con usi e costumi un po' diversi da quelli di chi vive nelle nostre città, che si tratti di New York, di Manaus o del posto dove abitate voi, amici. Ma vi garantisco che tutti questi "selvaggi", uomini e donne, buoni o cattivi che fossero, alla resa dei conti non sono troppo diversi da noi: persone per lo più miti e gentili, che in un mondo spesso ostile lottano per sopravvivere, e per trovare un po' di felicità.

A cura di Luigi Mignacco


Non perdetevi la rubrica che ogni venerdì, sul sito Sergio Bonelli Editore, propone i racconti di Sul Fiume Grande con Mister No  e il diario del viaggio di Gabriele CroppiSlowing.co –, arricchito dalle sue fotografie. Per voi lettori è possibile anche interagire con lui, sulla pagina Facebook di Mister No, rievocando le vostre pagine preferite delle avventure di Jerry Drake ambientate proprio nei luoghi dove Gabriele arriverà pochi giorni dopo, e magari chiedendogli di dare un'occhiata sul posto.

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