Mister No

Il mio miglior nemico

La settima tappa di "Sul Fiume Grande con Mister No" ci racconta i retroscena del primo patto di alleanza siglato tra Stati Uniti e Germania: quello che lega Mister No a Esse-esse.

Sul Fiume Grande con Mister No - Settima puntata

IL MIO MIGLIOR NEMICO

"Tedesco vuole dire nemico". Così la pensavo, ai tempi del mio arrivo in Brasile. No, non avevo combattuto solo contro i crucchi, durante la guerra. Per i due terzi di quel match mondiale me le ero suonate con avversari dal muso giallo, in Asia e sul Pacifico. Ma gli ultimi due anni li avevo passati in Europa, dove imperversava la soldataglia di zio Adolf, e quando sentivo un certo accento cominciavano a prudermi le mani.

In effetti, il mio primo incontro con l'ex soldato Kruger, nella cittadina brasiliana di Sao Luis do Maranao, fu quasi un match di pugilato. Io persi il primo round, vinsi il secondo, poi passammo dai pugni alle armi da taglio e da fuoco: una guerra in scala ridotta, ma abbastanza cruenta, combattuta per amore della stessa donna. In realtà, un maledetto imbroglio. Alla fine ci rimise le penne Wendy Robertson, la dark lady dal cuore luminoso di cui eravamo innamorati entrambi, e io diventai amico di quel tedesco che dopotutto non era così cattivo.


I due amici festeggiano dopo che Esse-esse ha tirato fuori di galera Mister No (disegno di Franco Bignotti)


A Manaus ci arrivammo insieme, credo di avervelo già detto, e lì cominciarono a chiamarlo "Esse-esse". Lui lasciava credere di aver fatto parte di quella famigerata organizzazione paramilitare del partito nazista tedesco, e addirittura una volta me lo "confessò" chiaro e tondo, durante una sbornia gigantesca: beh, è un gran bugiardo, anche da sbronzo, perché in realtà lui nelle dannate Shutz-Staffeln non c'è mai stato. Quando incontrammo un suo ex ufficiale, il colonnello Hassler, l'ex soldato Kruger si guardò bene dal dirmi che quello era un comandante delle SS messo a capo dell'indisciplinato reparto della Wehrmacht in cui lui militava. Infatti, io lo sospettai di essere un assassino e un nazista irriducibile, e soltanto alla fine capii che il suo era un trucco per contrastare il folle piano di Hassler di fabbricare dei mostruosi super-soldati sul Rio Deminì. Inutile dire che combattemmo insieme quell'inopportuno revival del Reich hitleriano.

In realtà, il mio amico tedesco non è mai stato nazista. Anzi: non è nemmeno tedesco, perché è nato sulle montagne innevate dell'Austria, ben prima che il suo paese venisse annesso alla Grande Germania. Negli anni Trenta, il giovane Kruger militava in un gruppo di oppositori del regime di Hitler, guidato dal suo amico Franz Spengler. Credo che, oltre alla passione politica, lui fosse motivato dalla presenza di una certa Irene. Che poi finì per sposarsi con Spengler, ma questa storia Esse-esse non me l'ha mai raccontata. Comunque, lui lasciò la Germania per arruolarsi nella Legione Straniera francese.


Svelto di lingua, svelto di mani e... anche di coltello! (disegno di Franco Bignotti)


Quando la Francia venne occupata, nel '40, il legionario Kruger si trovò a indossare la divisa della Wehrmacht sul fronte nordafricano. Un paio d'anni dopo tentò di disertare, portandosi via un quintale e mezzo d'oro massiccio che aveva trovato fra le macerie di Tripoli. Insieme a lui c'erano due commilitoni e il tenente Lupo, della Divisione Ariete: diventò suo amico, e fu proprio lui a suggerirgli il Brasile come luogo dove fuggire per godersi finalmente la vita. Ma l'italiano non realizzò il suo sogno. Dopo aver sepolto il tesoro in una cisterna nel deserto, i quattro alleati dell'Asse, che per l'occasione indossavano le divise britanniche degli Scorpioni del Deserto, furono avvistati e mitragliati da un caccia tedesco. Solo il soldato Kruger sopravvisse, per essere reintegrato nell'Afrika Korps agli ordini di un tale colonnello Wolfe. Esse-esse non mi ha raccontato molto sulle sue vicende di guerra in Europa e negli anni successivi, ma qualche accenno alla sua scoperta di un campo di sterminio in Germania e dei traffici di eroina diretti da nazisti nel sud est asiatico mi fa pensare che quel colonnello Wolfe abbia fatto una brutta fine.


Un duro dal cuore tenero ma pur sempre un duro! (disegno di Vincenzo Monti)


Per farla breve, il crucco è diventato il mio miglior amico. Ci siamo scazzottati seriamente almeno una decina di volte, le sbronze non si contano, e neppure le fidanzate che abbiamo condiviso. Non so in quante occasioni lui mi ha salvato la vita, e viceversa. Voglio solo ricordare che mi tirò fuori dalla galera, quando una falsa accusa di omicidio mi aveva fatto condannare all'ergastolo, e che quando invece mi diedero per morto, all'ospedale di Manaus, pare che Esse-esse sia arrivato a piangere per me. Ma io non ho mai osato chiedergli conferma. Il crucco è un vero duro, capace di accendersi una sigaretta mentre i caimani sbranano un suo nemico, e preferisco non provocarlo.

Perché è vero che noi due, fin da tempi non sospetti, abbiamo siglato il primo patto di alleanza germano-americano della storia dell'umanità. È vero che Esse-esse mi ha seguito o raggiunto dovunque, dall'Africa all'Asia, da New York a Rurrenabaque, Colombia, dove mi ha addirittura preceduto, per tacere dell'Australia. Ed è vero che siamo amici per la pelle.


Uno dei frequenti e amichevoli scambi di opinioni tra Esse-esse e Jerry Drake (disegno di Domenico e Stefano Di Vitto)


Eppure, da quando lo conosco, non abbiamo mai smesso di litigare e di scontrarci per tutta una serie di motivi, dai più futili ai più seri. Di solito discutiamo con i pugni, più che a parole. Ma il crucco se la cava molto bene anche con il pugnale, da cui non si separa quasi mai, e con la Luger P08 che qualche volta mi ha addirittura puntato contro. 

E io non dimentico che quel diavolaccio biondo di Esse-esse è pur sempre il mio miglior... nemico!

A cura di Luigi Mignacco

ATTENZIONE, uno scoop incredibile: durante il suo viaggio lungo il Fiume Grande, il nostro Gabriele Croppi si è imbattuto proprio nel buon vecchio Esse-esse, trovandolo sorprendentemente in ottima salute nonostante l'età non più verde. Ovviamente non poteva lasciarsi scappare l'occasione di fargli un ritratto fotografico, che potete vedere cliccando sulla gallery a inizio pagina.


Non perdetevi la rubrica che ogni venerdì, sul sito Sergio Bonelli Editore, propone i racconti di Mister No sul Fiume Grande e il diario del viaggio di Gabriele Croppi – Slowing.co –, arricchito dalle sue fotografie. Per voi lettori è possibile anche interagire con lui, sulla pagina Facebook di Mister No, rievocando le vostre pagine preferite delle avventure di Jerry Drake ambientate proprio nei luoghi dove Gabriele arriverà pochi giorni dopo, e magari chiedendogli di dare un'occhiata sul posto.

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