Mister No

Carnevale a Parintins

Quarta puntata di “Sul Fiume Grande con Mister No”: mentre il fotografo Gabriele Croppi s’inoltra nel cuore dell’Amazzonia, Jerry Drake ci fa conoscere un carnevale particolare e uno strano Natale.

Sul Fiume Grande con Mister No – Quarta puntata

CARNEVALE A PARINTIS

Tra le altre cose, il Brasile è la patria del carnevale.
No, non intendo dire che l'abbiano inventato qui. Un'amica che studia folklore mi ha spiegato che quest'usanza è nata nell'Europa medioevale e che ha radici ancora più antiche... Comunque, da questa parte dell'oceano si è ambientata benissimo!

Tutti conoscete il carnevale di Rio. Ma in quel periodo dell'anno ci sono feste fantastiche anche nelle altre città e villaggi di tutto il paese, e naturalmente a Manaus. Al vostro pilota yankee è capitato di mascherarsi addirittura da diavolo, di volta in volta "povero" o "buono" a seconda del sense of humour degli amici che mi riconoscevano. In quell'occasione scoprii che la "Parigi dell'Amazzonia" nasconde nelle proprie favelas una corte dei miracoli degna di Victor Hugo. Perché la regione che si rispecchia nel Rio delle Amazzoni non finisce mai di sorprendere i suoi visitatori: il suo carnevale più famoso si celebra a circa quattrocento chilometri da Manaus, nella città di Parintins... e nel mese di giugno!


Un inquietante Mister No mascherato da Diavolo


In realtà, la festa del Boi-Bumbá sarebbe originaria del nordeste, la regione di Bahia. È una specie di guerra scherzosa fra le camicie rosse del "popolo", seguaci del Boi Garantido (bue assennato), e le camicie blu della "società", guidate dal Boi Caprichoso (il bue capriccioso). In pratica, un carnevale che invade le vie di Parintins con maschere del tutto particolari: costumi di tribù estinte, come i Tupinambá che abitavano l'isola dove oggi sorge la città; allegorie di culti amazzonici, come quello del Dio Giaguaro; terrificanti esibizioni di animali della selva. Il tutto culmina con lo scontro fra le due fazioni, una battaglia che gli studiosi definiscono "simbolica", ma in cui vola anche qualche sganassone vero.
Fu proprio durante il carnevale di Parintins che mi scontrai con un avversario particolarmente infido. Indossava un mascherone da caimano, ma aveva rubato il mio Piper e il mio nome, andando in giro a spacciarsi per me in alcune zone dell'Amazzonia dove non ero mai stato (sono tante, sapete? Anche se è un bel po' che bazzico da queste parti, la foresta è così grande che una vita non basta per esplorarla tutta!). Alla fine scoprii che sotto la maschera c'era un giovane yankee che voleva spillare un mucchio di dollari al ricco paparino, fingendo di essere stato rapito dal fantomatico Mister No. E che dietro a tutto l'intrigo c'era un "Mister Nobody", un autentico signor nessuno: l'anonimo aiutante di Virgulinho, il mio meccanico di Belém, era uno di cui io ignoravo l'esistenza, ma che sapeva ogni cosa di me, e aveva deciso di farmi diventare il capro espiatorio di una vicenda in cui avrebbe guadagnato una montagna di autentici verdoni nordamericani.


Un infido avversario si scontra con Jerry Drake durante il carnevale di Parintins


Tornando a Parintins, magari vi sembrerà strano fare carnevale a giugno. Beh, per me la festa più strana da queste parti è il Natale, che pure si celebra il 25 dicembre, come in tutto il mondo. Io sono di New York, anche se ho lasciato la mia città che avevo appena smesso i calzoni corti, e negli ultimi giorni dell'anno ho sempre un po' nostalgia della neve. E una certa saudade ce l'ha anche il mio compare Esse-Esse, che è nato sulle Alpi Austriache e nel clima caldo e umido di Manaus si è ambientato alla grande.
Rapazes, non so che tempo faccia lì da voi. Non so nemmeno che giorno sarà quando mi leggerete. Ma voglio raccontarvi un Natale che ho passato in Amazzonia. Era la vigilia del '51 o del '52. Avevo portato un cliente a Boa Vista e mi misi in viaggio di ritorno dopo il tramonto per spendere il centone che avevo guadagnato con gli amici di Manaus. Il Piper mi piantò in asso a metà percorso. Riuscii ad atterrare in una radura nel bel mezzo alla foresta e trascorsi la notte del 24 chiuso nell'abitacolo. All'alba fui risvegliato da un indio tatuato che mi spiava dal finestrino: sembrava un'illustrazione dei libri di Stevenson e Conrad che mio padre mi regalava per Natale. Gli chiesi a gesti la via per il più vicino insediamento civile. Lui si avviò di corsa nella foresta. Per tutta la giornata lo seguii in quella marcia massacrante, nell'afa tropicale. Affrontammo insieme un bel po di pericoli senza scambiarci una parola, mentre io maledicevo i cento dollari che mi avevano cacciato in questo guaio. Mi condusse fino a una missione francescana su un affluente del Rio Branco.


Mister No affronta i pericoli della giungla insieme a... "Babbo Natale"!


Io lo ringraziai con una frase di circostanza: "Peccato che tu non mi capisca, amico. Mi hai tirato fuori dai guai... Puoi chiedermi quello che vuoi!". E lui mi rispose: "Mi accontento dei cento dollari che hai maledetto per tutto il viaggio". Quel gran bastardo capiva il portoghese e anche un po' d'inglese. Non me lo aveva detto perché io non glie lo avevo mai chiesto, esprimendomi unicamente a gesti. Dopo questo episodio diventammo grandi amici, e io continuai sempre a chiamarlo "Babbo Natale"! Potete leggere tutte le tavole della storia nella nostra gallery.

A cura di Luigi Mignacco

Le foto nella nostra gallery sono di Gabriele Croppi, seguite il suo diario di viaggio su slowing.co


Non perdetevi la rubrica che ogni venerdì, sul sito Sergio Bonelli Editore, proporrà i racconti di Mister No sul Fiume Grande e il diario del viaggio di Gabriele Croppi – Slowing.co –, arricchito dalle sue fotografie. Per voi lettori sarà possibile anche interagire con lui, sulla pagina Facebook di Mister No, rievocando le vostre pagine preferite delle avventure di Jerry Drake ambientate proprio nei luoghi dove Gabriele arriverà pochi giorni dopo, e magari chiedendogli di dare un'occhiata sul posto.

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