Mister No

Terra di confine

Il Fiume Grande è anche un abile creatore di confini, come nel caso dell'area detta Tres Fronteras, dove s'incontrano Brasile, Perù e Colombia. Qui sorge Leticia, la punta meridionale in piena foresta amazzonica di quella Colombia teatro di grandi avventure e grandi amori...

Sul Fiume Grande con Mister No

LETICIA

I fiumi uniscono e dividono.

Un fiume grande come il Rio Amazonas, con i suoi innumerevoli affluenti, è il formidabile mezzo di comunicazione per l'immenso territorio che si estende dalla cordigliera delle Ande fino all'oceano Atlantico. Ma è anche una barriera, che frammenta questa terra in tantissime isole, grandi e piccole. E i fiumi spesso disegnano i confini fra gli stati. Il Rio delle Amazzoni, il più grande che ci sia, nello stesso punto separa tre nazioni: Brasile, Colombia e Perù. Partendo da Manaus e risalendo la corrente verso ovest si arriva a una città posta sul triplo confine: Leticia. A est sei in terra brasiliana, a ovest c'è la città colombiana e sulla sponda sud del fiume inizia il Perù.

(Tra l'altro il nostro Rio Amazonas, che scende dalle Ande peruviane e lambisce il territorio colombiano, passato il confine con il Brasile inizia a chiamarsi Rio Solimoes, per riprendere il nome Amazonas solo dopo Manaus, quando riceve le acque scure del Rio Negro. Stranezze della geografia...)


Il piper di Mister No punta dritto su Leticia, disegno di Vincenzo Monti e Luigi Merati.


Leticia, quando vi sono atterrato per la prima volta con il mio piper, era una piccola cittadina che costituiva il punto più avanzato della Colombia nel cuore della foresta amazzonica. Una manciata di case dal tetto di lamiera sparse lungo la riva del fiume, nei pressi della misera attrezzatura di un porto in cui la presenza delle navi provenienti dall'Atlantico era sempre assai scarsa. Per aeroporto aveva una irregolare fettuccia erbosa, su cui si posavano pochi aerei militari.

Io ero in compagnia di Esse-Esse e di Akawë, un indio Yanoama Kuarotheri che avevo conosciuto in un villaggio del Rio Aracà, nella selva fra Venezuela e Brasile. Eravamo arrivati fin lassù, oltre un altro confine, per cercare Makorita, la bella giovane moglie di Akawë, che era stata rapita da indios di una tribù rivale, gli Hayateri (anche loro di etnia Yanoama, ma la guerra non è un'esclusiva dell'uomo "civilizzato"), e poi ceduta a dei trafficanti bianchi che l'avevano portata molto lontano da casa. Il posto si chiama Wanabo e si trovava sul rio Javari, un piccolo affluente dell'Amazonas in territorio colombiano. Un americano, tale mister Fox, aveva costruito qui un resort in cui i fortunati turisti potevano ammirare da vicino tutte le principali attrattive della foresta amazzonica, che lui definiva l'ultimo paradiso: oltre a tramonti di fuoco, giaguari in gabbia e caimani nelle vasche di cemento, c'era anche un night club con fanciulle indigene bardate come la versione locale di Dorothy Lamour. Fu in quel luogo squallido che Akawë ritrovò la sua Makorita. La cosa non finì bene, vi lascio immaginare. Ma adesso nei pressi di Leticia non c'è più nessun villaggio turistico gestito da assassini sequestratori di ragazze indigene.


Akawë ritrovò la sua Makorita e adesso, nei pressi di Leticia, non c'è più traccia di assassini sequestratori di ragazze indigene.
Disegno di Vincenzo Monti e Luigi Merati (cliccate sull'immagine per vedere la tavola intera)


In quella cittadina ci sono tornato parecchie volte, in aereo e con ogni mezzo di trasporto fluviale, arrivando dal Brasile via Tefè, Fonte Boa, Santo Antonio do Icà e San Paulo de Olivenca, oppure da Iquitos in Perù. Una volta sono rimasto bloccato con il mio piper a Nueva Sevilla, località peruviana dal nome altisonante che non è riportata in nessuna mappa, e insieme alla mia bionda e misteriosa cliente ho dovuto imbarcarmi su un battello diretto proprio a Leticia. Ma la Warsawia, comandata da un polacco ubriacone e malconcio che si era guadagnato il soprannome poco rassicurante di Capitan Cachaça, ebbe la sventura di imbattersi in una tempesta sul Rio Amazonas, e io a Leticia ci arrivai, dopo molte disavventure e qualche sorpresa, su una canoa provvista di motore fuoribordo, a cercare aiuto per gli altri naufraghi.


Mister No e le tzantas in un disegno di Roberto Diso (cliccate sull'immagine per visualizzare la tavola intera)


Anche in Colombia ho passato i miei guai. Di solito atterro a Bogotà con il mio piper e vengo accolto dalla pioggia che sull'altopiano non manca mai. E immancabilmente da quelle parti incontro gangsters, trafficanti di droga, agenti della CIA corrotti, pittoreschi bandoleros che rubano il mio aereo o distinti antiquari che mi mandano nella giungla ecuadoriana in cerca di tzantas, le teste mozzate e rimpiccolite dai guerrieri Jivaros. Certo, a Bogotà mi è capitato anche di trovare gente in gamba. Come Uriarte, un detective privato che combatteva i mercanti di droga e che da quelle carogne era stato trasformato in tossicodipendente, ma continuò la sua battaglia fino alla fine.


L'incontro tra il detective Uriarte e il nostro Jerry Drake visualizzato da Franco Bignotti
(cliccate sull'immagine per vedere la tavola intera)


E come Beatriz, una a cui proposi di seguirmi a Manaus e di rimanere con me per sempre. Mi rispose che rimanere liberi era meglio per entrambi, senza la routine di tutti i giorni, senza i piatti da lavare, senza i bambini da curare, eccetera. Non fu un addio, ma il giorno dopo sorvolando la cascata di Tequendama, a est di Bogotà in direzione del Brasile, ero così triste che per un attimo ho pensato di dirigere il mio piper contro la parete di roccia.


La vita è una cosa seria, gente... Proprio per questo non bisogna prenderla troppo sul serio. Disegno di Franco Bignotti


Era uno scherzo, ovviamente. Uno scherzo giocato a me stesso, come mi capita di fare qualche volta. La vita è una cosa seria, gente... Proprio per questo non bisogna prenderla troppo sul serio.

A cura di Luigi Mignacco


Non perdetevi la rubrica che ogni venerdì, sul sito Sergio Bonelli Editore, propone i racconti di sul Fiume Grande con Mister No  e il diario del viaggio di Gabriele Croppi – Slowing.co –, arricchito dalle sue fotografie. Per voi lettori è possibile anche interagire con lui, sulla pagina Facebook di Mister No, rievocando le vostre pagine preferite delle avventure di Jerry Drake ambientate proprio nei luoghi dove Gabriele arriverà pochi giorni dopo, e magari chiedendogli di dare un'occhiata sul posto.

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