Mister No

Il Teatro Amazonas

Nell'ottava puntata di "Sul Fiume Grande con Mister No" viene ripercorsa la storia del Teatro dell'Opera di Manaus, costruito senza badare a spese e inaugurato nel 1897 ma ridotto ormai un fantasma di cemento e acciaio.

Sul Fiume Grande con Mister No

IL TEATRO AMAZONAS

La leggenda dice che persino Caruso venne qui a cantare, nel teatro di una città circondata dalla foresta amazzonica, a 1.600 chilometri dall'oceano Atlantico.

Il monumento più rappresentativo di Manaus è un fantasma. Un fantasma di cemento e acciaio che domina la città, con i suoi oltre 300 piedi d'altezza, fin dai tempi remoti del boom del caucciù: il Teatro dell'Opera di Manaus fu inaugurato il 7 gennaio del 1897 con "La Gioconda" di Amilcare Ponchielli. Progettato dall'architetto italiano Celestial Sacardim, fu costruito senza badare a spese: marmo di Carrara per lo scalone, le statue e le colonne; lampadari in cristallo di Murano; mobili stile Louis XV, fatti a mano in Europa. Gli affreschi del salone, che poteva contenere 701 spettatori fra platea e palchi, vennero realizzati da Domenico de Angelis, il più noto pittore italiano del tempo, e il sipario - un'allegoria dell'Incontro delle Acque sul Rio Amazonas - dipinto a Parigi da Crispim do Amaral. L'armatura in ferro dell'edificio fu importata da Glasgow, mentre la cupola è coperta da 36.000 tessere azzurro e oro provenienti dall'Alsazia (le ho viste abbastanza da vicino, perché su quel tetto una volta ho fatto a cazzotti, precisamente sopra alla facciata, che è alta circa 120 piedi). La leggenda dice che persino Caruso venne qui a cantare, nel teatro di una città circondata dalla foresta amazzonica, a 1.600 chilometri dall'oceano Atlantico.

In realtà non è mai accaduto e quando io sono arrivato a Manaus, nei primi anni '50, lo sapevano tutti. Il Teatro dell'Opera era chiuso da una quindicina d'anni e l'ultimo che diceva di essersi "quasi" esibito su quel palco era Olinto Righetti, "famoso baritono" (così si presentava), un italiano di Parma  scritturato per il ruolo di Figaro nell'opera mozartiana, poi rinviata a "data da destinarsi". Destino che non si era ancora dato, quando io conobbi Olinto: lui era il fondatore, presidente e unico dipendente della Figaro's Oficina Americana, rua Sao Domingos 4, Manaus, Amazzonia, e noleggiò il mio aereo per dare aria alle sue tonsille, pagando il viaggio con mille miseri cruzeiros e una pila di cambiali. Non so quali altre attività abbia svolto questo brillante imprenditore italiano - esperto in tortellini di Samboseto, salame di Felino e vino della Val d'Arda, e grande conoscitore di donne, a sentir lui - ma Olinto Righetti detto Figaro mi coinvolse in un lavoro pagato quando il teatro dell'Opera venne effettivamente riaperto, nel '53.


Olinto Righetti allieta Mister No durante un volo, disegno di Roberto Diso


Noi dovevamo fare da assistenti, cioè da facchini, alla grande soprano europea Maria Arghidas, scritturata come Gilda per il "Rigoletto" di Giuseppe Verdi. La stessa opera con cui il teatro aveva chiuso i battenti quindici anni prima, e praticamente lo stesso cast: con la Arghidas c'era suo marito, il tenore Martino Lizardo, ancora nel ruolo del Duca, e l'orchestra come allora era diretta dal maestro Wolfgang Hauser. Mancava il baritono Erik Maelstrom, Rigoletto, la cui misteriosa scomparsa dopo la diciassettesima replica aveva causato la chiusura del teatro. Lo confesso, non sono un grande amante dell'opera e di solito cado nel sonno più profondo entro la metà del primo atto, ma quella volta mi sono ritrovato coinvolto in una replica del melodramma, rappresentata in gran parte fuori dal palcoscenico: il fantasma dell'Opera è tornato dall'incubo, ha fatto un bel po' di vittime vere, e alla fine è uscito di scena attraverso un sipario di fiamme.


Un drammatico epilogo, disegno di Roberto Diso (cliccate sull'immagine per vedere la tavola intera)


Così l'Amazonas è stato chiuso di nuovo. Qualche anno dopo, proprio in quel luogo si è svolta una scena decisamente drammatica: la morte di Esse-esse, falsa e vera come tutto quello che succede in teatro. Io e il crucco eravamo finiti nel mirino di alcuni killer giapponesi. Sorpreso nei pressi del teatro, il tedesco ha pensato bene di rifugiarsi in un labirinto che conosceva bene. Purtroppo il palazzo fantasma era il covo di un altro suo connazionale: un barbone che tutti a Manaus chiamavano "Hitler". I giapponesi sorpresero quel poveraccio sul palcoscenico buio e lo crivellarono di colpi. Le sue urla in tedesco convinsero i musi gialli di avere raggiunto il loro obiettivo. Il cadavere carbonizzato, dopo che aveva preso fuoco il sipario, venne poi identificato con quello di Kruger perché gli trovarono addosso una piastrina di riconoscimento delle SS. Ma come ben sapete il mio amico crucco, che aveva tagliato la corda attraverso un passaggio segreto nei sotterranei dell'edificio, non è mai stato in quel famigerato corpo militare nazista. Invece il povero barbone sì: spesso le cose non sono come sembrano.


Nemmeno Mister No ha resistito alla tentazione di calcare il palcoscenico del Teatro Amazonas. Disegno di Giovanni Bruzzo
(cliccate sull'immagine per vedere la tavola intera)


Ma il teatro è una fenice che risorge sempre delle proprie ceneri. Ho fatto in tempo a vedere altre riaperture dell'Amazonas: come quella volta che vi si esibì come cantante leggero Olinto Righetti, nel suo trionfale ritorno a Manaus (non ho assistito allo show ma lui mi ha pagato tutti i debiti passati, e tanto mi basta). O quando la riapertura fu finanziata da mister Knox, il ricco marito americano della mia amica Mindy. Ci hanno provato in tanti, a riportare Manaus all'età dell'oro.

Adesso il Teatro dell'Opera è stato restaurato e ospita ogni anno una ricca stagione di spettacoli. In effetti io lo preferivo quando era un fantasma. Ma il mio giudizio conta poco: a me non piace l'Opera, lo sapete.

A cura di Luigi Mignacco


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